"Grazie Roma"
Ieri sera ho inscenato la mia piccola rivoluzione e mi sono detto:
"Basta notizie sulla guerra.
Basta ascoltare la Gruber e vederla illuminata come Barbara D'Urso
Basta ascoltare i deliri di onnipotenza dell'unto del signore made in Usa.
Mi voglio rilassare, voglio rivedermi due bombe intelligenti quelle di Messias e Vitinhao"
Erano anni se non secoli che il giorno dopo di una partita , non decidevo di rivederla.
Nemmeno ai tempi dell'uomo della Bovisa o nei giorni indimenticabili e appassionati del Prof. Scoglio, in cui per me le partite iniziavano sette giorni prima e finivano tre dopo il fischio finale, per il corollario entusiasta e coinvolgente dell' uomo "morirò parlando del Genoa"
A dire il vero il prepartita , il durante e il dopo lo avevo visto attraverso gli occhi e le foto del marito della cugina della Segretaria, tifoso della Lupa, il quale tra un Via San Vincenzo e una puntata in Vico Palla, mi aveva chiesto alcuni luoghi da visitare prima del fischio di inizio.
Con rammarico gli ho detto che l'attrattiva principale per chi viene la prima volta a Genova, non era l'Acquario o Boccadasse, ma quel paesino sulle alture , irraggiungibile nei festivi in quanto i treni da quelle parti non viaggiano come gli statali.
La domenica della partita con la Roma, la ho vissuta con quella frenesia e impazienza simile al giorno che ti devi sposare.
La sentivo " nelle viscere e sulla pelle" per dirla alla Lindo.
Dopo il lungo letargo dell'era Gilardiniana in cui avevo dormito meglio se avessi consumato tutte le confezioni di ZzzQuil sul mercato, preso in braccia tutti i nipotini del mondo, aggiunti ai mesi in cui con Viera ero spettatore non pagante , ma rigorosamente in piedi per sentirmi in simbiosi con il francese, ho dovuto aspettare e attendere un romano e un romanista per ringalluzzirmi.
E chi lo avrebbe mai detto fino a pochi mesi.
Come puntare un cavallo a Cheltenham 50 contro 1 e perdere per No Betting.
Sembravo domenica sera alle 1755, come se fossi appena uscito dal ventre di mia madre.
Non vedevo l'ora che iniziasse la partita .
Per un giorno avevo abbandonato i miei stereotipi ottusi del romano tipo, che mi hanno annebbiato la mente per troppo e inopinato tempo.
Ho dovuto aspettare e ringraziare belin un romano, per battere la Roma, per individuare in DDR acronimo di una epoca a cui ho dato letteralmente anche il mio colpo di martello al Muro, per esultare, per rivalutarlo come persona nel rispetto e nella eleganza esibita soprattutto nel ruolo di allenatore del Genoa.
Ma all'improvviso dopo l'overdose di replay, la corsa ridicola del Gasp , la carbonara che hanno mangiato i giocatori nel ventre del Ferraris con lo chef di Ostia, per uno scherzo del telecomando mi è apparsa lei,:
La Sgarbata.
In simbiosi con il vestito ,i capelli e con sullo sfondo addirittura il Cupolone.
Belin un ritorno alla realtà tragico, che ho dovuto rispolverare di corsa il vecchio adagio dai tempi di Silvio , oscurando il canale che finisce per 4 .
Dopo case nel bosco, palloni su Marte, interventi difensivi legittimi, post per un tal PucciPucci, e ancor prima Orietta Berti ai rave party, 14 minuti di delirio che sono quasi tre volte di più di quelli che professa il Vespone nazional popolare.
Per fortuna il solito scherzo del telecomando mi ha riportato casualmente su un'altra bionda, che di nome fa Varvara, nata senza parte della mano sinistra , la quale ha riportato in una competizione sportiva un atleta russo alle Para Olimpiadi, che volevano chiudere a tutti gli atleti russi pure disabili , ma che almeno ha fatto risuonare l'inno dal
16 marzo 2014 a Sochi.
"Mamma ce l'ho fatta.", è stato il grido propagandistico che tanti troppi temevano.
E allora sono ripiombato sul Genoa , su Roma e sull'acronimo caro ad Honecker.
Da domenica scorsa la Ferilli mi è ancora più simpatica, Michela Ponzani sempre più brava e bella ( se mi legge la Di Centa mi denuncia), auguro cento anni alla nonna di Florenzi e se il sindaco suona la chitarra e canta con Venditti l'inno della Magica, me la metto come suoneria quando mi chiama il marito della cugina della Segretaria, pronto per lasciare altri tre punti e andare, (di venerdi), a Masone.
Ianna