Nel periodo del mercato evito quasi sempre di ammorbarvi. Non per chissà quale motivo, ma perché ho sviluppato una vera allergia a spifferi, marchette, "fonti vicine", "si dice", "pare" e a tutto il campionario estivo che riempie pagine, trasmissioni e social.
Sottoscrivo al 1000% quello che ha scritto Bortolazzi.
Aggiungo soltanto una riflessione che, secondo me, vale sempre. Nel calcio, come nella vita, filtriamo i fatti attraverso il caleidoscopio dei nostri desideri. E il rischio, puntualmente confermato, è quello di deformare la realtà.
Il desiderio è un ottimo carburante, ma un pessimo paio di occhiali. Se ci guardi dentro, finisci inevitabilmente per vedere quello che speri o quello che temi. E la realtà, quasi sempre, è molto più noiosa.
Vale per chi vede disastri ovunque, come vale per chi vede capolavori ovunque.
E vale anche per me.
Io sono il primo ad augurarmi che il Genoa possa finalmente esprimersi secondo la sua dimensione e le sue potenzialità. Il rischio, quindi, è che anch'io finisca per vedere le merde rosa.
Per evitarlo mi do pizzicotti quotidiani.
Per questo continuo a scrivere che il vero tema non è stabilire oggi se Sucu possa o non possa investire. Non lo sappiamo. Anche se il filtro dei desideri, da entrambe le parti, ha già emesso la sentenza.
Il tema è un altro: spiegare perché, se l'obiettivo è risanare e contemporaneamente crescere, a un certo punto determinati investimenti diventeranno inevitabili.
Sono due concetti completamente diversi.
Uno è un processo alle intenzioni.
L'altro è un'analisi del modello.
Se domani arriveranno gli investimenti, sarò il primo a dire che stanno facendo esattamente ciò che ritengo necessario.
Se non arriveranno, sarò il primo a scrivere che il progetto rischia di essere sottocapitalizzato.
Ma preferisco arrivarci seguendo i fatti, non anticipandoli.
Per questo, a mercato aperto, mi interessa molto di più ragionare sui principi che inseguire ogni giorno le voci.
Quelle cambiano ogni sei ore.
I fatti, gli investimenti e la qualità della squadra, invece, restano.
Anch'io penso, o forse temo, che possano partire NC e Frendrup. Ma non lo considero automaticamente un problema, se quelle cessioni serviranno davvero a migliorare la squadra. Lo potremo giudicare la prossima primavera, non oggi.
Se invece riusciranno a trattenere la rosa sostenendola, totalmente o anche solo in parte, sarò ancora più felice.
Diversamente mi incazzerò.
E una sola curiosità continuerà a ronzarmi in testa: quale sarebbe stato, nel medio periodo, il Genoa migliore del passato? Quello costruito in preparazione di umiliazioni e fallimento tecnico (non solo Preziosi e compreso quello di Spinelli costato 12 anni di cadetteria e peggio) oppure quello distrutto annualmente per incompetenza e mancanza di risorse (di tutti gli altri)?
Prima o poi qualcuno me lo spiegherà e ne discuteremo. Parlando di fatti, please...