Dedicato ad AleR che non si caga più questi post 😁 (sbattiti fratello 😉) e a Mashiro che ha tirato fuori il confronto col Toro, di cui abbiamo già parlato.
Del Torino, in sé, mi interessa un belino. Mi interessa invece parecchio come termine di paragone per capire dove si trovi oggi il Genoa e, soprattutto, dove possa arrivare.
Con AleR abbiamo più volte utilizzato una formula molto semplice:
Enterprise Value (valore operativo della società) = EBITDA × 5
Equity Value (quanto vale effettivamente la società) = Enterprise Value – PFN (debito/credito finanziario)
Tradotto per chi non mastica finanza: prima si prova a stimare quanto vale il club come attività economica, poi si sottrae il debito finanziario netto per capire quanto rimanga davvero al proprietario.
Applicandola brutalmente agli ultimi dati disponibili, Genoa e Torino partono da un EBITDA complessivo quasi identico, circa 27 milioni.
Moltiplicato per cinque significa, per entrambi, un Enterprise Value nell’ordine dei 135 milioni.
La differenza vera arriva dopo.
Il Torino ha una PFN di circa 43 milioni. Tolta dal valore operativo, a Cairo rimarrebbero indicativamente 90 milioni.
Il Genoa, con una PFN stimabile nell’ordine dei 125-130 milioni, arriverebbe invece a un valore per l’azionista vicino allo zero, diciamo tra 5 e 10 milioni a seconda del dato utilizzato.
Tradotto ancora più brutalmente: Cairo, vendendo, incasserebbe. Șucu, dopo aver appena messo 40 milioni, si ritroverebbe con un valore teorico di circa 5. Quaranta messi, cinque rimasti: meno trentacinque.
Ovviamente non è una valutazione notarile e nessun club si vende applicando una formuletta al bilancio. Ma il confronto descrive bene la differenza tra i due: oggi il Torino conserva valore per il proprietario, mentre nel Genoa quasi tutto il valore operativo è ancora assorbito dal debito.
Fin qui, Torino avanti senza discussioni.
Ma l’EBITDA non è una fotografia statica (arridaje).. Per valutare un club bisogna chiedersi anche quale EBITDA sarà in grado di produrre domani.
Ed è qui che il ragionamento cambia.
Il Torino ha una gestione più ordinata, una struttura commerciale più sviluppata e ricavi ricorrenti migliori. Ma una parte di questo vantaggio deriva anche dall’ecosistema della proprietà. Cairo non sostiene il Torino soltanto come azionista: mette a disposizione il proprio apparato commerciale e mediatico, così come Squinzi ha fatto per anni con Mapei a Sassuolo.
Quando dicevamo che una sponsorizzazione importante della proprietà sarebbe strategica per il Genoa, non parlavamo quindi di una mancia o di un versamento camuffato. Parlavamo della possibilità di trasformare la forza industriale dell’azionista in ricavi strutturali per il club.
Con una precisazione ovvia: il valore deve essere reale e compatibile con le regole FSP. Ma una sponsorizzazione autentica e a valori di mercato migliora i ricavi, l’EBITDA ricorrente e anche la capacità futura di spendere.
Il Genoa parte però con un’altra carta importante: la capacità di generare valore attraverso i giovani.
Ahanor, De Winter e gli altri non rappresentano soltanto plusvalenze già fatte. Rappresentano la dimostrazione che il club sta costruendo un modello capace di acquistare, formare, valorizzare e vendere.
Il Torino ha fatto ottime operazioni, da Ricci a Milinković-Savić, ma ha già monetizzato una parte importante del valore accumulato. Il Genoa sembra avere oggi una base più ampia, con più giocatori dal valore potenziale superiore a quello contabile.E sta continuando a costruirla.
Questo non significa che il Genoa valga già più del Torino. Significa che potrebbe produrre più valore nei prossimi anni.
Poi c’è lo stadio.
Il Genoa, pur dentro un impianto vecchio e limitato, produce già ricavi da pubblico superiori al Torino. È evidente quindi che un Ferraris rinnovato, con maggiore capacità commerciale, hospitality e servizi, potrebbe rappresentare una leva di crescita molto rilevante.
A quel punto il quadro diventa abbastanza chiaro.
Il Torino oggi è più solido, meno indebitato e vale molto di più per il suo proprietario a causa del nostro debito pregresso.
Il Genoa, invece, è ancora appesantito dalla PFN, ma ha più margini di crescita su tre fronti: giovani, stadio e ricavi commerciali della proprietà.
Il punto decisivo sarà capire cosa farà del valore prodotto.
Se le plusvalenze verranno interamente assorbite dal deficit della gestione ordinaria, dagli interessi, dal factoring e da nuovi acquisti, l’Enterprise Value potrà anche crescere, ma il valore per l’azionista resterà compresso dal debito.
Se invece una parte del valore creato servirà ad abbattere la PFN, allora la crescita diventerà reale anche per la proprietà.
Il giochino regge poco se Suçu non interviene sul debito e non sponsorizza la Società come Cairo e Sauinzi.
In altre parole, il Genoa non deve soltanto creare valore.Deve riuscire a trattenerne una parte. Il problema è che senza interventi la trattiene per campare, se riducesse il debito intervenendo la tratterebbe per investire e crescere.
Per questo, prospetticamente, continuo a pensare che il Genoa abbia la potenzialità per diventare più interessante del Torino.
Non perché oggi sia più solido. Non lo è.
Ma perché sembra avere più leve per cambiare dimensione.
Menin belino, aggiungerei, perché il limbo granata rimane il nostro vero spauracchio: abbastanza ordinati da non cadere, abbastanza solidi da restare lì, mai abbastanza dinamici da andare davvero da qualche parte.