Ne abbiamo già parlato ma, come spesso succede, le cose davvero importanti non sono quelle che accendono la discussione.
I “casi Diarra” sono una crepa aperta nel muro del sistema dei trasferimenti. Due procedimenti distinti: Lassana Diarra, allora al Lokomotiv Mosca, bloccato e sanzionato dopo la rottura del contratto; Abdoulaye Diarra, che dopo la rescissione con il Club Africain si è visto negare il tesseramento dal VfB Oldenburg. Due storie diverse, stesso cognome e identico risultato:
la Corte di Giustizia UE ha stabilito che alcune norme FIFA – quelle che impediscono il tesseramento o impongono sanzioni automatiche – violano la libertà di circolazione dei lavoratori. A rappresentarli c’è Dupont, lo stesso avvocato della sentenza Bosman, ma non è lui il punto: è il sistema che torna sotto esame.
Questa è solo la prima sentenza, non la fine del percorso. Ora toccherà ai tribunali nazionali applicarla, e serviranno probabilmente 12–24 mesi per chiudere l’iter.
In parallelo, la FIFA dovrà riscrivere pezzi interi del regolamento per evitare che il castello crolli del tutto.
La prima probabile mossa sarà spostare il peso sui contratti, con clausole rescissorie più chiare, indennizzi standardizzati e blindature varie. È il modo più rapido per dire alla Corte: la libertà di movimento esiste, ma non è gratis.
Le grandi squadre, che possono permettersi contratti milionari e clausole alte, si proteggeranno; le piccole restano esposte come sempre, vedendo aumentare il costo dei salari e diminuire la forza negoziale nel calciomercato.
La seconda mossa sarà introdurre compensazioni obbligatorie tra club in caso di rescissione anticipata: non più sanzioni disciplinari, ma soldi. Sulla carta sembra equo, nella realtà chi ha potere contrattuale paga e chi non ce l’ha subisce.
Potrebbero essere ulteriormente ritoccare le finestre di mercato, accorciando i periodi di blocco e creando eccezioni codificate per chi rescinde, così da evitare il far west ma senza tornare alle rigidità bocciate dalla Corte.
Il risultato complessivo è sempre lo stesso: mercato più fluido, cartellini più volatili, medio‑piccole più fragili, grandi più forti.
Venendo al Genoa: questa sentenza manda in crisi il modello delle plusvalenze programmate. Questo modello - tanto vituperato e frainteso quando si cita la famosa frase del bilancio sulla valorizzazione dei calciatori, come lo facessimo solo noi - si regge su un’idea molto semplice: tieni il giocatore sotto contratto, lo valorizzi, lo vendi quando decidi tu.
Se il contratto diventa più debole, se il giocatore può muoversi con più facilità, se il rischio di contenzioso aumenta, allora non decidi più tu quando vendere. E se non decidi più tu, non puoi più programmare nulla. Per le medio‑piccole è un disastro: il cartellino non è più un asset solido, è un titolo che può perdere valore da un giorno all’altro. E se l’asset diventa instabile, tutto il castello delle plusvalenze – budget, piani industriali, linee di credito – inizia a traballare.
Il paradosso finale è evidente: norme nate per tutelare il lavoratore finiscono per rafforzare chi è già forte, in un settore dove il “lavoratore” è spesso un milionario e il datore di lavoro una società in perdita.
In un contesto così, la domanda non è se la Super Champions sia più vicina, ma quanto manchi prima che qualcuno la presenti come l’unica soluzione per riportare stabilità in un mercato che la stessa giurisprudenza europea sta rendendo sempre più imprevedibile.
La crepa è aperta, e quando il muro inizia a cedere, non serve grande fantasia per capire da che parte crollerà.
PS: negli anni ho iniziato a maturare un pensiero che mai, all’inizio, avrei pronosticato: se la facciano - sta belin di Super Champions - a patto che nei campionati nazionali spariscano le società senza pubblico, prodotto nauseabondo del modello delle plusvalenze insieme ai pirati del mercato che ben conosciamo, e si possa finalmente respirare aria di calcio vero con un Genoa competitivo al suo livello.
Ci spiegheranno - con dovizia di particolari - come le squadre metropolitane potranno farsi un torneo chiuso mentre le altre debbono sorbirsi i Sassuolo o le squadre “B”? Mi farò una ragione per terminare questo strazio. Le tasche sono già, abbondantemente, piene.