Per la prima volta dopo anni, il Genoa ha alzato la voce nei confronti della direzione arbitrale. In passato solo qualche mugugno, ma stavolta sono volate parole grosse e giustificate, a parte la caduta di stile di De Rossi ("Vorrei vincere anch'io una partita così"), che evoca l'antico vizio della compensazione.
In genere, dopo proteste abbastanza clamorose, c'è da aspettarsi una pesante ritorsione della classe arbitrale, fin dalla prossima partita. Durerà qualche settimana e costerà altri punti, tanto per fare capire chi comanda.
Mi incuriosisce l'atteggiamento della società nella prossima in casa. Sorteggio con amichevoli cinque e pacche sulle spalle?
E mi incuriosisce anche l'atteggiamento del pubblico.
Lo dico da anni. Il pubblico del Genoa è "sportivo", sostiene la squadra, canta, è giustamente orgoglioso di esserci, ma non fa pressione, con cattiveria, su arbitri e giocatori avversari, come invece faceva il vecchio Ferraris e la Fossa. È un grande merito, ma poi arrivano i Di Bello e ti dicono pure che devi stare zitto e trangugiare i torti. Quindi è giusto chiedersi: possiamo permetterci il lusso della partecipazione civile?
Giro la domanda a chi lo stadio lo frequenta. Io ho smesso non appena entrata in vigore la tessera del tifoso e chiusi i botteghini dove si comprava il biglietto.