I risultati contano. Sulla base dei risultati abbiamo letto di tutto: giudizi sulla società, sul mercato, sui tecnici e naturalmente sui giocatori.
Sulla base dei risultati, stasera siamo tutti contenti — felici sarebbe troppo — per la conferma della categoria in una fascia che comprende Torino, Udinese (senza il furto di due settimane fa saremmo lì), Parma e Sassuolo.
È la quarta fascia del campionato, se consideriamo le due/tre per lo scudetto, le tre/quattro per la Champions e le altrettante per Europa League e Conference.
Rimane il sospetto sul margine rispetto alla quinta fascia, dal momento che esoneriamo un allenatore ogni anno e mezzo, se va bene, e siamo capaci di inanellare fasi disperanti, dove non sembra se ne azzecchi una.
I motivi li conosciamo bene: un equilibrio instabile esageratamente dipendente dalle “plus” e un livello discutibile dell’ossatura matura della squadra. Con pregi e molti difetti.
La cosa più positiva rimane il settore giovanile, che in due anni ha prodotto, almeno, un poker di calciatori da Serie A (Jeff, Venturino, Honest, Fini) e l’oggettiva professionalità del settore tecnico, capace di estrarre dai roster il valore reale del materiale disponibile.
Quanto serve per creare il margine per stabilizzarci e ambire, lo sappiamo bene. Non è affatto scontato che si consolidi, nonostante la serietà della dirigenza non dovrebbe essere più in discussione. Servirebbe investire, dal mio punto di vista non necessariamente e/o unicamente sul mercato.
Agli amanti dei complotti e ai tafazzi — sempre presenti nel nostro microcosmo — serve ricordare la clamorosa patta di culo di essere stati traghettati da un fondo speculativo e truffaldino che ne ha buttati circa 200 per poi crollare, con un Genoa parzialmente risanato e pienamente sulla buona strada. Se vi pare…