Cari Mashiro e Retrocessore,
potrei sciorinare l’ennesima manata di conti, ma non serve. Parto sempre da ciò che nel vostro discorso è più solido: in un contesto come il nostro serve un telaio da 50 punti. Non è un capriccio, è un vincolo di piazza. Il Ferraris, i 30.000 abbonati, la pressione identitaria: tutto questo impone un livello minimo di competitività. Su questo siamo perfettamente allineati.
Il punto è che da questa premessa, che è corretta, ricavate una conclusione che non è affatto automatica: “siccome oggi la squadra non è da 50 punti, allora il modello, i vincoli economici e la progettualità sono sbagliati”. Qui i piani si mescolano. Una cosa è la rosa di oggi, un’altra è la struttura economica che determina quanto puoi spendere oggi e quanto potrai spendere domani.
Ed è qui che sta il nodo: non è che il monte ingaggi non è basso per scelta, ma per vincolo?
Ammortamenti ancora pesanti, perdite pregresse, ricavi strutturali limitati: questo è ciò che impedisce di alzarlo adesso. Ë semplicemente una questione di volontà? Le plusvalenze già realizzate non sono “soldi da spendere”: sono margine contabile che serve prima di tutto a riportare il club in equilibrio. Le plusvalenze del primo ciclo non servono a crescere: servono a sopravvivere. Solo quelle del secondo ciclo servono a investire.
E qui si innesta un altro punto emerso nella discussione: il mercato non è un foglio Excel.
Non è una lista di nomi da spuntare. È un sistema caotico fatto di FPF altrui, retrocessioni, infortuni, procuratori, incastri, occasioni, tempistiche. Oggi leggo di Venturino, Barbieri, Suslov, Gallo, Falcone, Wind, Netz, Busio, Shpendi… e domani cambia tutto. È la dimostrazione che non puoi giudicare un modello societario sulla base di chi puoi o non puoi prendere in due sessioni.
Il monte ingaggi può crescere strutturalmente solo se crescono i ricavi. L’Udinese li ha più bassi e il Torino più alti, dipende dal modello.
E qui arriva la domanda vera, quella che considerate già chiusa e che invece - secondo me - è aperta: questa proprietà, una volta smaltiti i pregressi, sarà in grado di fare meglio?
Oppure resterà sempre incapace di alzare l’asticella?
Ma c’è un’ultima obiezione che merita di essere presa sul serio: l’idea che “qualsiasi nuovo proprietario serio” si sarebbe presentato con due colpi eclatanti, un gesto simbolico, un innesto di grande appeal. Se non lo hanno fatto subito, allora non lo faranno mai più. È una lettura possibile, ma non è l’unica.
Şucu non arriva da un fondo speculativo né da un conglomerato industriale abituato a entrare nei club con operazioni di immagine. È entrato nel Genoa attraverso un aumento di capitale complesso, che ha avuto anche un contorno giudiziario e che lo ha obbligato — per ragioni evidenti — a muoversi con un profilo estremamente prudente. Non sembra il tipo che arriva in una piazza nuova facendo rumore: è entrato in punta di piedi, pure troppo.
Questo può essere un limite.
O può essere semplicemente il suo stile.
Io non lo so.
È stato già già deciso che è un limite strutturale, definitivo, irreversibile.
È una posizione legittima, ma è una scelta di campo, non una prova.
Perché la verità è che non sappiamo ancora se, una volta smaltiti i pregressi, questa proprietà sarà in grado di alzare davvero il livello della squadra.
Non sappiamo se la prudenza iniziale sia un tratto caratteriale o un vincolo contingente.
Non sappiamo se la mancanza di “colpi di presentazione” sia un segnale di povertà o semplicemente di stile.
E soprattutto non sappiamo se, con i conti finalmente puliti, decideranno di investire.
Diamo per scontato che Blasquez abbia scelto Suçu… potrebbe essere il contrario (tra l’altro una delle poche cose dichiarate, ma è già battezzato come bruciabaracche)
Io non ho la certezza in tasca — e diffido di chi ce l’ha.
Noi possiamo fare una sola cosa: vigilare.
E sapere che, se i ricavi non crescono, il modello Udinese diventa quasi obbligatorio.
Non perché lo vogliono, ma perché nessuno investe in perdita all’infinito.
Si può trovare chi perde cinque anni nella prospettiva di guadagnare, ma non chi brucia decine di milioni ogni stagione per principio.
E soprattutto: senza un incremento strutturale dei ricavi, la strada non solo si allunga — diventa l’unica percorribile.E su questo zero risposte sempre.
Il resto — rigori al 95’, episodi, momenti storti — appartiene a un altro piano.