Mister_No sono enormi stupidaggini, i giornalisti scrivono quel che vende, da un lato e quello che costa meno fatica, dall'altro.
Adamoli scriveva contro Blessin ma ricordo che c'era la fila dietro di lui di genoani che lo detestavano, con tanto di striscioni al Pio.
Mi pare che con Preziosi, anche se il suo è stato un risveglio non velocissimo, sia stato uno piuttosto netto nei giudizi e mi pare che per esempio (condivisibile o no) su Gasperini abbia fatto una grossa retromarcia e un grosso mea culpa sulle critiche del passato.
L'unico giornalista (a voler essere generosi nel definirlo tale) che secondo me è in palese malafede è Brenzini. E' uno che si è costruito una carriera leccando il culo al potente di turno e ora che i suoi potenti di riferimento sono caduti in disgrazia mi pare che pure la sua stella sia in declino. Ricordo il giorno della nomina di Zangrillo a presidente che disse "finalmente un presidente genoano" o, parlando di 777 "finalmente una proprietà ricca e disposta a spendere, qui non eravamo abituati" dopo aver passato anni a giustificare ogni nefandezza del delinquente e a leccargli il culo in modo indecente.
Fatico a farmi venire in mente un giornalista doriano altrettanto disgustosamente leccaculo e scendiletto, per personale tornaconto.
Io fra l'altro penso che la stampa di sponda doriana abbia fatto più danni che altro a scrivere che andava sempre tutto bene a dispetto dei fatti (certo corroborata dal fatto che se qualcuno osava avanzare mezza critica si ritrovava striscioni e fumogeni sotto la redazione). Non mi sembra che questo atteggiamento supino abbia portato benefici.
Se un giornalista fa delle critiche, anche immotivate e anche basate su pregiudizi personali, ma senza un evidente tornaconto, mi pare che si possa far rientrare tutto nel diritto di parola, di stampa e di critica, senza inventarsi chissà che complotti.
RIpeto, i gioranlisti scrivono quel che poi vendono. La Gazzetta dello Sport, che è diventata una specie di house organ di Urbano Cairo, ha perso tantissima credibilità.