Di ritorno dagli States, in barba al jet lag, mi sono gustato quasi sei ore di spettacolo.
A qualcuno il tennis può legittimamente annoiare, diversamente è stato uno spettacolo incredibile sia a livello tecnico che tattico ed emotivo.
Il tifo scatenato per Alcaraz dei (soliti) francesi, complice il doppio svantaggio, unica nota stonata perché se il sostegno per il recupero del soccombente a portare la partita al quinto set è un classico, il vizio di esultare sugli errori e disturbare il servizio è una stortura dilagante che fa diventare le competizioni individuali una sorta di Coppa Davis senza bandiere: disgustoso.
Per il resto Sinner ha sprecato moltissimo, soprattutto irrigidendosi al servizio, ma è stato anche sfortunato perché Charlie ha messo dentro almeno tre preghiere a partita persa.
Grandi campioni entrambi, diversissimi ma in grado di spaccare le righe e mettere insieme una varietà di soluzioni che solo i ciechi ritengono di dover paragonare in negativo rispetto al passato.
Le finali di Wilander, Albert Costa o Courier solo per citarne tre del passato, erano noiose. Questo è grandissimo tennis.