Gentilissimo ufficio marketing del Genoa,
sono un tifoso rossoblù entrato nella mezza età, quell'età con una maggior disponibilità di spesa, nella quale però una mente ampia e una pancia piatta si sono invertite gli aggettivi. Quell'età in cui per guardare una partita devi studiare una serie di controbilanciamenti familiari che ti portano a barattare due ore di Genoa con una riprogettazione degli ambienti di casa, con un montaggio di mobili Ikea o con una trasmissione leggera di intrattenimento serale scelta da tua moglie.
Caro ufficio marketing, sintetizzo questa introduzione a tuo beneficio: il postulante è un potenziale acquirente di maglie del Genoa, fidelizzato al club, aduso a sacrifici familiari per poter mantenere ardente e viva la sua passione.
Vengo a te con questa mia missiva, caro ufficio marketing, per parteciparti che, durante una leggera trasmissione d'intrattenimento serale scelta da mia moglie (Little Big Italy), infertami nonostante né venissi da un rigore calciato indecorosamente da Martin addobbato con indecorosa maglia Tequila Sunrise, ho avuto la seguente epifania.
Segue excursus che si può saltare senza perdere il senso del discorso. Segnalo con asterisco la parte che puoi, saltare, caro ufficio (da ora in poi Ufm). La suddetta trasmissione, Little Big Italy, è una trasmissione For-Ass, cioè forchette e assegni, cioè di quelle in cui alcuni tizi mangiano in diversi ristoranti, lasciano gran parte delle pietanze nel piatto, danno dei voti e alla fine staccano degli assegni e attaccano degli adesivi al ristorante migliore.
In particolare Little Big Italy cerca le migliori cucine italiane all'estero, selezionando tra diversi ristoranti suggeriti da italiani che sono espatriati.
Sintetizzo per te, caro Ufm. Lunedì sera il postulante, girato di cazzo per la sconfitta del Genoa, per il rigore di Martin e per la maglietta arancione, ha visto, per volere della moglie, la trasmissione Little Big Italy.
Durante la trasmissione, ambientata nella gelida Bratislava, dove pare ci sia un ristorante chiamato Vecchia Toscana che fa una pasta all'aglione commovente, il mio occhio malato è stato attratto dallo sfondo campeggiante dietro il ristoratore Mirco, senese trapiantato in Slovacchia. Lo sfondo, che ha creato una scossa, un tremito, nel me già quasi sonnolento, facendomi rimediare pure una cocca stizzita da mia moglie, è stata un lampo rossoblù. Dietro Mirco una cornice conservava una splendida maglia rossoblù - pensa te - Ufm, una prima maglia del Genoa, né oro, né nera, né Tequila Sunrise. Una tradizionalissima maglia rossoblù a quarti, la preferita nella community che più dovrebbe interessarti, quella dei Genoani. La maglia aveva il numero 45, era quella di Balotelli.
Ultima sintesi per te, caro Ufm. Il postulante sostiene che per vendere una maglia in culo al mondo non è necessario farla del colore di un cocktail, basta farla come Dio comanda e metterla sulle spalle di un giocatore un minimo conosciuto. Tipo Dybala, maglia a quarti rossoblù, si presenta sul dischetto del rigore a Torino con la Juventus. Il Genoa segna, ribalta la partita e la settimana dopo in un cazzo di ristorante italiano a Saigon trovi un Vito Nguyen qualsiasi con la maglia a quarti di Dybala appesa tra la foto di Giap e il Vesuvio. Piccola morale: comprate dei giocatori decenti, che di rigori ne sbagliano meno, e date ai creativi della Kappa il numero del sindaco di Viareggio. Lì a carnevale si possono pure sbizzarrire.