AleR Si possono fare entrambe le operazioni contestualmente, sia la transazione secondaria (liquidazione quote di ACap) che quella primaria con aumento di capitale e iniezione di finanze fresche nel Genoa
Ciao bombero 😁. Se vogliamo tornare sulle quote di A-CAP, il conto lo avevo già fatto su input di Massi che mi aveva fatto notare un errore perché le calcolavo sul valore nominale del capitale sociale senza tenere conto dell’erosione del patrimonio netto al 30 giugno 2025.
L’errore era ragionare come se la loro quota valesse ancora il 23% del capitale nominale del Genoa, cioè circa 12 milioni su 51,8. Formalmente il capitale sociale è quello, ma al 30 giugno 2025 il patrimonio netto era sceso a circa 18 milioni, perché le perdite avevano già assorbito una parte rilevante dell’aumento di capitale sottoscritto da Șucu.
Tradotto: se guardiamo al patrimonio netto effettivo, il 23% di A-CAP valeva contabilmente circa 4 milioni.
Questo però non significa che basti premere un bottone per liquefarli.. Il Codice civile non consente di ridurre il capitale “a piacere” solo per fare fuori un socio. La riduzione deve essere collegata alle perdite effettivamente esistenti e accertate su una situazione patrimoniale aggiornata.
E qui sta il primo punto da verificare: non conosciamo ancora il patrimonio netto al 30 giugno 2026. Sappiamo che al 30 giugno 2025 era intorno ai 18 milioni; sappiamo che il bilancio indicava la possibilità di superare la situazione ex art. 2446 grazie alle plusvalenze estive; non sappiamo ancora dove si sia assestata davvero la fotografia patrimoniale successiva.
Se il patrimonio netto fosse rimasto basso, una riduzione del capitale per perdite abbasserebbe molto la base di partenza. A-CAP resterebbe inizialmente al 23%, ma su un capitale nominale assai più contenuto. A quel punto un aumento successivo, se non sottoscritto da A-CAP, avrebbe un effetto diluitivo molto più forte rispetto ai calcoli fatti sull’attuale capitale nominale da 51,8 milioni.
Il secondo errore, però, sarebbe sostenere che basti un aumento irrisorio. Non è così. Un aumento deve avere una ragione societaria seria: rafforzare il patrimonio, sostenere il piano industriale, coprire fabbisogni reali, riequilibrare la struttura finanziaria, accompagnare l’ingresso di nuovi soci. Non può essere costruito solo come manganello contro A-CAP.
Se l’aumento fosse rispettoso del diritto di opzione, A-CAP avrebbe il diritto di partecipare in proporzione alla propria quota. Non l’obbligo. Quindi la scelta sarebbe sua: mettere soldi per non diluirsi oppure non sottoscrivere e vedere la propria partecipazione scendere.
In questo senso, un aumento nell’ordine di una cinquantina di milioni sarebbe tutto meno che irrisorio, ma sarebbe anche assolutamente gestibile e soprattutto coerente con le esigenze del Genoa. Servirebbe al club, rafforzerebbe il patrimonio, migliorerebbe la struttura finanziaria e, se A-CAP non lo seguisse, ne ridurrebbe drasticamente il peso.
Su una base patrimoniale ridotta, 50 milioni sarebbero una cifra importante. Non necessariamente sufficiente ad azzerare A-CAP o a portarla automaticamente sotto il 5%, dipenderebbe dalla situazione patrimoniale aggiornata, ma certamente sufficiente a trasformarla da socio ancora ingombrante - seppur anestetizzato - a presenza molto più marginale..
Quanto potrebbero aspettarsi, invece, per vendere? Se guardassimo al valore contabile del patrimonio netto al 30 giugno 2025, saremmo intorno ai 4 milioni. Aggiungendo un premio per chiudere la causa, liberare il club dalla buridda e comprare pace societaria, una cifra tra 5 e 8 milioni avrebbe una sua logica negoziale. Pretendere 12 milioni significherebbe invece ragionare come se il capitale nominale non fosse stato eroso dalle perdite ma è una cifra ipotizzabile se il patrimonio netto è migliorato nell’ultimo esercizio salendo a 25/30 milioni.
In sintesi: A-CAP non può essere “liquefatta” con un trucco contabile, ma può essere messa davanti a un bivio perfettamente legittimo. O partecipa a un aumento vero, necessario e utile al Genoa, mettendo soldi freschi. Oppure non partecipa e si diluisce.
E, dopo tutto quello che è successo, un aumento di capitale serio, nell’ordine dei 50 milioni, non sarebbe una forzatura. Sarebbe probabilmente uno dei passaggi più sani per consolidare definitivamente il Genoa. Pagare 12 ad A-CAP 12 invece di metterne 50 per diluirla sotto il 10% o il 5% a seconda di come è andato il patrimonio l’anno scorso non corrisponde all’interesse di Suçu (di cui interessa il giusto) ne a quello del Genoa CFC.
Un bel 100 milioni porterebbe A-CAP sotto il 5% e costituirebbe un consolidamento importantissimo.