Lo sport è bello per mille milioni di motivi. Il principale è che rappresenta una metafora della vita: con le sue contraddizioni, la felicità fuggevole e le cocenti delusioni.
Questa mattina, trafelato mentre mi preparavo per andare in ufficio, tifavo Lorenzo Musetti a un passo dal coronare il sogno di una semifinale Slam a Melbourne. Contro una leggenda del tennis, intento a rosicchiare la possibilità di arrivare in fondo a un major. Presumibilmente una delle ultime occasioni per un mito del tennis sui tre set su cinque, date le quasi trentotto primavere e lo strapotere dei due fenomeni che dominano il circuito.
Mentre il sogno sembrava lì, pronto a materializzarsi, la tegola del problema muscolare – senza possibilità di rimedio – lo ha spazzato via come un brusco risveglio nel mezzo di una soave fantasia. Nessuna colpa, nessun demerito: solo sfiga nera e ingiusta. Come ogni tanto capita nella vita.
I drammi sono altri, certo. Ma mi sembra giusto dedicare un pensiero al talentuoso carrarino, capace di portare ai vertici il rovescio a una mano sfiorando il cielo. Con la speranza che arrivi a toccarlo presto… perché la vita (come lo sport) toglie, ma può anche ridare. Basta non morire e non mollare.
Forza Lorenzo!
PS: i commenti al veleno per l’interruzione del match di Sinner contro Spizzirri dimostrano non solo l’ovvio sentimento di rivalsa nei confronti di chi vince tanto, ma anche l’interminabile pregiudizio contro gli italiani che non andrebbe taciuto solo perché in Occidente abbiamo identificato negli extra comunitari i nuovi “terroni” da discriminare e sfruttare.