Uno dei passatempi notturni dell’esule consiste nel buttare un occhio alla “mia Liguria” del buon Gilberto Volpara…
Questa sera, una signora ristoratrice mi ha evocato il termine “baciocco” con la sua torta di patate. Quanti ricordi!
Al di là del significato etimologico di “pasta matta” — di cui si parlava al ristorante in trasmissione — è quello figurato a interessarmi:
“un tipo alla buona”, “un sempliciotto”, ma con una sfumatura più familiare e simpatica.
Non un insulto, piuttosto un modo di descrivere qualcuno che non ha malizia, magari un po’ impacciato, ma genuino.
Dalle mie parti, il termine era più riferito alle belle cuoche rievocate nella trasmissione.
Mia nonna, se mi vedeva ben vestito, mi diceva:
“Belan” (per lei belin era una brutta parola) oggi sei baciocchino!”
Parole intraducibili come anghesu, ravatto, sbulinato, rebigo, magón.
Le parole del cuore e della mia infanzia.
Ogni tanto insceno delle vere e proprie orazioni di termini genovesi senza traduzione al Circolo del Tennis Triestino, con improbabile auditori di fauna autoctona e viandanti di origini incerte e variabili.
Naturalmente vengo ricambiato con termini analoghi del loro dialetto, del quale mi sto faticosamente acculturando… tra l’altro — bontà loro — il dialetto a Trieste lo parlano i professori a scuola durante la ricreazione.
Infatti, in media, parlano un pessimo italiano.
Insomma, stanotte mi ispira un sondaggio sulle varianti di belin. Nessuna pretesa di averle listate tutte, anzi con la gentile richiesta di aggiungerne altre nelle risposte per chi vorrà.
Spero sia cosa gradita e frutto di divertimento.
Sono curioso. Tre giorni di tempo e tre opzioni a testa - ci vogliono tutti - per il sondaggio del cuore ❤️💙