Altro che Infantino
Il segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, può così rivendicare i risultati del percorso avviato al precedente vertice dell’Aja, un anno fa. In quell’occasione gli alleati, sotto la pressione di Trump, avevano promesso di portare progressivamente la spesa per difesa e sicurezza fino al 5% del Pil entro il 2035.
OGGI È BERLINO, con il maxi piano nazionale per l’industria bellica, a guidare lo sforzo nel riarmo europeo. Il governo del cancelliere Merz ha appena varato il bilancio per la difesa 2027, con un incremento del 33% in spese per la difesa, che toccheranno i 110 miliardi di euro. Invece il premier spagnolo Pedro Sánchez, che pure aveva annunciato lo stanziamento di oltre 10 miliardi di euro aggiuntivi per raggiungere il 2% del Pil, arriva al vertice con l’intenzione di respingere l’obiettivo del 5%
Rutte ha voluto rivendicare il cambio di passo dell’Europa, attribuendone il merito al presidente americano. «Trump è stato estremamente forte nell’incoraggiarci», ha affermato l’ex premier olandese. Anzi, il tycoon può essere considerato il primo presidente degli Stati uniti dai tempi di Eisenhower ad aver portato gli alleati europei e canadesi sulla strada di una spesa per la difesa di tali dimensioni, con dovuto riequilibrio tra le due sponde dell’atlantico, insiste Rutte. Il riconoscimento politico che va ben oltre i consueti ringraziamenti al “paparino”, daddy come Rutte appellò Trump, accredita la linea sostenuta dalla Casa Bianca: l’Europa deve farsi carico della propria sicurezza.
«L’anno scorso Spagna, Italia, Belgio e Canada hanno raggiunto il 2% e questo è stato in parte merito di Trump», ha osservato ancora, aggiungendo che gli alleati investono ormai circa il 4% del pil tra difesa e sicurezza. Una stima al rialzo, frutto di elementi aggregati e di una media generosa, ma forte del fatto che nel solo 2025 la spesa militare tradizionale è cresciuta di quasi il 20%. Si tratta di un incremento di 258 miliardi di dollari nel biennio 2025-2026.
Come mostrano dati dell’istituto Sipri di Stoccolma, le importazioni di armamenti dei Paesi europei della Nato sono aumentate del 105% nel periodo 2020-2024 rispetto al quinquennio precedente. Eppure oltre il 60% di queste importazioni continua a provenire dagli Stati Uniti. È questo il problema irrisolto per Bruxelles, che punta a costruire una filiera europea della difesa. Senza sapere realmente a che prezzo e chi lo pagherà davvero.
Ianna