edoardo777 Oggi come oggi la valorizzazione dei giovani è un valore aggiunto soprattutto per quei top-club, tipo il Barcellona, ai quali nessuno può sfilare un ragazzo promettente per un pugno di mosche. La regola in base alla quale, una volta che compie 18 anni, il ragazzo si sceglie un procuratore e può salutarti, è una regola che favorisce i soggetti economicamente forti e che dovrebbe sconsigliare qualsiasi società minore a scommettere sulla valorizzazione dei giovani sperando di introitare grosse cifre.
Ciao Edo, e grazie per fornirmi sempre spunti per risolvere la noia di lavorare retribuito nottetempo, meglio perderlo aggratis 🤕😁
I lettori obliqui mi perdoneranno, ma gli stimoli complessi meritano (un minimo) di approfondimento, diversamente meglio lasciar perdere e smoccolare insulti a Ottolinen.
In realtà ne abbiamo già parlato molte volte, quindi non posso che confermare, argomentando alla meglio, come l’origine del “ratto della competitività” nasce dalla barbara regolazione del post terremoto “Bosman” che è stato gestito come sublimazione della deregulation a vantaggio delle Società forti a discapito delle altre e del sistema.
In un modo talmente stupido da determinarne la rovina nel senso che la legge “del taglione” generato da regole assurde ha determinato un sistema in perdita strutturale dove la gestione virtuosa, a tutti i livelli, è l’eccezione e non la regola. Soprattutto perché limitare i costi ad una quota sostenibile del fatturato, significa non poter competere come dimostrano i conti di tutte le Società “vincenti” in Europa, comprese le inglesi nonostante il vantaggio competitivo importante dei diritti TV globali.
La libertà di movimento dei calciatori a contratto scaduto, a quasi trent’anni di distanza, ha davvero favorito i giovani talenti? E come si confronta il sistema europeo con quello della NBA dove le franchigie valgono miliardi e tutti guadagnano in un sistema competitivo?
Queste sono le domande indotte dalla tua riflessione a cui intendo rispondere, lasciando a successivo approfondimento il tema fiscale.
L’evoluzione del vincolo contrattuale collega i meccanismi di trasferimento dei giocatori sotto contratto, rendendo lapalissiane le criticità del sistema europeo in merito al quale il futuro dei giovani calciatori è un guazzabuglio tra libertà formale e tutela reale.
Uno schema degli effetti pratici post terremoto del 1995 (guarda caso l’inizio delle trasmissioni del partita in TV), aiuta a focalizzare:
Prima del 1995
Vincolo post-contrattuale:
• Anche dopo la scadenza del contratto, il calciatore non era libero di trasferirsi a un altro club senza il consenso della società di appartenenza.
• Il club poteva richiedere un indennizzo per il trasferimento, anche se il contratto era terminato
Limitazioni sui giocatori stranieri:
• Le federazioni calcistiche potevano limitare il numero di calciatori stranieri (anche comunitari) tesserabili o schierabili in campo
Potere contrattuale del calciatore:
• Molto limitato: i club avevano un controllo quasi totale sulla carriera del giocatore, anche dopo la scadenza del contratto.
Dopo il 1995
Libertà di trasferimento:
• I calciatori in scadenza di contratto possono trasferirsi gratuitamente a un altro club dell’UE, senza che il club cedente possa richiedere un indennizzo
• È possibile firmare un pre-contratto con un altro club nei sei mesi precedenti la scadenza del contratto
Fine delle restrizioni sui comunitari:
• Le federazioni non possono più limitare il numero di calciatori comunitari nelle rose o in campo
Aumento del potere contrattuale:
• I calciatori hanno acquisito maggiore autonomia e potere negoziale, portando a un aumento degli stipendi e a una maggiore mobilità internazionale
Effetti collaterali
• Inflazione degli stipendi: i club, per attrarre giocatori a parametro zero, hanno iniziato a offrire ingaggi molto più alti
• Strapotere degli agenti: i calciatori, per ottenere compensi più alti, si affidano a personaggi spregiudicati che implementano tattiche perverse (Ibra mandato sotto la curva dell’Inter a fare il dito medio per ottenere la reazione della tifoseria e ricattare il Club) e diventano più importanti delle stesse Società nella gestione dei calciatori che sono i veri vincitori della disfida introitando più soldi di quelli guadagnati da chi paga lo “stipendio”.
• Globalizzazione del calcio: le squadre hanno iniziato a cercare talenti ovunque in Europa, riducendo la presenza di giocatori locali
• Scandali e abusi: come il caso dei passaporti falsi in Italia nel 2001, per aggirare i limiti sugli extracomunitari
Veniamo ai giovani, tentando di evitare di andare fuori tema (le cose sono purtroppo collegate):
la crescita dei calciatori stranieri nel campionato italiano e la depressione dei vivai dimostrano in maniera inequivoca il disastro indotto dalle limitazioni alla contrattazione degli under 18, formati nel settore giovanile e la falsità di attribuirne la ragione alla “libera circolazione” visto che molti sistemi extra europei non operano in maniera coerente.
La diminuzione dell’investimento nei vivai e la crescita abnorme di importanza della figura del procuratore sono, direbbe un legale, conseguenza immediata e diretta di regole che hanno cancellato qualsiasi tutela per chi sostiene la formazione a una difformità strutturale tra i ricavi dei club partecipanti alla medesima competizione.
Sei libero di svincolarti da contratti brevi “di formazione” e vieni posto in un mercato dove il tuo agente guadagna ottenendo un ingaggio da chi genera dieci volte i tuoi ricavi. Dal punto di vista della competitività è come far salire sul ring un peso piuma contro un medio massimo, però zavorrando il primo perché non riesca a schivare i colpi usando la maggiore agilità.
In NBA, il vincolo e le regole degli scambi prevedono:
• Trade strutturati tra squadre
• Contratti garantiti, nessuna rescissione unilaterale
• Trasparenza e limiti imposti dal salary cap
Sotto una certa età non puoi essere “unrestricted free agent” e la società che ti ha lanciato, la stessa che è stata favorita nel selezionarti al draft potendo scegliere per prima essendo arrivata ultima, ha diritto di pareggiare l’offerta. Aggiungiamo il salary cap e il luxury cap che bilanciano il monte ingaggi tra le diverse franchigie, ostacolando rose di grandi giocatori maturi, quindi con ingaggi mostruosi: le società non hanno convenienza a offrire ingaggi rilevanti a giovani promesse (se non per eccezione), pena uscire dai parametri, rimetterci l’osso del collo oppure perdere i “vecchi” che gli fanno vincere le partite nell’immediato.
Infine, ad abundantiam, specifichiamo come, in ragione del contratto collettivo (CBA - Collective Bargaining Agreement), in assenza di specifiche clausole contrattuali i giocatori possono essere scambiati liberamente da una squadra all’altra, anche contro la loro volontà e dei loro belin di procuratori.
Per la gioia di AleR e di tutti concludo:
la sentenza Bosman ha liberato i giocatori dal vincolo, ma ha esposto i giovani calciatori a nuove vulnerabilità. Il confronto con la NBA dimostra che la libertà, per essere reale, deve essere incanalata in un sistema che protegge se stesso. Un sistema competitivo e virtuoso a sostituire la legge della giungla che condanna tutto il sistema alla perdita per il solo motivo di applicare l’assunto “vinci, compra tutto il possibile con il ricavo ottenuto e continua a vincere” come dimostrato dai cicli lunghissimi di vittorie in tutti i maggiori campionati e in Champions delle solite squadre.
Stranamente indebitate al punto da richiedere la riforma dei campionati per non saltare definitivamente.
Sarebbe tempo, più che scaduto, di una nuova stagione di riforme strutturali: non solo per salvare il talento, ma per trasformarlo in valore umano e collettivo.
Naturalmente si dovrebbe adattare il tutto, tenendo conto della fondamentale differenza tra il sistema scolastico americano ed i vivai Europei, cosa non impossibile applicando, ad esempio, robustissimi indennizzi di valorizzazione per chi intenderebbe acquisire calciatori under 21/23.
Mi viene immediato pensare all’ipotetico divieto di acquisire un ragazzo dai questi benedetti “contratti di formazione” per dirottarlo in squadre diverse (come fu per Cambiaso) oppure di imporre a quel punto un numero di presenze rilevante per non farli marcire in panchina. Sono solo suggestioni, criticabili alla bisogna, per rendere l’idea che esistono alternative alla legge della giungla.
E se qualche "corte" dovesse eccepirne la regolarità rispetto alla libera circolazione, riempirli di gnere a imperitura memoria, date le distorsioni indotte dalle loro decisioni acefale.
Invece si pensa al caso Diarra per rompere il monopolio FIFA (magari liberarsi di quella cloaca) ma anche per invertire il paradigma e consentire ai giocatori, addirittura, di risolvere il contratto in essere senza oneri.
Vadano tutti affangala!
PS: segue in altre notti il tema della fiscalità che tenterò di collegare