AleR Ciao Massimo, io ti seguo a manetta con un solo commento addizionale: il risanamento e' essenziale ma puo' avvenire in diversi modi, laddove uno non esclude gli altri, anche in parallelo. Non c'e' solo il metodo di stringere la cinghia e fare la fame. Va bene eliminare i 150 giocatori a libro paga, sfrondare contratti inutili e onerosi, va benissimo puntare sul low cost e mettere sotto controllo il debito, pero' io se fossi Blazquez appena si dipana la matassa del processo di ACap chiederei a Sucu di effettuare una iniezione di cassa di altri 50 milioni. Veda lui come fare, se attraverso un aumento di capitale per diluire ACap, attraverso un prestito I-CO o coinvolgendo altri soci piu' capienti. Perche' il gioco del risanamento dei conti a pane e acqua ad oltranza comporta certi rischi evidenti.
Caro amico della Marisa 😁, (Miretti ndr per chi non era con noi a Verona)… sul tema del risanamento siamo sempre stati dalla stessa parte della barricata. I perfidi kommercialisten.
E infatti parto proprio da quello che dici: il risanamento non è sinonimo di “pane e acqua”, né significa rinunciare a crescere. Ci sono vari modi per rimettere in ordine un club, e non ne ho mai escluso nessuno. L’analisi che segue – lo dico per Mashiro, Boselli, Layos, Marco, Ricky e altri - non dà per scontato che Suçu e Blasquez siano il “bene”. Magari il futuro dirà il contrario… il fatto che però una lettura tecnica corrisponda ai fatti gestionali che vedo non la posso negare. L’esatto opposto di quanto succedeva prima. Non è una colpa né un merito… né un sostegno né una critica.
È quello che è.
Siamo dentro il FSR, che non guarda quanti soldi metti ma quanti ricavi operativi generi. E oltre al Costo del Lavoro Allargato ci sono altri due vincoli: la solvibilità, cioè la capacità di coprire i debiti correnti con i flussi di cassa, e l’indebitamento netto, che ti impedisce di aumentare i costi sportivi se sei già troppo esposto. È un sistema costruito apposta per evitare che un proprietario “risolva” tutto con un bonifico. Il fatto che il Genoa, a causa del suo passato, ci sia dentro fino al collo è un fatto.
Anticipo io stesso l’obiezione che farei al posto tuo/vostro:
“Ma scusa, in Europa ci sono club che vivono ai limiti o fuori dai parametri e continuano a investire. Perché noi dovremmo essere gli unici a rispettarli?”
È una domanda legittima.
La risposta, però, è meno romantica: quei club possono farlo perché hanno ricavi enormi, potere politico, sponsor globali e margini di rientro che noi non abbiamo. Se sbagliano, pagano una multa. Se sbagliamo noi, ci arriva la Covisoc. E molti degli “espedienti” che vedi in Premier o in Ligue 1 in Italia non sono replicabili: sponsorizzazioni gonfiate, ammortamenti creativi, società veicolo… qui ti aprono il fascicolo prima ancora che tu finisca la PEC.
Per questo un’iniezione di capitale da 50 milioni, per quanto utile al patrimonio netto, non sposta - per ora - molto sul piano sportivo.
Non alza i ricavi operativi, non alza il tetto CLA, non ti permette di aumentare automaticamente il monte ingaggi o comprare cartellini. È come fare il pieno a una macchina con il limitatore: la benzina serve, ma non ti fa andare più veloce.
La leva vera, se Suçu volesse dare una mano, sarebbe un’altra: sponsorizzare la maglia, come fa Mapei.
A valori di mercato, ovviamente, ma 6–8 milioni in più di ricavi operativi sarebbero oro colato.
Non ti cambiano la vita, ma ti allargarebbero il respiro. E non si sono visti, per il vero.
E qui si apre il mio punto di sempre: lo stadio.
Perché se vogliamo davvero parlare di crescita strutturale, il Ferraris deve iniziare a produrre almeno 5 milioni in più all’anno.
Non è fantascienza: e quei 5 milioni, nel FSR, valgono più di qualsiasi bonifico del proprietario: sono ricavi operativi veri, che alzano il tetto del CLA e ti permettono di spendere davvero.
E qui arriviamo al punto decisivo: gli ammortamenti.
Quando diciamo che il Genoa deve tornare a 23–25 milioni, non è un numero tirato a caso. È la soglia fisiologica per una rosa da metà classifica senza eredità tossiche.
Oggi siamo a 53 milioni.
Questo significa che 28–30 milioni sono ammortamenti del passato: contratti lunghi, sospensioni Covid, giocatori già altrove ma ancora a bilancio, minusvalenze spalmate, operazioni creative degli anni bui.
È la parte del conto che stiamo ancora pagando. Quello che pretende di metterci soldi per evitare la mannaia del codice civile ma non per rinforzare la squadra.
E qui il CLA diventa chiarissimo.
Con ricavi operativi da 50–55 milioni, il tetto dei costi sportivi sostenibili è 37–41 milioni.
Se gli ammortamenti scendono a 23–25, lo spazio per stipendi + commissioni diventa 12–18 milioni, che liberano spazio al monte ingaggi.
È la fascia competitiva Bologna–Fiorentina–Torino: non i loro numeri assoluti di oggi (70–80 milioni), ma la stessa scala di sostenibilità, con loro nella parte alta e noi nella parte bassa. È così che si costruisce una rosa stabile da 50 punti.
Oggi il Genoa NON è ancora a quel livello.
Il bilancio 2025 dice che il nostro costo del personale è 62,4 milioni lordi, di cui circa 52–55 milioni riferibili alla prima squadra.
Il Torino starebbe (non ho studiato) tra 60 e 65 milioni, il Bologna con le coppe tra 70 e 75
E la differenza non è tecnica: è contabile.
Finché abbiamo 53 milioni di ammortamenti, non possiamo alzare il monte ingaggi.
Quando scenderemo a 23–25 milioni, e i tredici milioni in più di ricavi tra sponsor Suçu e stadio il Genoa potrà sostenere un monte ingaggi lordo da circa 65/70 milioni.
La stessa fascia competitiva, con un rapporto ricavi/costi finalmente sano.
Il risanamento non serve a “fare economia”: serve a togliere dal bilancio 30 milioni di passato che oggi ci impediscono di crescere.
Lo faranno Suçu e Blasquez? boh!