MAU69 Essere di sinistra oggi vuol dire scardinare questo monopolio culturale ed economico offrendo l'alternativa di un mondo diverso.
Sono d’accordo Maurizio. A patto si ammetta che il mondo non c’entra più niente con gli schemi del Novecento. Non c’entra con le fabbriche, con le classi, con i partiti. Non c’entra con le ideologie, con le geometrie parlamentari, con le alleanze tra ceti e territori. Non c’entra con la sinistra che abbiamo conosciuto, amato, rimpianto. E allora perché continuiamo a cercarla lì? Perché continuiamo a cercare Berlinguer nei talk show, Gramsci nei podcast, Pasolini nei documentari su Netflix?
Non siamo morti. Siamo rimasti indietro. Non abbiamo perso le idee ma il linguaggio. E questo non è un dettaglio. Perché se il mondo è diventato una macchina che produce disuguaglianza, come scrive Baricco, non basta più correggere gli effetti. Bisogna riscrivere il senso. Non serve aggiornare il Novecento: serve cambiare il paradigma.
Il Novecento aveva il suo vocabolario: lotta, classe, partito, Stato. Oggi quel vocabolario non vibra, non buca, non contagia. È afono. È borghese nella testa come diceva Danilo e come sono io stesso.
Come dicevamo ieri, essere borghesi oggi non è una condizione economica: è una condizione mentale. Puoi essere proletario nei fatti, ma borghese nella testa. E borghese nella testa significa afono nel cuore. Significa non avere più parole per nominare il disagio, non avere più immagini per raccontare il riscatto, non avere più simboli per costruire appartenenza.
La sinistra non deve rassicurare, spiegare, accompagnare. Deve disturbare, generare, inventare. Deve smettere di cercare il passato e cominciare a generare il futuro. Perché se il mondo non c’entra più niente con gli schemi del Novecento, allora la sinistra, se vuole esistere, deve smettere di cercare sé stessa. E cominciare a costruire ciò che ancora non ha nome.
Prima ideale, come dici tu, poi materiale come pretendono quelli del 2% (magari!).