Mi trovo al 100% con il post di Bortolazzi e con l’analisi di Edo. Quest’estate sono stati commessi errori di presunzione nel tentativo di costruire una squadra “spettacolare”: non perché si siano adottate formule prudenti per l’ingaggio dei calciatori o non si siano spese risorse — semmai differite — ma perché sono stati sbagliati sia gli ingressi sia alcune conferme.
Un modello tecnicamente rischioso e soprattutto perdente come concetto, che ha finito per snaturare uno spartito che invece era perfettamente aderente alle esigenze attuali del Genoa CFC. E con le stesse formule si sarebbero potuti prendere giocatori capaci di consolidare quanto di buono costruito negli ultimi tre anni, sia con Gilardino che con Vieira.
Non condivido affatto la narrativa del “blitz” di Blasquez o della presunta vendita abortita da A‑CAP, perché — come dimostrano i fatti — non è mai esistita una reale volontà di tenere in piedi il Genoa per poi venderlo.
Se quella fosse stata l’intenzione, l’aumento di capitale — ridicolo rispetto al valore attribuito alla società e alle potenzialità di A‑CAP — sarebbe stato effettuato senza esitazioni da chi aveva tutti i mezzi per farlo. Non è successo, e questo chiude la questione.
E qui entra in gioco la frustrazione, che spesso parla più forte dei fatti. Ma i fatti, quando li si guarda senza il filtro emotivo, raccontano tutt’altro: non c’è nessun disegno segreto, solo la necessità di non far esplodere un bilancio che drena risorse prima ancora di pensare ai calciatori.
Leggo degli Hartono descritti come tifosi del Como o parallelismi con Fossati e Spinelli: non è che non capisca, capisco fin troppo bene. Ma se un membro dell’equipaggio sbrocca in una situazione di difficoltà, dando di matto e invocando l’ammutinamento perché gli sono prese le traveggole, gli si fa una bella puntura di calmante e lo si porta in infermeria. Non gli si consegna il timone.
Se riuscissimo a estraniarci un attimo dalle nostre paure ataviche e soprattutto dalle nostre frustrazioni — che deformano tutto come uno specchio da luna park — avremmo la lucidità di riconoscere che la vicenda 777 è stata una clamorosa botta di culo.
Duecento milioni di euro sono passati dalle tasche di ignari pensionati americani alle casse del Genoa attraverso dei bruciabaracche che li hanno fumati senza nemmeno accorgersene. Senza quella sequenza di eventi oggi saremmo a pascolare a Ligorna.
Sul tema della contestazione, il problema non è lo striscione che chiede rinforzi — quello rientra nella fisiologia del tifo — ma le conseguenze devastanti che potrebbe avere una contestazione pesante durante la partita in casa contro il Cagliari, che ha una probabilità altissima di essere complicata.
La contestazione non è un tasto che accendi e spegni a piacimento: non funziona “oggi accendo per mettergli il pepe al culo, così comprano il portiere, e domani spengo perché non mi viene più bene”. La contestazione detona, e una volta detonata non la controlli più.
Se vi sembra il momento giusto, quando ci stiamo giocando la sopravvivenza in A e attraversando il deserto, benissimo. Io non sono d’accordo — e ve lo dice uno che le contestazioni le ha fatte e le ha supportate.
Sento invece odore — non qui, per carità — di molti incendiari occasionali, gli stessi che ieri urlavano “Fossa Fossa vaffanculo” tra gli auto-proclamati “veri genoani” e bacia sottane, sostenitori di Preziosi, vedove inconsolabili del Gasp e fans di Albymilano. Okkio alle compagnie, ragazzi: io ci farei un pensierino.
La realtà del Genoa post‑fallimento 777 — non la proiezione delle nostre ansie — è una situazione di transizione che andrebbe letta con lucidità come un presupposto per un futuro migliore. Non mi interessa chi sia alla guida: di questi, come di tutti gli altri, me ne batto il belino. Mi interessa che il Genoa sia vivo e vegeto, come oggettivamente è, e questo lo dimostrano i fatti, non le opinioni.
E se non distinguiamo più la realtà dalla nostra frustrazione, finiamo per scambiare ogni difficoltà per un destino avverso e ogni scelta per un tradimento.
Ma il Genoa non ha bisogno delle nostre ombre: ha bisogno della nostra lucidità.
Se quanto sopra viene inteso come non voler vedere rinforzi in campo o come mancanza di ambizione; se questo post viene letto come scritto da uno che è contento di vedere la squadra indebolita o perdente, o che spera di retrocedere, da un sostenitore di Blasquez e Suçu in quanto tali, vi sbagliate bersaglio. Della grossa!
Spero invece di farvi riflettere e che questo post abbia la dignità di un punto di vista genoano almeno quanto il vostro.