Ponte Morandi
Hanno atteso invano quasi 8 anni. Alla fine le scuse di Autostrade per l’Italia sono arrivate, ma appena un giorno prima della sentenza sulla strage del Ponte Morandi. Fuori tempo massimo e con un tempismo infelice, secondo i familiari delle vittime, che non hanno gradito anche il modo in cui sono state recapitate: la buca delle lettere di due quotidiani, selezionati dalla società. “Avevamo già sentito delle scuse dal predecedente Ad, gli amministratori di questa società parlano solo sotto la pressione degli eventi – commenta Egle Possetti, portavoce del comitato dei parenti delle vittime – Le scuse dovevano essere fatte a suo tempo, ma nessuno le fece. Chi si appresta a dirigere la società forse dovrebbero fare le scuse non appena nominato, spiegando però insieme un piano dettagliato e molto convincente che vada in direzione opposta alla gestione pre crollo. Le scuse non bastano, occorrono sempre i fatti conseguenti”.
Il sasso nello stagno è stato lanciato ieri dal nuovo numero uno di Aspi, Arrigo Giana, che si è scusato con una lettera inviata al Corriere della Sera e al Secolo XIX: “In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del Ponte Morandi, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i genovesi, tutti gli italiani (…) Dopo il crollo continuavo a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità. Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è un’esigenza morale che va aldilà dell’accertamento della responsabilità e del corso della giustizia verso la verità”.
Aspi è oggi una società con una proprietà e un management nuovi: nel 2022 è stata perfezionata la vendita della società, passata da Atlantia (gruppo guidato a maggioranza dalla famiglia Benetton), a una cordata composta da Cassa depositi e prestiti, Blackstone e Macquarie. Auspica che il processo porti alla verità (non c’è menzione nel comunicato di giustizia), e si scusa “aldilà dell’accertamento delle responsabilità”. Pochi giorni dopo il disastro, fu l’allora ex amministratore Giovanni Castellucci, il più noto dei 58 imputati per il crollo del Ponte Morandi, a impostare quella che sarebbe stata la posizione della società per gli anni a venire: “Scusarci? Scuse e responsabilità sono interconnesse… Ti scusi se ti senti irresponsabile”, rispose alla domanda del giornalista inglese Mark Stone. Una difesa che in aula è poi diventata la “responsabilità” dell’infrastruttura senza la “colpa” di averla fatta crollare, con l’ipotesi, sostenuta dagli imputati, che il viadotto avesse un vizio occulto.
In ogni caso Autostrade per l’Italia, già con la vecchia gestione, aveva scelto di patteggiare un risarcimento di 30 milioni di euro e lasciare il processo. Una strategia difensiva anticipata nelle intercettazioni dall’avvocato Sergio Erede, uno dei suoi consulenti legali: “È meglio un patteggiamento (…) e poi gli imputati si faranno il loro processo e si scanneranno”
FQ
Ianna