Sperando venga gradito, ho fatto preparare dalla mia “amica” un punto sulla vicenda CAN/VAR per darci una panoramica che - se fatta autonomamente sui giornali - richiederebbe tempo.
Ecco il punto, aggiornato a domenica 26 aprile 2026, tenendo separati fatti accertati proceduralmente, ipotesi d’accusa e lettura critica.
- Il fatto procedurale
Il designatore arbitrale di Serie A e B Gianluca Rocchi ha ricevuto un avviso/invito a comparire dalla Procura di Milano con l’ipotesi di concorso in frode sportiva. L’interrogatorio è fissato per giovedì 30 aprile. Rocchi si è autosospeso dal ruolo di responsabile CAN; si è autosospeso anche Andrea Gervasoni, supervisore VAR, pure lui indagato nell’ambito dell’inchiesta. L’AIA ha convocato il Comitato nazionale per assumere i provvedimenti conseguenti.
Rocchi, tramite dichiarazioni riportate da ANSA, ha detto di essere sicuro di aver agito correttamente e di avere fiducia nella magistratura. Il suo legale, Antonio D’Avirro, ha aggiunto che il designatore contesta gli addebiti contenuti nell’invito a comparire.
- Da dove nasce l’inchiesta
Secondo Repubblica e Gazzetta, il filone nasce da un esposto/lettera-denuncia dell’ex assistente Domenico Rocca, che lamentava, tra l’altro, uso parziale delle valutazioni, assenza di criteri nelle designazioni, violazione dei principi di lealtà e correttezza e alterazioni della concorrenza interna tra arbitri. La giustizia sportiva aveva già archiviato una parte della vicenda, ma ora la Procura federale ha chiesto gli atti alla Procura di Milano perché il quadro penale risulta più ampio, soprattutto sulle presunte designazioni orientate.
- I tre capi d’accusa riportati dagli avvisi
Primo capo: Bologna-Inter del 20 aprile 2025. Secondo quanto riportato da Repubblica, Gazzetta e Sky sulla base delle carte visionate da AGI, l’accusa sostiene che Rocchi avrebbe “combinato” la designazione di Andrea Colombo per Bologna-Inter, ritenendolo arbitro “gradito” all’Inter, impegnata nella corsa scudetto. Quella partita, però, fu vinta dal Bologna 1-0: dato non irrilevante sul piano narrativo e difensivo, anche se non basta da solo a smontare l’ipotesi d’accusa.
Secondo capo: Coppa Italia, Inter-Milan/Milan-Inter. L’accusa ipotizza che Rocchi avrebbe “combinato” o “schermato” la designazione di Daniele Doveri nella semifinale di Coppa Italia, in modo da evitare che lo stesso Doveri — definito nelle carte “poco gradito” all’Inter — potesse essere designato in successive gare ritenute più sensibili per i nerazzurri, compresa l’eventuale finale e le ultime partite di campionato. Anche qui il dato sportivo è paradossale: l’Inter perse 0-3 il derby di ritorno di Coppa Italia e uscì dalla competizione.
Terzo capo: Udinese-Parma del 1° marzo 2025. Qui il tema non è la designazione, ma la presunta interferenza nella sala VAR di Lissone. Secondo l’accusa, Rocchi avrebbe condizionato il VAR Daniele Paterna, inducendolo a richiamare l’arbitro Fabio Maresca all’on field review per un rigore poi assegnato all’Udinese, nonostante Paterna fosse inizialmente orientato diversamente. Repubblica riferisce anche del video in cui Paterna si gira, guarda alle proprie spalle e poi cambia sviluppo della procedura VAR.
- La posizione di Gervasoni
Per Andrea Gervasoni, supervisore VAR, l’ipotesi riportata riguarda Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025: secondo l’avviso, avrebbe incalzato e sollecitato il VAR Luigi Nasca affinché richiamasse l’arbitro Antonio Giuia all’on field review in relazione a un calcio di rigore a favore del Modena. Anche Gervasoni, come Rocchi, si è autosospeso.
- Cosa non va confuso
Qui bisogna stare molto freddi.
Un avviso di garanzia non è una condanna. È un atto che consente all’indagato di difendersi. Le testate parlano di accuse gravi, ma siamo ancora nella fase in cui la Procura deve dimostrare non solo che vi siano stati contatti, pressioni o anomalie, ma che quelle condotte abbiano avuto rilevanza fraudolenta e un nesso con l’alterazione del corretto svolgimento della competizione.
Secondo punto: il nome dell’Inter compare nelle ricostruzioni perché due capi d’accusa parlano di arbitri “graditi” o “sgraditi” ai nerazzurri. Ma, al momento, Gazzetta riporta che nessun tesserato dell’Inter ha ricevuto avvisi di garanzia; inoltre le due gare richiamate come collegate all’Inter finirono malissimo per il club: Bologna-Inter 1-0 e Inter-Milan 0-3.
Terzo punto: Gazzetta precisa che nell’impianto accusatorio, per quanto emerso, non rientrerebbe il noto episodio Bastoni-Duda di Inter-Verona. Questo è importante perché nel dibattito pubblico si rischia già di mescolare tutto: episodi arbitrali controversi, audio VAR, sospetti, rancori di tifoseria e atti d’indagine veri.
- La sostanza, al netto del tifo
Il cuore dell’inchiesta non è: “un arbitro ha sbagliato”. Il cuore è molto più pesante: chi decideva gli arbitri e chi aveva accesso o influenza sulla sala VAR avrebbe, secondo l’accusa, potuto incidere sul processo decisionale.
Se l’accusa regge, il problema è sistemico: designazioni, indipendenza della sala VAR, catena di comando, tracciabilità delle presenze a Lissone, gestione interna delle segnalazioni e credibilità della giustizia sportiva.
Se invece l’accusa non regge, resterà comunque un danno enorme: perché il sistema arbitrale arriva a questa vicenda già fragile, opaco, litigioso e incapace di produrre fiducia. Il punto vero, oggi, è questo: anche prima di sapere se ci sia stata frode, è evidente che il sistema non è stato in grado di rendere inattaccabile il proprio processo decisionale.