Mister_No Non lo conosco e non ci devo mangiare assieme.
Vedo solo quello che dice e scrive di Genoa.
Il fatto che abbia scritto tante cose ,in tempi non sospetti a differenza di altri ,invise ai cottimisti dell'ottimismo e non sia "popolare" tra i genoani fa si che non mi stia sul cazzo.Poi cazzate ne scrive certamente ma
come ne scriviamo tutti quanti.
Ciao Marco. Ne abbiamo già discusso…
Il problema del soggetto in questione non è la tesi che sostiene. È che la tesi ce l’ha prima dei fatti, e i fatti gli servono solo come contorno.
Il suo vero talento, però, è un altro: non sbagliare mai fino in fondo.
Il giornalista serio - studiando - può prendere cantonate. Anzi, spesso le prende proprio perché prova davvero a capire, espone una tesi, si assume un rischio. Questo tipo di “giornalista” invece no. Ieri demoliva, oggi distingue, domani assolve — senza che in mezzo ci sia mai stato un vero esame di coscienza. Non ammette di aver sbagliato: aggiorna il quadro. Non paga mai interamente il prezzo delle sue tesi, perché le sue tesi non sono convinzioni. Sono assetti temporanei.
E poi c’è il lato che me lo rende più antipatico: il rapporto con chi le notizie gliele passa.
Perché questo “giornalista” non piega le tesi solo all’umore dei lettori. Le piega anche alla convenienza delle fonti. Se il referente di turno lo alimenta, lui trova sfumature, cautele, profondità improvvise. Se il rubinetto si chiude, ecco emergere contraddizioni, dubbi, retroscena che fino al giorno prima sembravano invisibili. La sua linea editoriale coincide spesso con la linea di chi in quel momento gli apre o gli chiude l’accesso.
È questo che lo squalifica. Non tanto la faziosità, che almeno ha il pregio della chiarezza. Ma la sua viscosità. Il fatto che si venda come uomo libero mentre in realtà vive di due servitù: i genoani da blandire e il potente da non disturbare troppo. Non scrive quello che scopre. Scrive quello che, in quel preciso momento, gli consente di atterrare in piedi.
E infatti la sua specialità è sempre la stessa: stare dalla parte giusta dopo che si è capito dov’è la parte giusta. Mai troppo presto da risultare coraggioso. Mai troppo tardi da risultare compromesso. Sempre in tempo per sembrare lucido.
Il giornalista peggiore, in fondo, non è quello che sbaglia in buona fede. È quello che ha sostituito la ricerca della verità con l’arte del posizionamento. Non cerca conferme nei fatti: cerca fatti che confermino ciò che oggi conviene dire.
Zangrillo gli ha detto che questi non hanno palanche. Tanto gli basta per tagliare e cucire dando meriti (oggi a De Rossi) e colpe (oggi a Blasquez). Mai fino in fondo però… mai un analisi della situazione o una tesi sul perché ci siamo dentro. Un crodino…