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Lo sguardo fisso sul telefono da giorni, immobile come se stesse guardando i Girasoli di Van Gogh alla National Gallery di Londra.
Attende impaziente che quel vecchio apparecchio vibri e che dall'altra parte della cornetta il portiere dello stabile ad un piano e mezzo dove lavora da quasi 27 anni, squilli e lui possa ascoltare le parole famose:
"Venga, il Direttore ha bisogno di lei "
Peggio se avesse letto che hanno rinnovato per altri due anni il contratto a Strootman escluso questo, il nostro eroe si appresta a riprendere da sotto la scrivania della sua cameretta, la scatola di cartone con dentro la foto di Kerrison e ritornare al lavoro.
A dire il vero stava già tornando in città e aveva preso la Littorina delle 4.50 per Genova per non arrivare tardi.
"Non è che hanno sbagliato numero e volevano il mio vicino di stanza Giandomenico Ballestrazzi, addetto alla manutenzione straordinaria?
All'altezza di Voltri il dubbio si era impossessato di lui come la riconferma anche di Sabelli, ed era tornato indietro aspettando sul marciapiede opposto il treno per Masone Tennesee che sarebbe passato dopo appena due ore e mezza.
Questa volta però non era un falso allarme:
I due giorni di riposo che gli avevano concesso, entrambi di martedì dopo 11 mesi di lavoro, seppur insufficienti dovevano necessariamente bastargli.
E poi aveva un piccolo senso di nostalgia per il suo ufficetto, ubicato in fondo al corridoio tra la Toilette e la stanza riservata al personale, appena prima delle scale di emergenza, ma dalla parte opposta della Sala Caffè, che non raggiungeva mai tranne quella volta che gli offrirono un caffè lungo e rimase a parlare dello schema palindromo con un neo assunto brasiliano che a stento sapeva dire Buongiorno in italiano.
Da quella volta alla sala Macchinetta Caffè non ci ha più messo piede.
In quella stanzetta 10x10, dal soffitto basso ma in legno pregiato, dalla finestra che affacciava sul locale caldaia, dopo che il Direttore lo mandò in ferie all'improvviso e senza preavviso, aveva lasciato non uno, ma due pezzi di cuore:
La targhetta con il suo nome appena dietro il Pc ,un vecchio Commodore 64 ma di fabbricazione sovietica, e la spilletta con il suo nome di battaglia apposta su una divisa scamiciata senza maniche che lo faceva sembrare solo apparentemente, un addetto alla manutenzione degli ascensori Otis.
Verso destra era la posizione che spettava a tutti i nuovi assunti, che si spostava verso sinistra solo in base ai risultati ottenuti in carriera:
Lui dopo 27 anni e sei mesi la aveva leggermente verso sinistra, ma procedeva a passo di carica come il centrocampo del Genoa targato Badeli, Strootman e Thorsby.
Spine sotto il tavolo, antenne paraboliche andate in tilt da giorni, segnale del digitale terrestre che non permettevano di vedere più le dirette di Telenord , zucchero di canna al posto di quello classico, forchette al posto di cucchiaini quando sceglievano il Moccacino, di tutto faceva il nostro Bob Aggiustatutto.
Un giorno addirittura nella sua prima settimana di lavoro con un contratto a chiamata appena firmato, per farsi trovare pronto e mai impreparato, notò che ad un operaio della Edilizia Acrobatica che si arrampicava nel palazzo di fronte, gli cadde il martello ,lo vide e di corsa giù per le scale di emergenza che aveva affianco, si precipitò per recuperarne l'oggetto fino a quando, dopo svariati tentativi,non lo centrò in piena fronte.
Non ne parliamo quando la Segretaria del Direttore si accorse per puro caso che dal distributore automatico della ADS, se sceglievi thè, non si avvertiva affatto quel retrogusto di limone.
Allarmata Luciana Viscardi, questo il nome della solerte segretaria , lo chiamò all'interno 007 in aiuto.
Gli chiese se poteva andare alla vicina Conad a comprare quella bottiglietta di succo di limone concentrato, quello non in offerta, l'altro, proveniente dalle piantagioni del Tagikistan.
Lui corse di scatto, aveva solo 5 minuti prima che il direttore arrivasse in elicottero sul tetto dello stabile e si precipitasse e pigiasse il tasto 56 per il suo thè da 35 centesimi.
Ce la fece giusto in tempo scavalcando i nonnini della cassa 4 e anche una signora che aveva davanti a sé otto confezioni di Acqua Guizza gassata.
Per strada però nella fretta, perse lo scontrino per il rimborso spese da 0.99 scontato per i possessori della carta Conad.
Tutto questo e di più mancava a Flavyn.
E pazienza se dopo appena un giorno trascorso sul terrazzo della sua tenuta, si era dotato di una specie di racchetta da 350 volt per annichilire le zanzare.
E ancora pazienza se dovette rimandare la fine di quella serie Koreana in lingua originale, con sottotitoli disponibili solo in giapponese dove si cercava il responsabile che aveva messo l'uovo negli spaghetti Wuhan.
Del suo primo giorno a prendere il sole senza crema solare dopo 30 anni, dei raggi solari sfidati a petto nudo e testa alta, ne riparleremo perché meritano una indagine accurata dato che anche Mario Tozzi si è interessato al fenomeno che si manifestò dopo appena mezz'ora di esposizione.
E sveleremo finalmente il mistero se il Guru ha o meno una ragazza, o chissà un ragazzo, se si rifugia nello Schwa e racconteremo quando fu chiamato per errore al pronto soccorso di Sestri, per una otite di un ex collega andato in pensione anni fa ma che lui non aveva mai conosciuto.
Ed infine racconteremo la prima indagine, da qui il nome d'arte, in quel di Masone dove fu scambiato per Jeff Bezos.
In realtà cercavano Luis Pesos ma per non far arrabbiare il direttore si presentò lo stesso sotto falso nome
Ianna