mashiro come insegna @AleR o il suo fido @4Mazzi perfidi nell'analisi Cei numeri, i saldi di mercato qualcosa possono cambiare in queste operazioni non è irragionevole che nell'intesa di massima si tengano poi il 2/9 per un giro sui conti e le cifre finali.
La mia opinione sui “gabbiani di Pegli” è abbastanza formata e tendente alla disperazione. Tant’è.
Dal punto di vista tecnico, il saldo del mercato estivo incide solo relativamente sulla valutazione della società ed è comunque una variabile gestibile. I numeri chiusi al 30 giugno 2026 determineranno invece tre parametri fondamentali per un ipotetico investitore: ricavi, margine prima del mercato e indebitamento netto.
Il valore del Genoa dipende soprattutto dalla proiezione a tre/cinque anni di questi parametri, sulla base del modello gestionale che gli attuali amministratori riusciranno a sostenere: valore generato dal player trading, crescita del settore giovanile e margini reali per alzare i ricavi strutturali.
Da un punto di vista meramente tecnico, il valore dell’equity del Genoa — cioè delle quote del Genoa CFC — potrebbe essere ancora tendente a zero, dato un indebitamento netto che presumo ancora importante e un patrimonio netto che dovrebbe avere già assorbito una parte significativa dei famosi 40 milioni investiti inizialmente da Șucu. Lo vedremo quando Bruno mi girerà il bilancio.
Dal punto di vista del valore prospettico di AleR — di cui ho scoperto di essere “fido”, cosa che peraltro non mi dispiace 😁😁😁 — il discorso cambia, perché non si ragiona tanto sulla fotografia attuale della società, quanto sulla sua redditività futura.
Siamo sempre lì: fino a quando il margine prima del mercato resterà negativo, il Genoa sarà gestito e valutato soprattutto in base alla sua capacità di generare valore attraverso la vendita dei calciatori valorizzati. Non è una vergogna. Come dice il fido Mashi 😁😁😁 questa attività rimane centrale per quasi tutti: vale anche per la Juve e per l’Inda, non solo per Atalanta e Bologna, seppure a livelli e con strutture molto diverse.
Il vero cambio epocale sarebbe un altro: generare valore indipendentemente dal mercato, o comunque alzare i ricavi caratteristici — stadio, diritti da campionato e ricavi commerciali — di una trentina di milioni, così da sostenere un monte ingaggi superiore senza dover ricorrere al mercato per sostenere l’attività. Il mercato dovrebbe servire per crescere e per remunerare gli azionisti, cosa che non è una bestemmia ma il motivo che attirerebbe gli sceicchi. Se invece lo usi per portare a casa la pagnotta ogni anno finisce per deprimere invece di esaltare il valore commerciale della rosa. E ti impedisce di accedere al livello superiore…. vi dice qualcosa?
Perché nemmeno gli sceicchi, nel mondo attuale, investono volentieri in attività economiche strutturalmente in perdita, oggi e in prospettiva.
Possono accettare una fase di turnaround (ristrutturazione) possono finanziare un piano, possono comprare un asset depresso se vedono spazio di valorizzazione. Ma non comprano le musse: comprano numeri che, prima o poi, devono stare in piedi.
Ed è esattamente lì che si misura il valore vero del Genoa e dovrebbero basarsi le nostre valutazioni su chi lo gestisce: nella capacità di trasformare una società ancora fragile in un club in grado di produrre ricavi, margini e valore senza dover vendere ogni anno il miglior giocatore per respirare. Il saldo della buridda lo risolvono con una somma o sottrazione.
Non servono scienziati, basta guardare cosa fanno le società virtuose: impianti, settore giovanile, commerciale (sponsor e marketing), coppe (TV e biglietti) e stadio. Ma a Genova no se pêu come correrete a rispondermi in mille. E allora stiamocene così e non rompete il belino 😘