layos
L’antifona l’ho capita e non sto più intervenendo per non turbare il clima barricadero a casa d’altri. Però questo post - ispirato da non so dove - non si può leggere.
Quando si parla dell’aumento di capitale del dicembre 2024, la prima cosa da fare è attenersi ai fatti documentati, perché solo da lì si può costruire un ragionamento serio. Il Tribunale civile di Genova ha respinto il ricorso cautelare presentato da ACM Delegate LLC (A‑Cap) contro la delibera del 14 dicembre, giudicando l’operazione pienamente legittima, dichiarando inammissibile la richiesta di sospensione e affermando che A‑Cap non era nemmeno legittimata a impugnare la delibera perché non risultava tra i soci del Genoa CFC. Questo significa che l’aumento di capitale è stato ritenuto conforme alla legge e alle procedure societarie.
Doverosa premessa, ma le criticità della ricostruzione riportata sono altre:
- A‑Cap era perfettamente consapevole dell’operazione: era informata della delibera, aveva la possibilità di sottoscrivere l’aumento, ha scelto di non farlo, ha tentato di bloccare l’operazione in tribunale e ha perso. La diluizione è la conseguenza prevista quando un socio decide di non ricapitalizzare.
- L’operazione è stata assunta dagli organi societari nel loro complesso. In questo quadro, è rilevante il comportamento di Zangrillo: era presidente durante la delibera, non risultano voti contrari, non risultano dichiarazioni di dissenso, non si è dimesso prima della delibera, ha lasciato la presidenza solo dopo l’ingresso del nuovo socio e non ha mai contestato pubblicamente l’operazione. Se fosse stato contrario, avrebbe potuto votare contro o dimettersi prima. Non lo ha fatto. La sequenza degli eventi è lineare e pubblica: delibera il 14 dicembre, ricorso respinto il 20, ingresso di Şucu il 22, dimissioni successive.
Perché il post non riporta questi fatti?
Ed è proprio quando si fissano questi fatti che diventano evidenti le omissioni e le incongruenze della ricostruzione. Non viene spiegato perché A‑Cap, pur conoscendo perfettamente la situazione e le conseguenze, non abbia ricapitalizzato. Non viene spiegato perché Zangrillo, se davvero l’operazione fosse stata una “trappola”, non abbia votato contro, non si sia dimesso prima, non abbia denunciato nulla. Il post mescola fatti e opinioni senza distinguerli: il contratto di consulenza con A‑Cap è un fatto, ma l’idea che Blazquez abbia “tradito” A‑Cap è un’interpretazione; la vendita di Ahanor è un fatto, ma definirla “tradimento del patto con gli abbonati” è un’opinione; la situazione finanziaria del club è un fatto, ma sostenere che “non c’era urgenza di ricapitalizzare” è tecnicamente falso.
Autoironico il richiamo alle tempistiche di ricapitalizzazione se lo si riferisce a chi, rifiutando di farlo e scrivendo in esposti che avrebbe sostenuto il club per rilanciarlo - con investimenti ingentissimi - non abbia provveduto a sottoscrivere un aumento di 28, stracciando un paio di cento milioni senza nemmeno la necessità di versarlo interamente subito.
Alcuni passaggi sono deduzioni presentate come certezze: “Blazquez gioca in proprio”, “Şucu vuole solo rientrare”, “la mossa delle tre carte”, “la stangata ai tifosi”. Non esiste alcun documento, dichiarazione o atto che confermi trattative Moelis, alternative Boehly, piani occulti o volontà di esproprio. Sono costruzioni narrative.
Quando si parte dai fatti — atti del Tribunale, comunicazioni ufficiali, comportamenti verificabili — la storia è molto diversa da quella raccontata nel post. C’è un aumento di capitale legittimo, deliberato collegialmente, a cui un socio ha scelto di non partecipare e che ha portato all’ingresso di un nuovo proprietario.
Il resto è una miscela di omissioni, opinioni e deduzioni presentate come fatti. E quando si mescolano fatti parziali e interpretazioni emotive, si ottiene una presa di posizione suggestiva, ma non una ricostruzione attendibile.