MAU69 Qualche strana strategia sotterranea ci deve essere di sicuro...
Ecco servito lo psicodramma collettivo… meritato senza dubbio da chi ha scelto di assumersi la responsabilità del Genoa CFC. Caro Maurizio, secondo me ti stai facendo dei cinema - insieme a moltissimi genoani giustamente incazzati - ma la situazione è molto semplice:
si è scelto deliberatamente di non investire e si teme ragionevolmente non vogliano farlo neppure adesso per rimediare.
Si è sopravvalutato il girone di ritorno dell’anno scorso, si sono sopravvalutate le capacità della gestione sportiva di scovare nuovi calciatori senza spendere e si è sopravvalutata la capacità dell’allenatore a evolvere rispetto a un approccio tattico conservativo, in continuità con quello che aveva dato risultati sia con Gilardino prima, sia con Vieira dopo.
In realtà li starebbe dando anche De Rossi: 1,14 punti a partita, sulla carta più che sufficienti per salvarsi. Il problema è che, archiviati i trequartisti presi per cambiare modulo, stiamo giocando “alla vecchia”, con gli scarti e senza ricambi.
Rispetto al budget disponibile, una linea di grande presunzione. E una linea che ha fallito.
Se la società deciderà di attraversare il mercato di gennaio come un fantasma, non sarà certo per caso. Sarà in ragione di un calcolo freddo, aziendale, che mette sul piatto due scenari: spendere adesso per mettere in sicurezza la categoria, oppure tirare dritto sperando che basti ciò che c’è, accettando il rischio sportivo pur di non appesantire ulteriormente un bilancio già in tensione.
E la scelta, a quanto pare, è caduta sulla seconda (lo scrivo anche per scaramanzia sperando facciano più di qualcosa).
Il motivo è semplice: dopo anni di ricapitalizzazioni, contenziosi, transizioni proprietarie e interventi tampone, la priorità non è migliorare la squadra, ma non peggiorare i conti.
Il club è in una fase in cui ogni euro speso oggi deve essere giustificato due volte: una sul campo e una davanti a chi sta cercando di rimettere ordine nei numeri. E quando la proprietà percepisce che la salvezza è “possibile”, anche se non garantita, la tentazione di non muovere un dito diventa fortissima. È la logica del rischio calcolato: se va bene, hai risparmiato; se va male, pagherai dopo, ma almeno non hai speso adesso.
Questa strategia funziona solo sulla carta. Perché il campo non è un foglio Excel. Il campo non ragiona in termini di “probabilità di salvezza”, ma in termini di qualità, profondità, alternative, infortuni, forma, calendario. Convinzione del gruppo e dell’ambiente… soprattutto al Genoa.
E quando hai una rosa corta, con quattro esuberi evidenti e nessun innesto vero, stai dicendo al campionato una cosa molto chiara: ci giochiamo la stagione con quello che c’è, sperando che regga.
È una scelta che può anche funzionare, certo, ma è una scelta che espone la società a un rischio enorme: perdere la categoria per risparmiare oggi quello che dovrai spendere domani per risalire.
La verità è che non si investe perché si teme di aprire un altro ciclo di spesa senza avere la certezza di poterlo sostenere. Non si investe perché si vuole evitare di aggiungere costi fissi in un momento in cui ogni costo fisso pesa come un macigno. Non si investe perché si pensa che la squadra “sia sufficiente” e perché si ritiene che il rischio retrocessione sia accettabile rispetto al rischio finanziario di un mercato aggressivo.
Ma il calcio non perdona chi ragiona solo con la calcolatrice. E quando scegli di non investire, stai implicitamente dicendo che la categoria non è un valore assoluto, ma una variabile. Una variabile che puoi anche rischiare, se il prezzo da pagare oggi ti sembra troppo alto.
Questa cosa non è semplicemente sbagliata: è devastante dal punto di vista emotivo per ciascuno di noi e per la piazza in generale. Genera tensioni, incubi, frustrazioni e negatività molto superiori rispetto a un’analisi fredda. I vostri post sono lì a dimostrarlo. Col Cagliari rischiamo il disastro a sedici giornate dal termine.
Addirittura leggo di rivisitazioni di passaggi societari vivisezionati dalla magistratura, difesi da chi “avrebbe ragione” perché chattava con quelli scappati di casa che hanno buttato al cane tra i 150 e i 200 milioni senza poterne mettere una trentina. In odio a un amministratore che sta legittimamente sui coglioni e che starebbe tramando per andare in B. Lo psicodramma collettivo: non previsto - purtroppo - nelle celle di Excel se non come testo. Ma gli uomini comandano anche perché dovrebbero sapere leggere contesti e dare un senso ai numeri.
Non do colpa a nessuno se non ai responsabili – sia chiaro – perché la responsabilità non si delega. Il problema di Blázquez e Șucu è che il prezzo da pagare domani, se sbagli la valutazione, è sempre più alto di quello che avresti pagato oggi. Sempre!