mashiro Però è un pezzo della narrazione, non tutto.
Ciao Mashi. Mi fa piacere leggere il termine “narrazione” a prescindere, perché spesso non se ne coglie l’importanza—soprattutto quando si parla di cose concrete come un’azienda.
Immagino già le sopracciglia inarcate e i polpastrelli pronti a partire solo a leggerlo, ma se dimentichiamo anche solo per un secondo che per Moelis, Sucu, Blasquez, AdL, Saputo, fondi, eccetera, siamo un’azienda, torniamo al calcio anni ’80: col figlio scemo del petroliere o il mecenate in cerca di consenso sociale.
Le narrazioni sono importanti, appunto. In borsa ci fanno soldi a palate, associandole ai fondamentali delle singole imprese e ai mercati che tirano… poi all’università raccontano com’è andata. Ma sempre dopo, purtroppo. Lo facessero prima si chiamerebbe insider trading.
Se sei in grado Mashi, per la santa cortesia, dimmi immediatamente dove ti trovo che lo compriamo io e te il Genoa. Passeresti alla Storia - esse maiuscola - perché in tre mesi ti faccio fare i miliardi e lo scudetto lo vinciamo in due anni. Il “deal” ce lo chiude AleR in una settimana.
La storia - esse minuscola - del passaggio di proprietà del Genoa non la conosciamo in dettaglio.
Però sappiamo com’era combinato (e lo è parzialmente tuttora, come vedremo a brevissimo) dopo una cura da cavallo costata una fortuna.
Che ti sei rotto il belino lo capisco benissimo.
Pensa quanto me lo sono rotto io che—se ho capito bene—ne ho una decina più di te, e inizio a rassegnarmi che, se va bene, lo vedrà competere mio figlio.
Però per battezzare il bambino devi farlo venire fuori, sennò finisce che, ti trovi a fidarti dell’ecografia di controllo senza esami approfonditi, e chiami Margherita un virgulto col pattello di Siffredi.
Nell’ansia di sapere quanto ancora non sappiamo, gli errori possibili e le incertezze non riguardano solo il giudizio complessivo sull’operazione Blasquez–Sucu, ma anche le dotazioni finanziarie che verranno messe a disposizione—da lui solo o con altri.
Certamente nella dimensione del Genoa, che deve essere quella di Bologna, Toro, Cagliari e Atalanta, al netto di picchi e flessi.
Cito la Dea per ultima non per caso, ma perché il bacino di tifosi è quello più simile al Genoa,
visto che le altre tre ne contano purtroppo molti di più (in alcuni casi il doppio o il triplo) fuori città.
E questo, purtroppo, conta moltissimo in questa rumenta di calcio che ha bisogno di essere commentato in questo modo. Come conta il valore del campionato di riferimento a prescindere e le logiche prospettiche con cui la UEFA intende riformare il calcio.
Dal momento in cui—ammesso e non concesso—il progetto da te “narrato” come se avessi la sfera di cristallo prevedendolo a dieci anni, dovesse prevedere il budget dell’Empoli, sarò il primo ad attaccarmi alle griglie reali e virtuali.
Perché con i parametri che aveva illustrato Blasquez (anche lui vedremo se glorificarlo o buttarlo alle ortiche ma certamente sa di cosa parla), in B non ci vai nemmeno se ti arbitra Ayroldi anche le amichevoli al Pio del giovedì.
Ma perché credi che sono dieci mesi che invoco sta belin di intervista/piano industriale?
Per sentire le promesse dei bigliettini nei Baci Perugina?
Ci dicano qual è il target di fatturato (al netto delle plusvalenze, please), il monte ingaggi, eccetera… in quanto tempo.
E capiremo in un secondo.
Nell’attesa 🤬 vediamo se e come si continua a risanare, e bestemmiamo se le partite continuano ad andar male.
PS: per paololuasso ❤️ e altri. Questa roba che se uno prova a usare il cervello se ne sbatterebbe i coglioni mentre a guardarsi le stringhe tirando madonne sì tiene al Genoa, avrebbe rotto anche leggermente il belino… la tocco piano, come direbbe un amico in Svizzera.