Ieri non c’era ragione alcuna di designare Di Bello al Ferraris se non quella di sfidare i dati che un designatore ha a disposizione. Questo sforzandomi di vederla dal suo punto di vista. Il quale, infatti, ha scelto il Ferraris per andare personalmente a sostenere tale scelta.
Essendo che il tifo è una delle poche cose in grado di farmi perdere lucidità, ho provato a fare esattamente il contrario: lasciare stare le sensazioni e le incazzature e guardare i numeri. Come al solito. Con un’analisi statistica seria, nei limiti di ciò che quei numeri possono realmente dimostrare.
Vi presento i risultati:
Le squadre più arbitrate da Marco Di Bello in carriera sono Roma e Napoli. Poffarbacco, la Roma… ricorda qualcosa?
Roma: 34 partite, 21 vittorie, 6 pareggi e 7 sconfitte. Percentuale di vittorie: 61,8%. Media punti: 2,03 a partita.
Napoli: 25 partite, 19 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte. Percentuale di vittorie: 76%. Media punti: 2,40 a partita.
Le due squadre più arbitrate in carriera da Di Bello hanno quindi vinto complessivamente 40 delle 59 partite da lui dirette: il 67,8%.
Il dato della Roma presenta peraltro una curiosità ulteriore. La Roma è arrivata a una sequenza di otto vittorie consecutive e dieci gare senza perdere sotto la direzione di Di Bello.
Quello del Napoli è ancora più impressionante: 19 vittorie su 25, tre pareggi e appena tre sconfitte.
Naturalmente nessuno di questi numeri dimostra che Di Bello favorisca Roma o Napoli. La correlazione non dimostra la causalità e sarebbe intellettualmente disonesto sostenere il contrario.
Ma i numeri esistono. E allora proviamo almeno a capire quanto siano strani.
Partiamo dal confronto più semplice, quello con la storia delle tre squadre.
Nella propria storia in Serie A, la Roma ha vinto circa il 42,7% delle partite. Con Di Bello siamo al 61,8%: quasi 19 punti percentuali in più.
Il Napoli storicamente vince circa il 41,4% delle proprie partite di Serie A. Con Di Bello arriva al 76%: quasi 35 punti percentuali in più.
Il Genoa, al contrario, nella propria storia in Serie A perde circa il 38,9% delle partite. Con Di Bello, dopo ieri, siamo a 11 sconfitte in 17 partite: 64,7%.
Quasi 26 punti percentuali in più.
Messa così la fotografia è piuttosto suggestiva: Roma e Napoli migliorano enormemente la propria frequenza storica di vittorie; il Genoa aumenta enormemente la propria frequenza storica di sconfitte.
Ma qui qualcuno potrebbe giustamente obiettare che sto confrontando pere con mele.
Il Napoli degli ultimi dodici anni è stato molto più forte del Napoli medio della propria storia. La Roma ha attraversato epoche diversissime e il Genoa pure. Inoltre il calcio degli anni Trenta c’entra pochino con quello arbitrato da Marco Di Bello.
Obiezione accolta.
Ho provato allora a fregare la mia stessa tesi.
Invece di confrontare questi risultati con un secolo di Serie A, ho preso soltanto il rendimento delle tre squadre nell’era Di Bello, dal 2014/15 al 2025/26. Stesse squadre, stesso calcio, grosso modo lo stesso periodo storico. Per il Genoa, naturalmente, considerando soltanto le stagioni disputate in Serie A.
E succede questo.
La Roma, nell’era Di Bello, vince normalmente circa il 54,2% delle partite. Quando arbitra Di Bello sale al 61,8%.
Il Napoli ne vince normalmente circa il 60,3%. Con Di Bello arriva al 76%.
Il Genoa perde normalmente circa il 43,5% delle partite. Con Di Bello arriva al 64,7%.
Tradotto in scostamenti:
Roma: +7,6 punti percentuali nella frequenza di vittoria.
Napoli: +15,7.
Genoa: +21,2 punti percentuali nella frequenza di sconfitta.
Anche la media punti racconta sostanzialmente la stessa storia.
Roma: 1,85 normalmente → 2,03 con Di Bello.
Napoli: 2,02 → 2,40.
Genoa: 1,11 → 0,71.
Quindi il tentativo di fregare la mia tesi non ha funzionato benissimo.
Anzi, secondo me la rende più interessante. Perché abbiamo eliminato l’obiezione più ovvia: Roma e Napoli sono state squadre forti nell’epoca nella quale Di Bello le ha arbitrate. Certamente. Ma rispetto al loro stesso rendimento contemporaneo con Di Bello migliorano ancora. Il Genoa, rispetto al proprio, peggiora nettamente.
E veniamo infatti al Genoa.
Prima della partita di ieri i precedenti erano 16: 3 vittorie, 3 pareggi e 10 sconfitte. Dopo Genoa-Napoli siamo a 17 partite, 3 vittorie, 3 pareggi e 11 sconfitte.
Sono 12 punti in 17 partite: 0,71 a gara.
E sappiamo anche che dentro quei numeri non ci sono soltanto risultati. Ci sono episodi che ricordiamo piuttosto bene: Pandev, Svilar e compagnia cantante.
A questo punto riassumiamo.
Roma: 61,8% di vittorie con Di Bello.
Napoli: 76%.
Genoa: 64,7% di sconfitte.
Le prime due sono, nell’ordine, le due squadre che Di Bello ha arbitrato più volte in carriera.
Continuano a non dimostrare nulla?
Assolutamente sì.
E lo sottolineo perché è il punto fondamentale del ragionamento: questi numeri non dimostrano alcun favoritismo. Per sostenere una cosa del genere bisognerebbe studiare le singole partite, gli episodi, gli avversari, il fattore campo, cartellini, rigori, decisioni VAR, forza relativa delle squadre e parecchie altre variabili.
La statistica qui non condanna nessuno.
Ma una designazione non avviene nel vuoto.
Se sei il designatore e devi scegliere fra gli arbitri disponibili quello da mandare al Ferraris per Genoa-Napoli, sai – o dovresti sapere – che stai scegliendo un arbitro con il quale una delle due squadre ha vinto 19 partite su 25 e viaggia a 2,40 punti a gara, mentre l’altra ha perso quasi due partite su tre e viaggia a 0,71.
Sai che Napoli e Roma, le due squadre che quell’arbitro ha diretto più spesso in carriera, presentano entrambe rendimenti superiori persino alla propria già elevata media contemporanea.
Sai che il Genoa presenta esattamente il fenomeno opposto.
E sai anche che quell’arbitro si porta dietro alcuni precedenti con il Genoa che non appartengono esattamente alla categoria dei ricordi sbiaditi.
Può essere tutto casuale?
Certamente.
Anzi, fino a prova contraria dobbiamo considerarlo tale.
Ma proprio perché una designazione è una scelta e non un’estrazione del Lotto, la domanda che mi interessa non è se Marco Di Bello abbia fatto vincere qualcuno.
È molto più semplice.
Perché proprio Di Bello?
Non sto chiedendo alla statistica di condannare Marco Di Bello.
Sto chiedendo al designatore perché abbia sentito il bisogno di sfidarla.
Orsato poteva perfettamente pensare che tutti questi numeri fossero casuali. Statisticamente possono esserlo. Poteva considerare Di Bello l’arbitro migliore per Genoa-Napoli e può avere cento ragioni tecniche che noi non conosciamo.
Ma tra tutti gli arbitri disponibili ha scelto proprio quello che arrivava al Ferraris portandosi dietro questa combinazione di numeri, precedenti e inevitabili sospetti.
Ieri Orsato non aveva alcuna necessità di dimostrare che i dati non contano.
Ha deciso di farlo comunque.
Presentandosi personalmente al Ferraris a sostenere la scelta.
Poi “è successa una cosa brutta” (cit).
Maledetti!