Saluti dal Priamar di Savona, città medaglia d’oro per la Resistenza, così come Genova.
Liguria sempre e per sempre antifascita!
Buon 25 Aprile a tutti
Saluti dal Priamar di Savona, città medaglia d’oro per la Resistenza, così come Genova.
Liguria sempre e per sempre antifascita!
Buon 25 Aprile a tutti
Namaskar61 Post molto bello e toccante. Sta a noi essere intransigenti su certi punti di principio cercando di trasmetterli ai nostri figli ed ai piu giovani, poi loro ne faranno ció che piú ha senso nel tempo in cui vivono loro. Io ho grande fiducia nei ragazzi. Vedo mia figlia che magari mi guarda un po stranita quando parlo di mio nonno antifasciasta e comunista dichiarato in fabbrica, tanto da essere stato piu volte portato in prigione...peró vedo poi mia figlia che non concepisce alcune discriminazione, sia essa razziale, di genere, livello sociale, religione...anche questo é antifascismo
Sto insegnando a mio figlio la tolleranza, aldilà del comportamento adeguato alle situazioni. Noto nei bambini e nei ragazzi una confusione in termini di comprendere cosa è buono e cosa meno. Come se il confine tra azioni e pensieri adeguati fosse sempre più labile e relativo. Vi chiedo conferme.
Vi sparo una info se la sapete o se vi interessa: indebolimento del cromosoma Y...
paolopesce peró vedo poi mia figlia che non concepisce alcune discriminazione, sia essa razziale, di genere, livello sociale, religione...anche questo é antifascismo
Credo che questo, caro Paolo, sia il risultato piu' importante. Nel 2024 e' difficile parlare ai ragazzi di fascismo ed antifascismo, ma e' fondamentale che noi trasmettiamo e loro comprendano i valori sottostanti, che sono fondamentali e non hanno limiti di tempo, anzi, assumono persino maggiore valenza ai giorni nostri in una societa' che tende a dividere e ad esaltare le differenze.
Io quest'anno ne faccio 56 (non 18) e non ho nulla che mi possa accomunare al fascismo o alla destra in genere, ma faccio sempre piu' fatica a distinguere il mondo tra fascisti ed antifascisti. Sara' un mio limite, sara' per la vita che ho fatto negli ultimi 30 anni, sara' che la dicotomia in questione assume sfaccettature poliedriche ad altre latitudini ed in altri contesti. Quello che non cambia mai sono quei valori, li porto fermi nel cuore e li vedo negli occhi e nello spirito di mia figlia, per cui sento di aver fatto pure io un buon lavoro di padre.
Buon 25 aprile a tutti.
Sunnyboy253
a proposito di Savona e provincia..
Buon 25 Aprile
paolopesce Sta a noi essere intransigenti su certi punti di principio cercando di trasmetterli ai nostri figli ed ai piu giovani,
Poni una questione grande come una montagna. Se fossimo ideologhi, come preservare e tramandare i valori dell'antifascismo? Come parlare alle future generazioni?
Grande sfida.
Ogni giorno, qui dove vivo, incontro gente dell'est europeo (ce ne sono molti). Li approccio inconsciamente come persone che hanno vissuto l'esperienza del "comunismo reale". Solo più tardi, a mente fredda, realizzo che chi ha meno di 50 anni quell'esperienza l'ha vissuta essendo al massimo un bambino. Nelle loro teste non c'è più alcuna traccia dei valori (anche falsi o semplicemente di facciata) del leninismo. Ragionare con loro su concetti come il consumismo, l'imperialismo e l'internazionalismo è molto difficile, perché vengono a mancare le basi. La caduta del muro di Berlino, vissuta da bambini o per sentito dire, per loro è stata, sic et simpliciter, la svolta quasi automatica dal mondo narrato dai genitori, dove la burocrazia la faceva da padrone e le case cadevano a pezzi. Per una minoranza, la fine di un'epoca di privilegi o di tutele. Per una minoranza ancora più esigua, una sconfitta della cultura. Non c'è maniera di affrontare una critica radicale al sistema capitalistico, perché non è del sistema che a loro interessa discutere, ma da ciò che il sistema ti dà in termini di oggetti di consumo, libertà di movimento, facilità di rincorrere sogni ed illusioni. Di fronte alle immagini della massa di persone che, dall'est, dopo la caduta del muro si riversavano in occidente, bisogna conservare la lucidità e il cinismo di capire che non rincorrevano la libertà (come proclamava la grancassa dei media), ma che agognavano al benessere facile, all'automobile, al frigorifero, alla lavatrice pagate a rate, al denaro che (nella loro illusione) scorreva a fiumi.
Dovremmo avere la stessa lucidità e lo stesso cinismo nell'osservare come si approcciano i giovani d'oggi ai valori della resistenza e dell'antifascismo. È il solo modo che hanno tutti gli antifascisti (socialisti, popolari e libertari) di ritrovare un terreno comune.
Il dato da cui partire è un dato per certi versi crudele.
I nostri nonni lottavano per un mondo diverso, con regole diverse, in grado di annullare le differenze di censo o quantomeno di assemblare tutte le classi sociali dietro un unico ideale, che inevitabilmente si sintetizzava con i termini dell'unica, grande Rivoluzione dell'Occidente: libertà, uguaglianza, solidarietà. Con l'accento gramsciano sulla giustizia, rivolto soprattutto all'affrancamento degli emarginati dalla condanna alla sottocultura.
I nostri figli e nipoti per cosa dovrebbero lottare? Quale dei suddetti principi è facilmente percepibile nella loro esperienza quotidiana e non invece un mantra indiscutibile ma freddo come un'iscrizione sulla lapide di un Museo?
La lotta dei nostri nonni si è conclusa con la libertà ritrovata, un Repubblica fondata su una Costituzione moderna ed inclusiva. Ma quella Repubblica entrava inevitabilmente a fare parte di un mondo polarizzato, nel quale potevi propugnare tutti gli ideali più puri, ma nel quale non sussisteva nessuna reale possibilità di tradurli in una sintesi politica che potesse mettere in discussione gli accordi di Yalta. L'impossibilità di una Rivoluzione toglieva forza agli ideali dei nostri nonni e anche la speranza in un intervento esterno (verrà Baffone) veniva meno. Ogni battaglia, per non essere retorica, riguardava aspetti "migliorabili" dell'assetto democratico della Repubblica, non i suoi fondamenti. Sono state battaglie dure e certamente meritorie, che hanno consentito alle masse subordinate di vedere riconosciuti diritti prima inesistenti e in gran parte di riscattarsi dalla povertà e dall'emarginazione, ma non dalla subordinazione a un "ordine superiore". Per dirla con i critici più radicali, mutamenti nella forma, ma non nella sostanza dell'assetto democratico. I "compagni che sbagliano" hanno reso evidente il confine tra il dibattito e la lotta armata. Superato un certo limite, quando non è più utile assecondare le P38 del dissenso e le bombe di stato per condizionare l'opinione pubblica, i poteri si saldano, e si saldano sempre in una visione "atlantica" che non lascia spazio a conquiste sostanziali.
Nel frattempo il sistema evolve dal consumismo elementare all'iper consumismo della comunicazione e distrugge ogni aggancio.
La classe operaia non ha smesso di combattere, è semplicemente svanita come classe. Michel Houellebecq segnalava come la strada della frantumazione delle coscienze da parte dei poteri occulti non passava più prioritariamente per la repressione, ma per l'inconsapevole conquista del consenso attraverso l'arma dell'individualismo. Il desiderio e la moltiplicazione all'infinito del desiderio generano individualismo. La connessione degli individualismi in una fittizia relazione multimediale con innumerevoli soggetti sconosciuti e pseudo-reali esalta la solitudine, consolata da desideri condivisi in astratto che non si realizzano mai o che, casomai realizzati, vengono sostituiti da nuovi desideri, spesso indotti dalla rete che connette quegli individui, in un'infinita moltiplicazione di traguardi effimeri, come un caleidoscopio.
Il desiderio distacca l'individuo dal tessuto sociale perché è suo, solo suo, e popola i suoi sogni. Non solo, distrugge anche l'ultima cellula comunista della società, che è la famiglia. La famiglia ha senso in quanto cellula di individui che condividono aspirazioni e sacrifici, sulla base di una solidarietà che accomuna le generazioni e trasmette valori comuni nei quali riconoscersi. Ma basta instillare desideri individuali nei suoi componenti (spesso desideri inconfessabili o segreti) ed ecco che il principio di solidarietà viene meno e ciascuno comincia a navigare in solitario verso le proprie isole di utopia.
Se questo è il quadro (e a me sembra un quadro abbastanza credibile), come trasmettere i valori dell'antifascismo, della democrazia sostanziale, della storia, a generazioni che non sono insensibili agli scenari di lotta dei loro nonni, ma semplicemente non posseggono strumenti per agganciarsi a un mondo a loro sconosciuto, che non esiste più?
Come superare la barriera della verità, che rende termini quali giustizia, uguaglianza, libertà, di cui tutti abusano, termini concreti, da vivere sulla propria pelle? Come distinguere la forma dalla sostanza?
Io sono convinto che l'unica strada percorribile sia quella di agire sul concetto di libertà.
È quello che più direttamente può essere sperimentato nel concreto, e dalla sostanza del quale poi derivano gli altri.
L'obiettivo dovrebbe essere quello di esaltare il concetto di libertà dimostrando come l'apparente libertà che viene propinata in milioni di forme baluginanti sia solo un inganno, un espediente per conculcare la vera libertà.
Chi vede l'inganno della falsa libertà profusa per annebbiare le coscienze, poi vede chiaramente anche le mistificazioni che stanno dietro i concetti di giustizia, di uguaglianza e di democrazia.
Può esistere un giustizia fascista, una forma di uguaglianza spacciata dai fascisti in doppiopetto, una democrazia piegata agli interessi fascisti, ma non esiste e non esisterà mai una libertà fascista.
Distruggere la falsa idea di libertà diffusa artatamente dal sistema, a mio modo di vedere significa risvegliare le coscienze alla diversità invalicabile nei confronti del fascismo travestito da perbenismo. E dare un senso a nuove forme di resistenza.
Scusate la lunghezza, ma il 25 aprile cade una sola volta all'anno.
edoardo777
Concordo su tutto. Soprattutto sul tema desiderio e libertà.
Credo che quello che hai scritto sia molto aderente ad una probabile verità. La mia compagna andò a Leningrado prima e dopo il golpe russo. Prima, col comunismo, i supermercati erano quasi vuoti di prodotti che però venivano acquistati. Dopo i supermercati divennero pieni di beni di consumo perché il prezzo andò alle stelle ma erano felici lo stesso perché potevano 'avere cose'.
paolopesce
Ciao.
Condivido, soprattutto riguardo i ragazzi.
Non ho certezze, ma potrebbero anche essere generazioni migliori delle precedenti.
Ho fiducia!
Come sempre Edo coglie nel segno. La storia della mia famiglia mi aiuta molto con i ragazzi ma naturalmente non basta. Mi preoccupo leggano il più possibile, uscendo naturalmente dagli schemi imposti dal caleidoscopio dei desideri effimeri e della gratificazione istantanea del consumo che oramai trascende i beni materiali arrivando agli stimoli superficiali dei bisogni soggettivi fino al bombardamento di nozioni vuote, dei milioni di risposte senza domande.
Approfondire, leggere i classici e studiare la storia ė l’unica via per distinguere tra cose importante e fatue, i torti dalle ragioni e le contraddizioni di una realtà che è sempre fatta di curve e tornanti in salita. La voglia di socializzare spegnendo il cellulare e circondarsi di gente pensante e informata.
Non ho altre ricette e mi consolo vedendo Marta a 17 anni con la luce accesa e il cellulare spento, e con lei i suoi amici. Teatro, letture, canzoni… domande su domande per trovare la strada verso l’emancipazione e stracciare la libertà di cartapesta che ci viene propinata per spiccare il volo: sono ottimista come Alfredo… forza ragazzi!
Il 25 Aprile 2024 ė passato. Rileggevo stamane un grande discorso di Pietro Calamandrei.
“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione”
Sarebbe la Carta sulla quale dicono di aver “giurato” i neofascisti alla guida del Paese. Il presidente del Senato della Repubblica si chiama Ignazio Benito Maria… non lo dimentico in qualsiasi giorno dell’anno.
AleR Siamo quasi coetanei, io ne faccio 55 a fine maggio. 'Fascisti ed antifasciasti' sono due etichette del '900 che identificano però due tipologie di forma mentis che esistono da sempre nelle società umane. Da qui la facilità di superare la dicotomia che hai citato. Da una parte chi anela la libertà per se e per tutti, l'eguaglianza delle opportunità, la fratellanza e la solidarietà tra umani di qualsiasi tipologia (es., religione, genere, colore, etc) e la difesa di chi è più debole. Dall'altra chi ha paura dell'altrui e del diverso, chi ha timore di perdere privilegi di casta o classe sociale, chi trova disagio nell'incapacità di concepire che l'altro per l'altro sei tu, chi si sente più sicuro all'interno di ferrei binari sui quali vuole che tutti viaggino, a costo di farlo con la violenza. Curioso (o forse no) come vi sia una convergenza tra i valori esplicitati sopra e la parte sana di tanti pensieri religiosi e filosofici. I giovani oggi possiamo non capirli, ma hanno eccome valori, che io cerco d capire parlando con loro. W la libertà, tutti i giorni dell'anno.
paolopesce Siamo quasi coetanei, io ne faccio 55 a fine maggio.
Io il 28
Carissimo Edoardo,
questi tuoi post sono di una lucidità tale, nel tuo svilupparne i temi, che, oltre ad essere un “respiro” per chi li vuole leggere (nel senso di lĕgĕre, cioè «raccogliere», come si fa con i frutti), mi fanno pensare, d’altra parte, come sia possibile trovare tanta superficialità e cazzate sulla maggior parte di quotidiani,riviste, tv e social,le cui parole provengono spesso da “professionisti”, più o meno pagati per elaborare pensieri ( con rispetto parlando del concetto di pensiero!)
Ma torniamo ai giovani ed al tema grande come una montagna.
“I nostri figli e nipoti per cosa dovrebbero lottare?”
ed ancora
“…i poteri si saldano, e si saldano sempre in una visione "atlantica" che non lascia spazio a conquiste sostanziali.”
Ho sempre pensato che la presa di coscienza di una condizione emerga o da fattori culturali, legati al pensiero intellettuale ( così, storicamente,per le così dette “avanguardie”) oppure dallo stato delle cose, cioè le condizioni di vita.
Quale esempio storico fra i tanti,la Giornata internazionale delle donne, il 23 febbraio del 1917,quando migliaia di operaie delle fabbriche si radunarono nel centro di San Pietroburgo. Si unirono a loro schiere di lavoratori e lavoratrici scontenti e affamati, ma alcuni dei rivoluzionari rimasero scettici. Il mefiocre Aleksandr Sljapnikov era una delle figure principali del movimento bolscevico, e sulle proteste disse questa frase «Date ai lavoratori mezzo chilo di pane e il movimento si esaurirà».
Contrariamente alle sue previsioni negli ultimi giorni di febbraio i disordini non fecero che aumentare perchè all’inizio del 1917 San Pietroburgo era una polveriera di rabbia e disperazione.
Questo è solo un esempio lontano per dire come le condizioni ed i problemi individuali possano diventare coscienza, andare oltre l’individualismo,per trasformarsi in collettività ed essere propedeutici a lotte e mutamenti.
Oggi in Occidente non è, al di là di minoranze di “sotto-proletariato”, la fame e quella miseria che riguarda strati di popolazione ed, in particolare, i ragazzi.
Il problema più importante per loro è la precarietà diffusa, come stile di vita, sia materiale che psicologico ( depressioni ed ansie sono frequentissime).
Stiamo vivendo da decenni la fine del sistema capitalistico, fine che sarà ancora molto lunga, ma inevitabile.
Non ha questo sistema nemici potenti, ma sta implodendo su stesso.
Ha fallito, perchè non è più in grado di mantenere le promesse del “benessere diffuso”, della (pseudo) “felicità”per tutti,cioè le illusioni di magnifiche sorti e progressive del liberismo e della prevalenza dell’iniziativa privata che, a caduta, avrebbe distribuito ricchezza ai più.
Questo sistema è un’animale malato, ferito, che per continuare a vivere peggiora,diviene cattivo, violento.
Non solo guerra, repressione, manganelli, non solo i tagli al welfare, la lesione del principio di solidarietà, la povertà in aumento costante,ma anche quella violenza meno evidente, più psicologica ( come spiegava Wilhelm Reich ai suoi tempi scrivendo del fascismo).
Cioè le gabbie, l’inibizione delle proprie aspirazioni, dei propri diritti di viventi e cittadini,dei desideri,per imporre una sottomissione, sempre più simile allo schiavismo, materiale e mentale.
Ed è questo il fascismo più pericoloso, anche dei burattini, delle figurine per nostalgici dei vari duci del passato,che governano in Italia ed altrove.
Questo oggi riguarda tutti, ma i ragazzi non hanno vissuto i periodi precedenti e ci sono nati in questa fase storica.
E se la vivono e se la dovranno affrontare nel prossimo futuro.
Penso quindi che stiano percependo questo nuovo tipo di “fame” che quando diviene
( o diventerà) intollerabile,formerà molte coscienze, cioè il processo dall’individualismo
( il privato ) verso il politico.
E lo farà anche per molti giovani, diciamo, più fragili intellettualmente, ovvero quelli che oggi sembrano indifferenti o globalizzati.
Ma certamente e comunque umanissimi!
Perchè la fame è fame, un’istinto ed una necessità che puoi tentare di sopire, ma da qualche parte riemerge, come i fili d’erba nelle fughe dei selciati o nell’asfalto.
Come hai concluso nel tuo post, la ricerca della libertà, della possibilità di una vita che abbia un senso, penso sia l’energia ( anche istintiva) che potrà mutare qualcosa, ed unire quella parte di giovani che per cultura e condizioni hanno già ben chiara l’evidenza del potere, della repressione, del patriarcato, ecc., a coloro che oggi sono “dormienti”, anestetizzati dai mass media, dalla famiglia stessa, dalle proprie piccole e spesso inutili “esigenze” individuali.
In genere è più probabile che la realtà svegli un giovane rispetto ad un adulto, anche, se non altro, per un fatto di energie potenziali.
Sarà un percorso complesso, pieno di ostacoli,contraddizioni ed anche sofferenze,
ma credo ( e voglio credere) che i giovani ( di oggi e di domani) ne possano uscire vivi, in tutti i sensi!
Non è solo il mio ottimismo o speranza.
Anche questo, ma è la storia dell’uomo che mi induce a pensare che, nonostante le apparenze, un ciclo stia per concludersi e, come sempre, dalle macerie nascerà qualcosa di meglio!
Non sarà per me o per noi, ma per loro è possibile.
Saluti, a te ed agli altri “resistenti”!
Grazie ancora per i tuoi contributi.
Ammiro il tuo ottimismo. Personalmente non sono così convinto che il determinismo storico conduca al crollo per implosione del capitalismo. Molti segnali inducono a ritenere più probabile uno scenario di scontro. Il capitalismo che getta la maschera (già ha tradito i principi liberali e trasformato lo stato di diritto in stato di dovere) e si trasforma in regime monolitico, arroccato in difesa degli egoismi sotto l'assalto di realtà esterne. Ci vorrebbe troppo tempo per analizzare qui tutte le componenti e le variabili. Una, per esempio, è la carenza di cultura civica da parte di masse di giovani il cui numero è largamente sottovalutato. Ragazzi che non hanno il supporto di una famiglia o di un ambito sociale in cui riconoscersi, spesso adolescenti cresciuti soli ed emarginati, facile preda per le organizzazioni criminali e, per travaso, dei vari fascismi di stato. Negli anni 40 si lottava e talvolta si rapinava per il pane. Gli adolescenti d'oggi rapinano per un orologio di lusso o un telefonino. Costituiscono il brodo di cultura dei poteri. Non solo gli emarginati, ma anche tutti coloro che sono stati cresciuti nella civiltà consumistica dagli anni 80 in poi. In larga maggioranza senza leggere, senza visione corretta della realtà sociale. Entra nelle case dei 30enni/40enni, anche brave persone con figli e lavori che garantiscono la sopravvivenza. Guarda bene le loro case. Non vedrai una libreria. Le loro fonti di informazione sono la TV, internet e telefono. Vale a dire uno stile di comunicazione dove tutto vale e dove sono del tutto assenti sia le priorità sia i tempi di riflessione sia la valutazione delle cause lontane di ogni avvenimento. Precario il lavoro, precarie le fonti d'informazione. Numerose, ma prive di sostanza. E questo rende intere generazioni manipolabili.
Proprio ieri mia sorella (presidente ANPI a Como) mi faceva notare, in una foto, le facce dei ragazzi partigiani. Mi sfidava a indovinare la loro età. I 20/25enni di allora sembravano i 40enni di oggi. Ragazzi nati negli anni 20 o 30 che cominciavano a lavorare dopo la terza elementare, nei migliori dei casi dopo la quinta. Ragazzi che conoscevano il sapore del sacrificio e il prezzo che costano le conquiste. Ragazzi assetati di libertà che resistevano per ore alle torture. Un ragazzo d'oggi forse non resisterebbe 10 minuti senza potersi scattare un selfie. Non è una differenza da poco. Tra le varie vicissitudini del mio percorso di studi, ho anche avuto la fortuna o la sfortuna di fare un corso con l'esimio professor Gianfranco Miglio. Lui, il reazionario. Era un corso sul "Begriff des Politischen" di Carl Schmitt (Il concetto di politicità). Tra le tante cazzate, guardando la storia Miglio diceva una cosa apparentemente cinica ma in parte vera: non esiste cambiamento reale senza morti. Secondo la sua visione, tutti i cambiamenti pacifici sono solo suggestioni del potere, illusioni per sopire il malcontento, mutamenti che non incidevano la sostanza delle cose. Senza una dialettica estrema, non esisterebbe sintesi politica. Il mondo d'oggi è fortemente inquinato da cambiamenti vorticosi e illusori. Distinguere una verità certa e un percorso certo è difficile per tutti. Immagina quanto per un ragazzo serio e pulito, bersagliato da tutte parti. Non è colpa loro se la coscienza di classe e anche meno, il concetto di identità sociale per esempio, sono assenti. Non è pessimismo rendersi conto che i giovani in grado di resistere e lottare siano una minoranza. Credo che sia un dato reale. Tuttavia le avanguardie, per quanto minoritarie, possono cambiare il mondo.
Ripeto, non c'è modo di analizzare tutte le variabili, ci vorrebbe un libro di 300 pagine, ma ci sono molti spunti su cui riflettere per smascherare le false verità e i falsi cambiamenti. La domanda è: dove? su quale mezzo d'informazione? con quale eco? Siamo al punto (esempio calcistico) che se tu sei Genoano ti fanno vedere il Genoa, ma ti lasciano totalmente all'oscuro su tutte le altre squadre del campionato, ti precludono la visione d'insieme. Ormai le fonti d'informazione e di formazione sono "à la carte", danno a te quel che sanno che ti piace e agli altri quello che agli altri piace, così ognuno rimane isolato nelle sue certezze (o nella sua nebbia intellettuale). Ci sono temi che andrebbero affrontati alle radici, scavando decine di metri sotto terra, ma chi ci prova? Con quali mezzi? Anche temi che potrebbero avere grande presa sui giovani, per esempio gli effetti perversi del proibizionismo o degli steccati cosiddetti "morali", non vengono nemmeno sfiorati perché richiederebbero dibattiti profondi e non ci stanno nei 3 minuti o nelle 40 righe dell'informazione televisiva o giornalistica. A me fa schifo, sempre per esempio, che con un tasso di povertà che in certi paesi occidentali "del benessere" sfiora il 30%, gli stati finanzino con miliardi di euro la malavita attraverso il proibizionismo della droga. Mi scandalizza che il mondo della droga e una pioggia di denaro incalcolabile venga delegato alla criminalità organizzata ben orchestrata dai servizi segreti. Lo dico a te. E a chi altro? Posso provare a fare un titolo su un giornale, un titolo credibile e ad effetto: "Giorgia Meloni finanzia la malavita". E lo posso dimostrare. Ma dove lo pubblico quel titolo? Quale testata "autorevole" me lo pubblica? Posso metterlo in internet, grande libertà, dove si perde nel milione di cazzate sparate ogni minuto. Così una battaglia che potrebbe avere presa sui giovani e fare riflettere, partendo da un dato marginale, sui meccanismi truccati degli apparati statali, che ti negano sussidi di povertà, ma arricchiscono le cosche che al momento opportuno rendono i favori richiesti, rimane una battaglia silenziosa, che non esce dalle 4 mura di un covo di inguaribili libertari frustrati. Insomma, la formazione di una coscienza ribelle è molto difficile, spesso per l'elevata molteplicità di tante ribellioni individuali alle quali manca il cemento per coordinarle in una visione d'insieme della società e dei suoi funzionamenti.
Io spero che in qualche modo gli emarginati (ricchi e poveri, perché oggi anche quasi tutti i ragazzi benestanti sono culturalmente emarginati) si saldino in un'unica coscienza e formino la resistenza di oggi e di domani. Lo spero vivamente. È già bello sapere che noi, qui sopra, pur nelle grandi differenze, teniamo una fiammella accesa.
Ti abbraccio, amico e compagno (cit. Pertini).
edoardo777
Cari compagni amici, tra i vostri scritti infilo una mia pillola.
Il capitalismo è tuttora vincente. Le sue evoluzioni e modifiche tollerate dalla maggioranza umana che si esprime gli rende la vittoria continua. Non saremo noi, che critichiamo quel sistema, a dargli mazzate come fecero col muro di Berlino e lo faremo crollare. Concordo con Alfredo che se sarà sarà un atto energetico a far cambiare rotta a quest'umanita' agonizzante. Saranno i giovani forse, più facilmente loro. Con la loro pulsante energia ma non con IDEE. Il capitalismo ha fagocitato le idee rendendole mansuete e non pericolose per le lobbies che hanno asserviti tutti i politici di turno. Chi sgarra viene massacrato dai mezzi di comunicazione che sono imbavagliati dentro e fuori.
edoardo777 Posso provare a fare un titolo su un giornale, un titolo credibile e ad effetto: "Giorgia Meloni finanzia la malavita". E lo posso dimostrare. Ma dove lo pubblico quel titolo? Quale testata "autorevole" me lo pubblica?
Ciao Edo… se il Presidente del Consiglio utilizza, come sta facendo, i suoi mezzi per attaccare Scurati, Saviano o addirittura la Ferragni e il tutto passa (quasi) sotto silenzio come fosse normale, siamo messi male.
Programmi cancellati, interventi annullati selettivamente servono non tanto per il caso specifico ma costituiscono un potente deterrente al dissenso visto che gli editori dipendono da concessioni oppure da pubblicità di aziende che a loro volta non hanno alcun interesse ad essere invisi al Governo. Se questo produrrà paradossalmente un dissenso più radicale e paradossalmente lo stimolerà in una realtà complessa come quella contemporanea, non lo posso prevedere.
Di certo fa impressione questa pervicace e sguaiata insofferenza del potere verso singoli professionisti dissenzienti, non solo personaggi televisivi e scrittori ma anche prof. universitari e varia umanità. Al netto delle opinioni mi fece impressione il video della magistrata “pro migranti” pubblicato per scherno e discredito dal vice presidente del Consiglio nonché ministro in carica ed ex inquilino del Viminale. La fanno passare per propaganda (il cui eccesso riporta a tempi bui della fine della grande guerra in Europa), ma il messaggio nemmeno subliminale verso colonnelli, caporali e sergenti è molto chiaro. Figurarsi come la prendono i tremebondi funzionari e dirigenti delle testate giornalistiche o gli inserzionisti…
Tornando al tema del thread è tutto un susseguirsi di distinguo e rimpallo delle tesi insopportabili per le quali l’antifascismo sarebbe anacronistico, da considerare alla stregua dell’ anticomunismo qui in Italia da parte di personaggi che sono arrivati a definire Via Rasella come azione improvvida sostenendo che i giustiziati delle Ardeatine avrebbero pensato male dei partigiani con la pistola alla tempia. Come se un azione di guerra prevedesse che i pazzi sanguinari uccidano dieci volte le vittime… tra l’altro definiti “poveri orchestrali” e non un reggimento delle SS a cui non bastò la vendetta romana ma si rese protagonista di ulteriori stermini al centro nord durante l’infame ritirata.
Censura selettiva, propaganda a nastro, falsi storici sostenuti dalla seconda carica dello Stato: siamo messi maluccio.
Un post sul muretto vi seppellirà
La cosa più grave, per chi crede almeno nella correttezza dello stato di diritto, è che da decenni si susseguono governi che non sono "governi della Repubblica Italiana", ma governi delle cosche e delle faide. Nei paesi civili chi accetta incarichi di governo smette di fare politica, nel presente e nel futuro, e prova ad occuparsi degli interessi di tutti. Ora, con il governo in mano ai tagliagole che inutilmente si è tentato di tenere ai margini del confronto democratico, questa pratica ha raggiunto livelli da regimi africani. Siamo al governo delle vendette. E al peggio non c'è limite, attenzione. Candideranno Gilardino alla difesa.
edoardo777 Candideranno Gilardino alla difesa.
Dopo stasera lo candidano all'attacco
Il 2% è già attivo da 2 ore. Alla faccia del I Maggio, festa dei lavoratori!