mashiro
Ciao Mashi. Il ricambio dai giovani? Sì, è un ingrediente della minestra. Ma non basta.
I giovani sono l’acqua, i giocatori intermedi da far maturare sono la verdura.
Ma se non ci metti il sale, l’olio e la pentola giusta, il piatto non viene.
Gli ingredienti vanno dosati, amalgamati, rispettati. Troppa acqua e poco sale, e ti ritrovi con un brodo insipido.
Non puoi improvvisare: la cucina, come il calcio, punisce chi bara sulle basi.
Le migliori materie prime garantiscono il miglior minestrone. Lo dice il Presidente: facendo cose semplici.
Il mio timore? Che i risultati lusinghieri – ma pur sempre di transizione – ottenuti con poco sale e un filo d’olio in meno, anche grazie alla maestria del cuoco, illudano chi gestisce il ristorante di poter riempire la sala in eterno.
Occhio: la gente è contenta se mangia bene, non se gli racconti che il piatto è “concettuale”.
La strada è giusta: rinforzare il settore giovanile, pescare tra i diciassettenni promettenti, scovare profili come Ellertson.
Ma se non metti in campo anche giocatori pronti, solidi, capaci di reggere la struttura, rischi di indebolirti oltre la soglia di rischio.
E allora acqua e verdura non esaltano nulla: affogano.
E poi, ognuno faccia il suo mestiere.
Se metti il cameriere in cucina e il cuoco in sala, finisci per fare casino.
Ottolini ha la mia stima: ha fatto molto con poco, e lo ringrazio.
Ma non è lui – voglio sperare – a reperire le risorse o a definire i budget.
Si astenga quindi dal anticipare programmi a mezzo stampa.
E i giornalisti, invece di raccogliere titoli, chiedano conto a chi gestisce le risorse delle parole di chi ne dovrebbe usufruire.
Chiarezza e rispetto dei ruoli.
Altrimenti il ristorante chiude. Per confusione in cucina e scarsa comprensione dei Clienti che, nel nostro caso, continueranno a frequentare il ristorante, ma iniziando a tirare i pomodori invece di mangiarli.