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Ciao Ale, il problema, sostanzialmente, è che si continua a confondere il Genoa con chi, in un determinato momento, lo amministra. È vero che la solidità della società dipende dalla qualità, dalle risorse e dalle decisioni di chi la governa; è altrettanto vero, però, che il suo stato di salute è un bene da valutare indipendentemente da chi occupa oggi quelle stanze. Perché proprietà e amministratori passano, mentre il Genoa rimane.
Oggi è un buon giorno per il Genoa comunque.
La sentenza del Tribunale di Genova mette finalmente un punto fermo: l’aumento di capitale del dicembre 2024, attraverso il quale Dan Șucu ha acquisito il controllo del Genoa, era legittimo.
A-CAP conserva però ancora circa il 23% del capitale. Una quota rilevante, tuttora sufficiente per pesare nella vita societaria… al netto che non ne dispongono liberamente a oggi.
L’auspicio, a questo punto, è che il Genoa proceda con un ulteriore aumento di capitale, non sottoscritto da A-CAP, capace almeno di dimezzarne la partecipazione: dal 23% all’11,5%.
Il calcolo è molto semplice.
Il capitale sociale del Genoa è oggi pari a circa 51,8 milioni di euro. Per dimezzare la percentuale di un socio che non partecipa all’aumento è necessario raddoppiare il capitale complessivo.
Servirebbe quindi un nuovo aumento di circa 51,8 milioni, che porterebbe il capitale sociale oltre i 103 milioni di euro.
A-CAP manterrebbe invariato il valore nominale delle proprie azioni, circa 11,9 milioni, ma quella partecipazione rappresenterebbe non più il 23%, bensì circa l’11,5%.
Șucu e Passion for Green (o chi per esso) salirebbero invece complessivamente intorno all’88,5%.
Anche in questo caso l’intero aumento non dovrebbe necessariamente essere versato subito. In assenza di sovrapprezzo e salvo condizioni più rigorose previste dalla delibera, il versamento iniziale minimo potrebbe essere pari al 25%: circa 13 milioni di euro.
I restanti 38,9 milioni costituirebbero un credito del Genoa verso il socio sottoscrittore, da versare secondo le scadenze stabilite o quando richiamati dagli amministratori.
Occorre quindi distinguere, ancora una volta, il capitale sottoscritto dalla liquidità immediatamente disponibile. Ma il rafforzamento patrimoniale sarebbe comunque rilevantissimo.
Il capitale sociale del Genoa raddoppierebbe, superando i 100 milioni. A-CAP vedrebbe dimezzato il proprio peso. Șucu consoliderebbe ulteriormente il controllo e il club disporrebbe di una struttura patrimoniale molto più solida per assorbire le perdite, sostenere il risanamento e programmare il futuro.
Non sarebbe ancora la definitiva discesa di A-CAP sotto il 5%, che richiederebbe cifre assai maggiori. Sarebbe però un passaggio concreto, sostenibile e politicamente molto chiaro.
Dopo anni di debiti, factoring, perdite, proprietà collassate e finanziatori trasformatisi in azionisti, il Genoa ha bisogno soprattutto di questo: capitale vero, stabilità e una proprietà capace di assumersi impegni patrimoniali di lungo periodo.
La sentenza ha confermato la legittimità del primo passo.
Adesso sarebbe auspicabile compiere il secondo: raddoppiare il capitale del Genoa e dimezzare A-CAP.