Buongiorno a tutti.
Tengo ad intervenire sull’argomento stadio perchè mi tocca particolarmente sia come genoano che come cittadino.
Ho seguito il vostro dibattito,che prosegue da tempo, e voglio in primis complimentarmi per i post e le molte idee che sono emerse, sia quelle che condivido maggiormente, sia quelle su cui discuterei.
In questi giorni finalmente si vede un progetto e non solo più su voci.
Di conseguenza qualche mia opinione.
La situazione attuale stadio si inserisce perfettamente in una difficoltà storica nel realizzare strutture a Genova ( e non solo), strutture che siano adeguate alle necessità e non denuncino quel pressapochismo e quella mediocrità tipiche di molte opere del passato, più o meno recente.
Lo stesso stadio attuale,negli anni 90’ fu il frutto di un compromesso fra le esigenze di allora, i vari interessi economici e politici del tempo ed i soldi di “Italia 90’”.
Non fu il frutto di uno studio accurato sulla zona ed il quartiere, con un progetto focalizzato alle esigenze
( di allora).
Fu invece un adeguamento di un progetto di Vittorio Gregotti ( architetto nelle “maniche” del craxismo) già realizzato altrove, lo Stade des Costieres,costruito tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 per il club locale Nimes Olympique con una capienza di circa 18.000 spettatori. Il risultato a Genova fu uno stadio internamente e genericamente affascinante ( l’architettura esterna è discutibile, ma lascio stare) solo perchè ha uno stile all’inglese ed il campo è aderente agli spalti, ma tecnicamente fù un obbrobrio.
Per cui curve di visibilità sbagliate, terreno dovuto rialzare a seguito dei lavori, limiti per la sicurezza
( soprattutto dopo l’inserimento dei famosi seggiolini) per cui ogni Sindaco doveva garantire con la propria firma per ogni incontro di calcio.
Tralasciamo il resto, come il problema aperture insufficienti per organizzare i concerti.
Insomma un errore di base ( se così si puó definire per usare eufemismi), uno stadio sbagliato, che ci siamo tenuti come accade per molte altre opere, ed a cui ci siamo anche affezionati ( anche per il luogo storico su cui è posato), bypassando con passione e tifo ogni problema tecnico.
Ora, la domanda è: si puó correggere un’opera nata male?
In teoria si, o forse,ma logica,buon senso ed economia dicono che sarebbe opportuno ricostruire da zero.
Magari ( ed è quello che farebbe gente seria) con un progetto più ampio, che coinvolgesse altre aree del quartiere, con mutamenti radicali ( carcere in primis).
Ed è quì che le speranze si perdono.
Perchè per fare o una correzione radicale, mantenendo il progetto originale, o meglio ancora un’opera totalmente nuova, si devono poter spendere i soldi necessari.
Diversamente si chiamano “tapulli”, ibridi nei quali si tenta di far stare dentro più cose possibili all’interno di una normativa stringente su una base nata male, vecchia e superata, all’interno di un quartiere molto popolato con alta densità abitativa.
O, in altro modo, se si potesse dare ( naturalmente con una “bacchetta magica”) a Studi di architettura ed ingegneria la possibilità di progettare su un’area, anche un pó più ampia rispetto a solo quella dello stadio, credo che uscirebbero idee interessanti e certamente, al di là della scelta estetica, tutte possibili e praticabili.
Il problema della capienza insufficiente si inserisce pienamente in questo contesto.
In concreto, agli ipotetici Studi di cui sopra, non chiederesti 80.000/60.000 posti in quel luogo.
Ma una capienza di 40.000 con un progetto globale ed ampio,credo che potrebbero garantirla con una certa facilità, norme comprese.
Invece così non sarà, da quanto emerge da questo progetto-tapullo, e, si dice, va già bene se perderemo solo 600 posti.
Per inciso, all’interno di questo progetto mediocre abbraccio l’idea ( intelligente) dei seggiolini
“a scomparsa” per migliorare la capienza, anche se escamotage al fine del male minore.
Ma, detto questo, la mediocrità complessiva non muterebbe.
Da tutto ció si evince una commistione trasversale di modestia e grigiore generale, che tocca certamente le varie Amministrazioni comunali.
Infatti la proprietà pubblica ( con concessione) o privata è certamente un tema di discussione e discutibile.
Ma prima di ogni cosa viene il progetto.
Nel piccolo, è quello che è accaduto al Palasport, con chiara prevalenza del centro commerciale, dove lo sport è diventato un dettaglio, ed i posti sulle gradinate drasticamente ridotti.
D’altra parte, come qualcuno potrebbe ricordarmi, l’unica opera a Genova ( portata peraltro come esempio in Italia) costruita in breve tempo ed in maniera opportuna è stato il ponte S.Giorgio.
Ma tale strana efficacia è venuta a seguito di oltre 40 morti ed altre varie tragedie correlate.
Così come la mediocrità tocca anche le società di calcio, incapaci di avere, o almeno tentare di avere, una visione un pó più lunga su quest’opera, accettando di fatto questo progetto con i correlati grigiore e limiti generali.
Delle due società a noi naturalmente interessa solo il Genoa.
Avete scritto, e spesso in maniera molto opportuna, di come lo stadio e gli incassi correlati, non siano un dettaglio per i bilanci e gli equilibri del futuro.
Ci sono numeri precisi a riguardo.
Ora, che nella mente di questa proprietà ci sia una futura cessione o l’entrata di altri soci, il fattore stadio, capienza e funzionalità comprese, dovrebbe essere preminente e fondamentale, non solo per i futuri risultati del Genoa, ma soprattutto per il suo valore economico globale.
Per cui il gestire progetto e trattative varie, il trovare e proporre soluzioni, il cercare finanziamenti importanti un’opportunità del momento ed un dovere assoluto.
Invece abbiamo il solito silenzio, rotto solo da qualche commento recente e banale di Ricciardella, silenzio che induce a pensare che siano piegati agli avvenimenti, incapaci di fare un salto di qualità nella vicenda o che, addirittura, ne siano totalmente accordati e complici.
Tale evidenza, salvo eventuali fatti o dichiarazioni che la contraddicano, è per me più preoccupante rispetto ai problemi sportivi ed al valore attuale della squadra, perchè il valore tecnico in teoria potrebbe evolversi, lo stadio una volta ristrutturato non si evolve più e rimarrà quello che verrà fuori.
Infine i cittadini ed i genoani.
Oltre a qualche attuale mugugno, potrebbero essere gli unici nel riuscire a fermare la mediocrità di questo progetto, opponendosi in modo netto e radicale.
In fondo meglio far saltare un’opera del genere e chiedere altro, piuttosto che trovarsi una struttura insufficiente che resterà così per almeno 30-40 anni.
Lo scrivo così, per pura teoria, ma non penso proprio che accadrà, come non accade per temi e progetti molto più importanti e vitali di quelli legati ad uno stadio.
Saluti a tutti ed in alto i cuori!