mashiro mashiro per altro, mi scuso con @4Mazzi perché evidentemente non è lui o quel che sostiene che contesto.
Faccio un po' fatica a capire perché si sia appiattito sul tema che sia inevitabile che i debiti il Genoa se li paghi vendendo calciatori ma dato che così succede ha più di un fondamento stare sul pezzo.🙂
Non c’è bisogno, Mashi: evidentemente mi sono intossicato e ho intossicato anche gli altri.
Quando nasce un equivoco, invece di offendersi, cosa che mi viene benissimo, permaloso come sono, conviene fare la cosa più difficile: fermarsi, capire da dove venga, e farsi un bagno di umiltà — e di autocritica.
Ho provato a ricostruire l’origine del fraintendimento. Quando scrivo che il Genoa deve “sostenersi con i propri mezzi, tra cui anche la gestione sportiva (plusvalenze)” e quando insisto sulla necessità di “ridurre la dipendenza dalla finanza di breve e dal mercato giocatori”, può sembrare che io stia dicendo: “bene, allora i debiti li paga il mercato”. È una deduzione comprensibile. Ma non è quello che intendo.
Io non ho mai sostenuto — e non sosterrò mai — che “i debiti li paga la parte sportiva”. Non lo credo inevitabile e non lo considero neppure sano. Il mio punto è un altro, più semplice e più duro: il Genoa deve stare in piedi con i propri mezzi. Con ricavi stabili (stadio, sponsor, TV) e una gestione sportiva fatta bene. Dentro questo quadro le plusvalenze non sono un “piano di rimborso del debito”: sono, semmai, un cuscinetto. Servono a non andare in apnea mentre costruisci ricavi ricorrenti e ti togli dalla dipendenza da anticipi, factoring e vendite “obbligate”.
La sequenza è questa, ed è importante, ma con un punto fermo: la responsabilità di assorbire e chiudere il debito resta della proprietà. Sempre. Non è un compito da scaricare sul campo né da mascherare dietro il mercato.
Detto questo, mettere il club in equilibrio (ricavi veri + gestione sana) è la condizione che rende quella responsabilità esigibile, misurabile, non negoziabile: ti permette di guardare l’azionista negli occhi e dirgli “adesso basta toppe, adesso si chiude”. E qui entra anche il nostro ruolo: vigilare e pretendere che l’ultimo passo venga fatto davvero, senza trasformare l’emergenza in una normalità comoda. Su questo, lo ammetto, sono ossessionato: abbiamo visto i genoani ringraziare chi ci stava uccidendo. È stato un trauma che non supererò mai. Mi vergognerò per sempre, da genoano.
Perché senza equilibrio del club la proprietà avrà sempre un alibi per rinviare. Ma se l’equilibrio si raggiunge e il debito rimane — e sul piano sportivo continui a galleggiare — allora la diagnosi è chiara: mancano la volontà o le risorse per chiudere il capitolo. E noi non dobbiamo smettere di reclamarlo. I passaggi a titolo gratuito lasciamoli alle rumente… ai Ferrero, ai Manfredi e tante belle cose. Un po’ per uno in braccio alla mamma.
Quindi no: non “il campo paga i debiti”. Il club si rende sostenibile — anche attraverso un percorso evolutivo (che avevo provato a schematizzare proprio per evitare equivoci) — e l’azionista, se vuole accelerare i tempi, deve avere il coraggio di investire “in perdita”: non per coprire buchi a ripetizione, ma per anticipare lo scenario in cui il Genoa cammina con le proprie gambe.
Questa convinzione non è un esercizio accademico o un vezzo intellettuale. Nasce dall’incubo che abbiamo vissuto, dalle storie di altre società che abbiamo dissezionato mille volte, dall’analisi della situazione del Genoa CFC. Ma soprattutto nasce da una convinzione più profonda — fondativa di quanto vado sostenendo qui sopra da anni: il nostro interesse è che il Genoa smetta di dover cercare vanamente il “ricco scemo” e diventi, finalmente, un’ambizione per un ricco intelligente.
Uno che possa guadagnare soldi, fama, peso politico — quello che cerca dal calcio — ma rendendoci felici. Uno che custodisca un bene prezioso invece di spolparlo e buttarlo via dopo aver fatto i propri interessi: politico-imprenditoriali (Spinelli), loschi e autoreferenziali (Preziosi) o velleitari/autodistruttivi (Nube/Scerni).
Tutto in una riga: io non chiedo al campo di pagare il passato; chiedo a chi guida il Genoa di costruire un futuro in cui il passato si possa chiudere davvero.