Criscitalebano Ciao. Da un po' di tempo mi piacerebbe intervenire sull'argomento entusiasmo/abbonamenti/ nuove generazioni di genoani. Mi sono sempre trattenuto per varie ragioni, la principale delle quali è che temo sempre di non riuscire a sviluppare con calma il mio pensiero e a seguire poi la discussione come gli altri interlocutori meriterebbero, viste la vivacità intellettuale e la profondità analitica che caratterizzano questo spazio.
Mi piace scrivere qui, mi piace molto leggere qui. Quando scrivo cerco di tracciare quadretti che partono da me, dal mio modo di vivere il Genoa, di respirare il Genoa, un po' perché non ho argomentazioni che mi sento di difendere strenuamente, un po' perché quando mi allontano da me sento che mi sto forzando in un'opinione, sto violentando il mio democristianismo😅 A riguardo dell'ultimo confronto tra @4Mazzi e @layos, ad esempio, sono completamente d'accordo con entrambi, anche se apparentemente stanno su posizioni differenti. Io sono la prova che nella profondità loro sono d'accordo tra loro 😁
Questo cappello introduttivo per dire che sul tema toccato or ora da te (ho iniziato a scrivere questo messaggio 10 ore fa, ma poi c'è la vita) mi voglio esprimere. E visto che sono in ferie, mi espongo, e cercherò di stare nella discussione finché moglie non mi separi da voi.
Era il 2022, ne uscivamo dal COVID, mi trovavo spostato leggermente verso il centro della Nord, ma insomma sempre lato tribuna. Era abbastanza caldo ma onestamente non ricordo né il mese né la partita. Avevo davanti due ragazzi, io ero con i miei soliti compagni di stadio. Immediatamente nel modo di occupare la Nord di questi ventenni (più o meno) mi sono rivisto. Io a fine anni 90. Un Genoa tragico quello dei miei vent'anni, come ben sapete.
Questi ragazzi abbracciati durante l'intervallo cantavano insieme una canzone a memoria, una canzone che non avevo mai sentito. La scena mi ha colpito, tanto che ho dato di gomito al mio più caro amico e con la mano ho imitato la macchina fotografica, a voler fissare nella memoria quella scena.
Tornato a casa ho digitato su Google le poche parole del testo della canzone che mi erano rimaste impresse e ho scoperto che si trattava di "Svuotatasche" di Bresh. Non sapevo chi fosse, Bresh. L'avrei imparato a conoscere pochissimo tempo dopo.
C'è un piacere di vivere il Genoa che secondo me è senza tempo, che si manifesta in aspetti diversi a seconda delle stagioni, ma che in fondo è quella roba lì. Ci raccontiamo spesso come una continuità di sventure ma è una descrizione che costruisce una realtà dolorosa. I Genoani sono una continuità di altro, di passione, tradizione, attaccamento. Di gioia.
La stessa realtà dolorosa la creiamo quando ci descriviamo come l'altro ci dipinge. Perché la costruzione narrativa che vuole il Genoano gaudente per le disgrazie altrui è la costruzione narrativa degli altri. Non è la verità profonda. Mi rifiuto di accettare che la gioia, l'entusiasmo di oggi possano essere descritti in parte come il prodotto delle sventure d'oltre Bisagno. Mi piace più descriverle come il ritorno dei Genoani alla loro natura più antica e più profonda, alla gioia di un popolo che è stato vincitore prima di tutti e che in una parte del proprio DNA conserva il gene della vittoria.
Non sono ingenuo, so che quello che scrivi può essere una delle verità ma mi piace l'idea di iniziare a costruire una nuova realtà a cominciare dalle parole e dai concetti. Perché nel modo di descrivere le cose sta anche il potere di cambiarle. Un caro saluto