mashiro
Ciao Mashi,
il tuo ragionamento secondo me aggiunge un tassello utile, perché prova a tradurre il modello societario in un modello tecnico. Ed è giusto farlo: se parliamo di società virtuosa, prima o poi dobbiamo anche capire come quella società vuole costruire la rosa.
Sul punto dei giovani, la logica fila. Se il Genoa riesce davvero a portare ogni anno 2-3 ragazzi nel perimetro della prima squadra e a promuoverne almeno uno in modo stabile, allora il vantaggio non è solo simbolico. Diventa economico e tecnico: copri degli slot con risorse interne e puoi concentrare il budget su pochi giocatori che alzano davvero il livello. In questo senso il principio “meno operazioni, più qualità” lo condivido in pieno.
Però una cosa è l’idea, un’altra è la capacità di renderla strutturale. Perché il meccanismo funziona solo se quei ragazzi sono davvero pronti a stare in rosa, a fare minuti e a non costringerti poi a correggere tutto in corsa. Altrimenti il risparmio è più teorico che reale.
Mi trovo anche sul tema della coerenza tecnica. Se vuoi valorizzare giovani, ridurre la dispersione del budget e dare continuità al progetto, allora anche la scelta degli allenatori deve essere coerente con questa linea. Anche questo fa parte del modello. Spero sinceramente che l’interesse convergente del Genoa CFC e di De Rossi non venga rovinato quest’estate.
Dove invece non mi convinci fino in fondo è sul marketing legato ai nomi. Che un giocatore conosciuto aiuti visibilità, attenzione e appeal è vero. Ma per una società come il Genoa non può essere quella la base della crescita commerciale. La base resta un’altra: struttura sponsor, relazioni, stadio, esperienza, brand, organizzazione. Il giocatore noto può aiutare, ma da solo non costruisce un modello. Altrimenti rischi di inseguire l’effetto e non la sostanza.
Lo stesso vale per il legame tra brand e risultati. Vincere aiuta tutto, ovviamente. Ma non puoi aspettare di vincere per strutturarti meglio. Devi fare le due cose insieme: crescere come organizzazione per aumentare le probabilità di migliorare anche sul campo.
Il punto su cui invece non sono d’accordo - come immaginerai, perché ne abbiamo discusso un sacco di volte - è l’idea che nel calcio serva la forza di ignorare budget e linee guida quando capita l’occasione. Un conto è saper cogliere una vera opportunità. Un altro è pensare che l’eccezione possa diventare metodo. Perché è esattamente lì che i club medi spesso si perdono: derogano una volta, poi un’altra, poi si ritrovano fuori strada e ricominciano da capo. È la spirale di Preziosi che, unita ai metodi inauditi seguiti al primo triennio, ci ha portato nel baratro.
Una società virtuosa non mette da parte le linee guida per inseguire l’occasione; costruisce linee guida abbastanza forti da potersi permettere anche qualche occasione senza snaturarsi.
In sintesi, nella tua risposta vedo tre punti giusti:
• il modello societario deve tradursi in un modello di costruzione della rosa;
• il vivaio deve servire a liberare risorse per pochi acquisti davvero impattanti;
• la coerenza nella scelta degli allenatori è parte del progetto.
Però restano tre cautele:
• i giovani “già pronti” da Serie A costano o valgono moltissimo; devono però diventare risorse credibili, utili a coprire degli slot di rosa senza costringerti ogni volta a tornare sul mercato;
• il marketing non può reggersi soprattutto sui nomi dei calciatori;
• budget e linee guida non vanno trattati come ostacoli da superare, ma come il telaio dentro cui costruire crescita vera.
In fin dei conti, mi pare che il punto di contatto ci sia: anche tu stai dicendo che senza una linea coerente e ripetuta nel tempo non vai da nessuna parte. Ed è esattamente da lì che bisogna partire.
La cosa che più mi differenzia dalle critiche lette qui sopra negli ultimi mesi - e qui non sto più rispondendo a te ma alla discussione - è ritenere un “dovere” investire sul mercato in perdita (quindi a forte rischio) in una società che il rischio lo ha già strutturalmente, in quanto ancora fortemente indebitata.
Bene la strategia nella costruzione della rosa, ma un anno come quello della Fiorentina il Genoa CFC lo ammazzerebbe. Investire, come ho letto, in due mercati in forte perdita senza agganciare ricavi strutturali certi, nella nostra situazione non rappresenta il bene del Genoa. Naturalmente secondo me.