Burp Ha detto “arriveremo a giocare a 4”,più che un’apertura mi pare un obiettivo.
“Penso che quando avremo tutti in condizione dovremo arrivare a giocare anche a quattro, è una roba che noi dobbiamo provare a fare. Lavorare sulla linea a quattro va fatto ad inizio anno, ma penso che avendo giocatori come El Shaarawy, Traoré, Messias, anche Ellertsson che può farlo in modo diverso, dobbiamo provarci perché qualche esterno lo abbiamo. Vediamo se già da Parma, perché è una roba su cui bisogna lavorare. Diventa quasi una scienza con la linea, dobbiamo capirlo. Io nasco come uno che gioca a quattro e che lo predilige. Penso che a tre siamo stati solidi lo scorso anno, abbiamo avuto tanti vantaggi. In futuro siamo aperti a tutti. Per Parma, che è molto prossima, dobbiamo fare valutazioni su che linea a quattro porteremmo“.
Ci leggo la sintesi di tutto il recente dibattere.
Hanno cercato centrocampisti ed esterni per arrivare a giocare a quattro e mettere qualità e palleggio sulla trequarti. Tra i ritardi di condizione e quelli di mercato hanno iniziato come lo scorso anno, prendendo tempo. I primi 60 minuti col Napoli e quel maledetto episodio all’82’ hanno insieme convinto ad andare avanti così fino alle tre settimane di sosta e scavato un baratro sotto la convinzione della squadra nelle prime giornate.
Si può discutere all’infinito sul confine tra responsabilità e colpe: quelle della società per i ritardi e quelle dell’allenatore per il poco coraggio. Quelle di entrambi sui nomi prescelti. Del resto, chi non fa un cazzo non sbaglia mai.
Sembra proprio vedremo il Genoa adottare il sistema più adatto alla rosa che si è formata ai primi di settembre (società!) e che, nel frattempo, il Mister ha scelto di gestire appoggiandosi all’impianto dello scorso anno, in attesa di poter costruire quello nuovo (Mister!).
È la sintesi di quello che scriveva Edo e di quello che ribatteva Mashi, secondo me. Del senno di poi son piene le fosse.
Di sicuro si corre il rischio che i frutti di questa evoluzione strampalata vengano colti da chi eventualmente sostituirà il Mister, che passerà per fenomeno quando, più semplicemente, sarà passato il tempo necessario perché giocatori e sistema arrivino a maturazione.
Mi auguro che non succeda e che si abbia la maturità di affrontare la realtà, assumendosi ciascuno le proprie responsabilità e le proprie colpe. È un auspicio troppe volte tradito, rinunciando così ai benefici di uno dei pilastri del funzionamento di qualsiasi gruppo di lavoro: la stabilità. Anche emotiva, cosa spesso sottovalutata ma importantissima soprattutto al Genoa. Dove sembra esista solamente la scossa confusa con un reset dei nervi che comporta comunque rischi importantissimi. E se le perdesse il nuovo le partite dopo la sosta? Chiedo ai sostenitori dell’esonero…
Non significa tenere qualcuno a prescindere. Significa concedere a chi ha impostato un percorso il tempo di correggere i propri errori, risponderne e, possibilmente, raccogliere i frutti del lavoro fatto.