mashiro e no non l'ho buttata in caciara
Se sei convinto di non averla buttata in caciara… allora - per rispetto- ti rispondo.
Capisco la delusione, davvero. È un sentimento nobile, quasi romantico: guardi il mercato del Genoa e ti immagini Perin, De Vrij, Prati, Dzeko… poi ti svegli e scopri che i vincoli di cui parliamo da due anni guidano le scelte della Società. Una delusione comprensibile, per te che ci rimani male e per me che ho perso un sacco di tempo per niente.
Però, già che siamo qui, proviamo a mettere un po’ d’ordine.
Partiamo dalla tua teoria dei tre pilastri della crescita:
- investire in cartellini
- abbassare l’età media
- alzare il monte ingaggi
È una visione affascinante, molto “Football Manager 2014”, ma purtroppo ignora un dettaglio minuscolo: i soldi. Perché per fare le tre cose insieme ci vogliono i soldi del Como.
E soprattutto ignora che il Genoa oggi è fuori da tutti i parametri che determinano quanto puoi spendere davvero.
È come dire che per dimagrire basta correre, mangiare bene e dormire otto ore. Giusto. Ma se hai una gamba ingessata, il piano cambia.
Poi ci sono i paragoni.
L’Atalanta che compra a 2 e vende a 25, il Bologna che compra Castro a 20, il Torino che paga calciatori come se piovesse.
Tutto vero (a parte che il Toro con il sua grande monte ingaggi fa il tuo stesso campionato, cosa che dovrebbe far riflettere… ma tant’è).
Piccolo dettaglio: Atalanta, Bologna hanno ricavi operativi e plusvalenze che noi ci sogniamo. Il Torino non ha debiti e si basa sulle plusvalenze senza essere obbligato a farlo… infatti i tifosi granata sono oltremodo soddisfatti.
È come confrontare il tuo conto corrente con quello di Bezos e concludere che “se lui può comprare un’isola, allora io posso prendere un bilocale a Manhattan”.
La logica è quella, l’aritmetica un po’ meno.
Sul valore della rosa di Transfermarkt sorvolo: è come misurare la qualità di un ristorante guardando le recensioni di Acarino entrato sbronzo prima di mangiare. Divertente, ma non vincolante.
Poi c’è il capitolo giovani:
se li tieni non investi
se li vendi, sbagli
se li presti, li perdi
se li riscatti, non vale perché “era già previsto”
se non li riscatti, tragedia greca
È un sistema perfetto: qualunque cosa succeda, hai ragione tu.
L’avanzo di mercato dei +43 milioni (se ho capito bene) somma gennaio 2024, estate 2025, gennaio 2026.
Stai mescolando:
• due esercizi contabili diversi
• riscatti obbligatori non ancora contabilizzati
• riscatti probabili che verranno contabilizzati a giugno
• plusvalenze già registrate
• ammortamenti futuri non ancora partiti
Sommare tre mercati su due esercizi e ignorare i riscatti è un po’ come dire:
“Ho fatto un anno fantastico: ho venduto la macchina, ho affittato la casa, ho tagliato tutte le spese… e ho un avanzo di 20.000 euro!”
Poi arriva giugno e scopri che devi comprare una macchina, pagare l’affitto e rifare il bagno.
E l’avanzo diventa un “ops”.
E poi la conclusione:
“Il Genoa è una squadra con valore rosa più basso, monte ingaggi più basso, rosa corta, mercato sbagliato, prospetti persi, centimetri mancanti, budget finito, Onana scontento, Thorsby regalato, e la Pravda locale che ci dice che va tutto bene”.
Capisco la rabbia, capisco la delusione, capisco il desiderio di vedere il Genoa fare il salto.
Ma se la diagnosi parte da Transfermarkt, passa per Football Manager e finisce con Cessi Adamoli, rischiamo di confondere la realtà con un mugugno organizzato.
Io preferisco partire dai numeri. Che non faranno sognare ma almeno non mentono. Che nel lungo periodo ti consentiranno di affrontare certi discorsi.
Quelli che dicono che:
• abbiamo 53 milioni di ammortamenti che devono scendere a 23–25
• abbiamo ricavi operativi da 50–55
• il tetto CLA è 37–41
• il margine reale per gli stipendi è 12–18
• il monte ingaggi può salire a 42–48, non a 60
Il tutto contando che i debiti si ripaghino da soli nel tempo.
In questo contesto farei lavorare chi ha dimostrato di capirci qualcosa, se col Torino ce la stiamo giocando con un monte ingaggi che è la metà e il mercato estivo completamente cannato…