edoardo777 Questo mondiale sancisce in modo definitivo e irreversibile, dopo una lunga agonia durata almeno 20 anni, la fine del calcio che conoscevamo e che ci apparteneva.
Caro Edo, il tuo come il mio e il nostro, credo sia null'altro che aggrapparsi al passato, quello che non c'è più, che vorremmo ritornasse, che abbiamo vissuto, che ci piaceva e che inevitabilmente non tornerà.
Vorremmo che tutto ciò che ci circonda dal calcio alla vita , dai rapporti umani a quelli lavorativi, tornasse a quei periodi giovani dove vivevamo felici e spensierati senza fare i conti con il futuro e le difficoltà che non vedevamo.
Insomma vorremo tornare giovani essendo vecchi.
Un desiderio per chi già percorre il Sunset Boulevard.
Oggi tutto è cambiato, il lavoro tra poco scomparirà grazie alla IA, il clima è già cambiato in peggio, l'egoismo ha preso il sopravvento su tutto e ben che vada è l'arte di sopravvivere a tenerci a galla, prima che "la campana suona anche per te"
Come possiamo noi rapportarci e cimentarci in questo nuovo mondo, cosi sconosciuto in cui a stento ci arrabbattiamo?
Lo possiamo solo osservare di striscio, di riflesso, magari con gli occhi dei nostri figli.
Il calcio è lo specchio di ciò che è futuro, di quello che non è più tra noi e per noi.
Vedendo molto raramente qualche spezzone di partita , mi annoia tremendamente il calcio oggi, ho notato dal mio personale punto di vista una marea di gente che è andata negli Usa dove io non ci metterei mai piedi per motivi politici se non per vedere i Knicks, che ha speso un patrimonio di palanche, si è spostata, ha mangiato, ha assistito a partite , in nome della loro nazione o per una inquadratura in primo piano, portando soldi agli Usa , quello che vuole in fondo Trump.
Lo hanno reso felice e ricco.
Tutto cosi lontano dal mio mondo e dalle mie tasche.
Mi hanno detto che ci sono le comunità all'estero.
E quante ce ne sono?
E sono tutte cosi numerose?
La verità è che è tutto un business, che io sono vecchio di età e di idee, che l'apparire e non essere, in nome della presunta Patria, è più importante.
Li invidio, non arrivo a capirli, ma mi rendo conto che inseguirli oggi è come tornare al passato.
Non ho la forza ne il conto in banca per farlo.
E per questo mi ritraggo, mi defilo nel mio piccolo consolandomi con una frase di Neruda:
"Confesso, ho vissuto".
Che le nuove generazioni facciano il loro cammino a loro immagine e somiglianza.
Giusto cosi.
Io, noi abbiamo già dato.
Il passato non torna è solo nei nostri ricordi.
Ianna