MAU69
Ciao Maurizio, sul giornalismo ti seguo fino a un certo punto.
Io non pretendo che un giornale faccia il partito. Dico però che esiste un modo di fare giornalismo — e il Fatto ci sta dentro da anni — che scambia lo smascheramento per autosufficienza: fiuta il falso, lo mette a nudo, lo ridicolizza, e poi si ferma lì. Per chi lo mitizza, il risultato è sterile: diagnosi anche giuste, ma nessuna strada.
Per me la parola chiave è il velleitarismo. E vale non solo per il Fatto, ma anche per la sinistra “vera”. Sul PD hai ragione tu: chiamarlo sinistra in senso pieno è spesso un errore.
Il nodo è che la sinistra “vera”, per quanto più coerente sul piano ideale, da anni non mostra una via credibile per spostare davvero i rapporti di forza. Testimonia, denuncia, presidia: le cose riportate da Marco le apprezzo tantissimo, ma le trovo insufficienti come opposizione rispetto al disastro immane in corso prodotto dalle destre. Le trovo vuote come alternativa.
L’altra gamba sono i 5 Stelle, che una finestra storica l’avevano avuta… e hanno fallito. E allora il punto, brutalmente, è questo: dopo trent’anni restano ancora in piedi gli eredi di Clinton e Blair, con due mani di modernità sopra. Lessico dei diritti, estetica giusta, magari pure il kefiah, ma sotto resta la stessa roba: diritti civili e conservazione dei rapporti di forza.
È in questo senso che parlo di blocco progressista culturalmente conservatore. Non conserva come la destra, con la forza e con il comando. Conserva con il filtro, con la gestione ordinata del conflitto, con l’allergia a tutto ciò che è troppo vivo, troppo popolare, troppo poco certificato.
La Lucarelli, con tutti i suoi limiti, tocca un nervo vero. Perché Salis non è il problema in sé: è il formato perfetto di questa stagione. Compatibile, rassicurante, moderna quanto basta, alternativa quanto serve, ma mai davvero esposta al rischio di sembrare troppo politica nel senso vivo e conflittuale del termine.
Poi certo: rispetto alle alternative, e in funzione anti-Meloni, potrei pure votarla. Ma il punto è non raccontarsela. Non scambiare il meno peggio con una prospettiva soddisfacente.
Solo PS…
come tu sai bene — in privato, dove se ne può parlare — ho smontato tutte le ipotesi di complotto a favore delle rumente (non ci credo e non mi servono per odiarli). L’unico vero favoritismo da parte della politica fu il ritiro a Livigno da parte del duo Salis/Malagò, di cui il secondo sembra il maggiore candidato alla guida della FIGC.