Si pensava che Giampy, arrivato a Roma potesse da subito apprendere i segreti della Capitale e delle stanze del potere, quelle eterne come la città.
Si pensava non a torto che si sarebbe subito ambientato nei magheggi affaristici, che si sarebbe seduto sulle poltrone che contano, ed avere ottimi rapporti con i vari Liquori, D'alema e cantato con Venditti e la chitarra di Gualtieri l'inno della Roma sotto la finestra di Monica Leofreddi.
Insomma che si sarebbe ben ambientato nella città simbolo dell'albagia e del tutto cambia affinché nulla cambi.
Ed invece al prode Giampy tornato alla guida di una "grande" dopo la debacle con la Cartonata d'Italia, è bastata una sconfitta contro la squadra e la società che lo ha lanciato verso i suoi innegabili successi, a farlo ritornare ad essere ciò che è sempre stato:
Un uomo piccolo piccolo e un allenatore ipocrita.
Si guardi per esempio all'approccio del suo collega in panchina, che non perde occasione prima durante e dopo di ricordare a tutto il suo mondo, la sua fede calcistica, i suoi trascorsi e il suo amore calcistico, di romano e romanista.
Se non giusto è almeno rispettoso e comprensibile.
Mentre ieri DDR non esultava ai gol dei suoi ragazzi e della squadra che allena, il suo dirimpettaio dopo i saluti di rito e ipocriti per i fotografi e quelli alla tribuna che lo applaude sempre ad ogni suo ritorno, si è lasciato andare in campo ad una sguaiata e ridicola esultanza al gol annullato di Maleh, per poi dare il meglio di se stesso a microfoni aperti, ben imboccato dai romanisti in studio e sul campo.
Un pianto greco degno del miglior piangina, il marchio di fabbrica del Vater di Grugliasco, non nuovo a queste lamentele ed escandescenze tipiche dell'uomo che nessuno invidia.
Lontani i tempi in cui esaltava sotto il settore dei bergamaschi dopo il quinto gol al Genoa.
Trapassati i tempi in cui scappava negli spogliatoi dopo il litigio con Ienca contro il Doria.
Finiti i tempi in cui a Bergamo con tanto di cronometro in mano contava i secondi per farsi applaudire da tutto lo stadio.
Ieri Gasperson espressione coniata dal doriano della Gazzetta, credeva con Venturino in campo, di riproporre la stessa sorpresa fatta con Mandragora al Genoa contro la Juve anni fa.
Ed invece il giovane genovese, sembrava un pulcino nella fossa dei leoni, fino all'inevitabile sostituzione effettuata direttamente negli spogliatoi.
A parte Maleh guarda caso proveniente dalla Premiere League, la Magica ieri contro un Genoa gagliardo e tosto, tutto cuore corsa e grinta, non ha mostrato nulla, ne una palla gol, ne un dribbling, ne un'azione pericolosa , tanto che le allucinanti dichiarazioni del Gasp, a fine partita sono sembrate inopportune ed errate agli stessi giornalai al seguito.
Poteva solo appigliarsi ad un fallo di mano, tocco preceduto prima dal tiro al corpo, per costruire il suo pianto e il suo alibi.
Un film e un refrain già visto e sentito.
E se DDR non esultava per rispetto e fedeltà, ricordando ancora una volta i suoi trascorsi, Gasp non perdeva occasione per riversare la sua proverbiale bile contro l'arbitro, il Var e i baristi dell'Italia intera.
E' proprio vero che Gasperini di Roma non ha ancora capito nulla:
Bastava per esempio dirla alla Giorgia Pilato:
"Non condanno non commento".
Per una partita di calcio, figurarsi per una guerra.
Avrebbe fatto più bella figura, ed invece si è reso ancora una volta ridicolo a tutti , irrispettoso almeno verso chi ancora ieri alle 18 della sera dalla tribuna, lo salutava e lo applaudiva per un passato che per fortuna non ritornerà mai più.
Ianna