Quelli del 56%
"Non ci sono più i baby pensionati di una volta, ma il generale Roberto Vannacci è un bel caso. È andato in pensione – pardon, “in riserva” – lo scorso febbraio, otto mesi dopo la trionfale elezione al Parlamento europeo, a 56 anni appena compiuti.
Doveva accontentarsi dello stipendio di eurodeputato, circa 8 mila euro netti al mese?
Dei milioni incassati con il best-seller dell’estate 2023 (Il mondo al contrario, autoprodotto e poi riedito da Il Cerchio) e con il secondo libro? “Tutto alla luce del sole, ho pagato 44 anni di contributi, quanti vanno in pensione con 44 anni di contributi? Ho maturato il diritto, lo prevede la normativa”
Il generale che inneggia alla Decima Mas e scrive che gli omosessuali “non sono normali” (in senso statistico, sostiene Vannacci) ha 56 anni e 44 di contributi.
Del resto i militari si arruolano presto – “io a 17 anni”, ricorda –, vanno in pensione prima degli altri (a 60 anni, in genere) e ogni anno nei corpi speciali ne vale 1,2 anni: paracadutista incursore già a capo della Brigata Folgore e del Reggimento Col Moschin,
Vannacci ne ha fatti parecchi. “Lavoro usurante”, sottolinea.
Vero. Ma non più usurante di altri, che non hanno gli stessi benefici.
Insomma, 56+44 è proprio “quota cento”, quella che vorrebbe la Lega di cui Vannacci è vicesegretario e che invece non c’è per nessuno (ci vuole “103).
"Una volta c’era il divieto di cumulare pensione e redditi da lavoro, ma agli incarichi elettivi non è stato mai applicato, confermano anche dall’Inps. E dal 2009 non esiste più. Però le pubbliche amministrazioni non possono retribuire i pensionati per incarichi dirigenziali e di consulenza"
"Poi ci sono quelli più uguali degli altri: prendi Renato Brunetta, docente universitario in pensione e presidente del Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Un decreto del 2024 gli ha restituito lo stipendio, per pura coincidenza proprio nell’anno in cui il Cnel ha bocciato il salario minimo legale"
Ianna