SalvatoreDivelto
“Costante, mirabile esempio di attività e di coraggio, eseguiva in zone molto battute dal fuoco nemico ardite ricognizioni, dando prova di impareggiabile tenacia e fermezza. Nell’ultima di queste lasciava gloriosamente la vita.”
— Medaglia d’argento al valor militare a Luigi Ferraris
Calciatore, ingegnere, ufficiale ma prima di tutto un uomo che ha fatto una scelta netta, in un tempo preciso, con gli strumenti e le convinzioni che quel tempo offriva. Morì a 27 anni, in prima linea, senza clamore, con coerenza.
Gli ideali si collocano nel loro tempo, si modellano sulle urgenze e sulle contraddizioni di ogni epoca, “bisogna aspettare di storicizzarli”. Ferraris agì secondo i suoi, e non certo per convenienza o costrizione, potendo evitare la guerra cui aderì volontario. E questo basta per meritare rispetto.
Nel 2024, una proposta commerciale per la ristrutturazione dello stadio di Genova includeva la possibilità di ridefinirne il nome. Nel passato prese di posizione pubbliche da parte della tifoseria blucerchiata, e il silenzio di oggi che lascia spazio a dubbi legittimi.
L’Associazione Club Genoani ha reagito con fermezza, e la sindaca Silvia Salis ha chiarito:
“Lo stadio non cambierà mai nome, mai.” Prendo atto.
Lo Stadio Luigi Ferraris è già uno spazio condiviso, nostro malgrado. Non serve rimuoverne il nome per creare equilibrio. Serve solo riconoscerne il significato.
Ferraris non è un simbolo da aggiornare. È una testimonianza che ci ricorda che ogni valore ha radici. E che certe radici non si estirpano. Si rispettano.
PS: grazie a Divelto mi sono andato a vedere l’instagram del Genoa Club Emilia Romagna. A settembre la trasferta era già segnata col circoletto (Alfredo 😉). Me li andrò a cercare nel settore per stringergli la mano, ringraziarli e iscrivermi, pur vivendo in Venezia Giulia… grandissimi!