Vi ho letto tutti sugli argomenti Società/mercato, in questi post degli ultimi giorni.
Continuo a pensare che noi genoani,al netto di zecche ed imbecilli che fanno storia a sè, siamo un popolo “ferito” da tanti decenni di mediocrità e delusioni. Questo fattore, piuttosto singolare a motivo di lunga storia, produce due distinte reazioni.
Quella della “fede” cieca nel “salvatore”, in qualunque persona, proprietario,dirigente, tecnici, calciatori, che sia giunta o giunga al Genoa, soprattutto se con capacità di narrare e suscitare sogni.
Fede che, come amore tradito, si trasforma in odio, altrettanto cieco, a fronte di consueti esiti e risultati deludenti.
L’altra, quella della diffidenza e/o prevenzione, a prescindere.
Della serie: niente di buono potrà mai sbarcare su questi infausti lidi!
I primi mi interessano poco, se non per i danni che hanno prodotto o producono al Genoa.
Diciamo che è un mio limite, non riesco a relazionarmi, non mi sono congeniali.
I secondi, nel loro rompere il cazzo a prescindere, mi sono persino simpatici e comunque, essendo privi di fedi cieche, tendono maggiormente al ragionamento.
Per cui concentro la mia riflessione su questa parte del famoso popolo e per ció che riguarda il presente.
Va benissimo, e condivido totalmente, il non dare cambiali in bianco a nessuno, ma, come credo di aver già scritto, l’arrivo di Soku e con lui ( poco prima) quello di Viera, sono stati accompagnati da un atteggiamento di diffidenza e prevenzione che non ha precedenti, neppure fossero uno il cane Gunther e l’altro il fratello scemo di Cavasin!😉
Forse sarà per le aspettative attese dall’opera affidata a banca Moelis, forse per la provenienza geografica, forse per altro ancora che naviga nel profondo dell’animo umano!
Partendo da un principio di realtà, nei molti mesi di crisi 777, non mi pare ci fosse la coda per comprare i club di proprietà, Genoa compreso.
Situazione che poteva protrarsi nel tempo, lasciandoci in un limbo a mio avviso ( e non solo mio) lievemente pericoloso.
Non tanto per ipotesi di fallimento che Acap avrebbe probabilmente evitato ( ne ha le possibilità), ma propio per la parte sportiva.
Tramite l’operazione che tutti bene conosciamo, arriva questo imprenditore, con un impegno di 40 milioni.
Ora, sempre restando ai fatti, gli ultimi due passaggi di proprietà si sono svolti uno tramite un tribunale fallimentare, l’altro con il versamento di euro 1, a favore dell’ometto di Cogliate.
Ovvio che dopo ogni passaggio di proprietà, con qualunque importo, si debbono valutare gli investimenti uniti alle capacità dei soggetti.
E su questo, per ció che riguarda il prossimo futuro, valuteremo anche Suku.
Resta il fatto che, rispetto alla nostra lunga storia dirigenziale, l’inizio è stato comunque diverso dal passato, diciamo un pó più concreto di coloro che l’hanno preceduto.
Detto questo, per lui si è molto parlato delle sue capacità economiche, dei possibili soci e, giustamente, del “veicolo” di investimento, ancora non chiaro.
Tutto giusto, ma, sempre a mio avviso, la domanda vera, che andrebbe posta per chiunque, è cosa spinge un imprenditore, molto stimato e conosciuto nel suo paese e nell’est-Europa, ad impegnarsi nel calcio ed, in particolare, in Italia e nel Genoa.
Infatti la nostra sfiga di quasi un secolo risiede in una serie di proprietari per cui calcio e Genoa rappresentavano un mezzo per ottenere proventi per se stessi, dentro o fuori il calcio che fossero,distinti dai destini specifici della squadra e dal miglior risultato possibile.
Quelli che ci sono mancati non sono solo i “Paperoni” del calcio che fu, ma le proprietà che legassero i propri interessi economici, con le gratificazioni umane comprese, ai risultati sportivi del Genoa.
Questa è la mia prima attenzione (e speranza) rispetto a Soku.
L’altra, che viene immediatamente dopo ( e non per importanza) è l’intelligenza del soggetto, che si riflette peraltro nell’intelligenza gestionale dei collaboratori che si cerca,nelle scelte che vengono compiute e nelle modalità in cui vengono spesi i soldi disponibili.
Mi spiego meglio.
Ammesso, e non ancora concesso, che Soku, finalmente per noi, avesse le motivazioni e l’intelligenza di cui scrivevo sopra, pensereste davvero che abbia potuto fare il passo più lungo della sua gamba?
Pensate davvero che nel suo volere il Genoa,sia solo come un cagnaccio rumeno e non si avvalga anche di soci capienti che si evidenzieranno magari dopo un necessario periodo di stabilizzazione ( vedi questioni con Acap e serie A certa per il prossimo anno)?
Se così non fosse, cui prodest?
Che non faccia proclami, che si limiti a parlare di “decimo posto” per il prossimo periodo, è, sempre a mio avviso, una dote legata all’intelligenza e non,necessariamente, sinonimo di un “senza palanche”.
Sono due mesi scarsi che è arrivato, deve necessariamente stabilizzare, e fa più che bene a non promettere meraviglie.
Ma il fatto che oggi non faccia promesse, non significa per nulla che domani l’Europa non possa diventare una meta.
Semplicemente non lo puó essere oggi e nei prossimi mesi, come invece lo puó essere realisticamente (e, non dimentichiamo,onestamente) il decimo posto.
Anche perchè, sempre senza pregiudizi, chi viene al Genoa con le intenzioni di cui ho scritto sopra, non puó non sapere che parametrando le potenzialità della piazza, le esigenze economiche e le aspettative emozionali, il tracheggiare rinunciando a crescere, significa fallire.
Se l’Atalanta, per esempio,non fosse, per evidenti meriti gestionali ed organizzativi, ormai stabilmente fra le prime 6-7 squadre del campionato, avrebbe risorse minori che, data la sua realtà geografica, la porterebbe a lottare per non rischiare la B. Cioè nel calcio la via di mezzo,una stabilità media, l’assenza di prospettive di crescita sportiva, non conduce a vita lunga e tranquilla. Infatti bene hanno scritto
( scusate, non ricordo chi di voi) coloro che hanno riportato le situazioni della Fiorentina ( costanti “mal di pancia” della tifoseria) e soprattutto del Toro, con le perdite di seguito ( per cui anche di introiti), tutti aspetti che, in assenza di mutamenti positivi, alla lunga portano al decadimento.
Tornando a noi, in sintonia con quello che scrivevo sulla realtà del nostro presente, non concordo sulla correlazione che viene fatta fra il mercato che si sta chiudendo ( peraltro “di riparazione”, per cui maggiormente difficile rispetto ai mesi estivi) e la valutazione della nuova proprietà.
È uno schema tanto usuale, quanto ingenuo l’attendersi dei “colpi ad effetto” quale segnale positivo da parte di una nuova proprietà.
I 777 e Blasquez lo fecero con Ševčenko, commettendo un errore molto grave, certo da un punto di vista sportivo ed anche da un punto di vista economico.
Fumo negli occhi ne abbiamo subito molto, gestioni positive, economiche e sportive, poco o nulla.
A mio avviso l’acquisto ed investimento migliore possibile di questo periodo è stato Viera. Oltre le capacità del tecnico, che per ora valuto nella norma per una squadra di A, quello che più conta è la sua maturità,sia nel gestire la rosa che ha trovato, in particolare i più giovani, sia nell’essere in sintonia con la proprietà ( non è un “piangerini”) e nell’indicare caratteristiche e nomi dei nuovi arrivati per provare a migliorare ulteriormente questo campionato, sia nella gestione opportuna, non “morbosa”, dei famosi personaggi che, con vari ruoli, stanno attorno al Genoa e ne costituiscono un problema.
Per capire se queste mie senzazioni saranno confermate e avranno evoluzioni positive, il periodo da oggi all’estate prossima sarà molto indicativo, da tutti i punti di vista.
In alto i cuori!❤️💙