Non ho chat, social o gruppi whatsapp… l’unico sopravvissuto è con Alfredo, Antonio, Corrado e Bruce che attiviamo una volta l’anno per la trasferta di Udine.
Non ho tempo di conversare privatamente nemmeno con mia moglie a causa del lavoro, pervasivo della quasi totalità della mia vita, esclusa la famiglia, per quel poco, e le ore strappate al sonno che dedico a QdM per piacere personale, amore del Genoa CFC (ideale di per se innocuo) e per tradire l’insonnia.
Non ho certezze ma inesauribile curiosità, unita alla consapevolezza su come, nella vita, i risultati si ottengono quasi esclusivamente per impegno pervicace e costanza, senza i quali nessun talento porterà mai a risultati.
Non ho idee precostituite se non quella di essere profondamente ignorante, pur avendo maturato con le letture e l’osservazione della misera condizione umana alcuni trucchetti utili a comprenderla.
Non ho fiducia nelle persone. Troppo complicato discernere tra pulsioni naturali e interazioni sociali: la mia cagnolina vive tranquillamente, scodinzolando, in due dimensioni. La prima oggettiva, costituita dall’acqua, il cibo e l’albero sotto cui fa pipì e l’altra soggettiva, composta di fame, desiderio, paura, ansia oppure gioia quando riceve un gesto d’affetto.
Gli uomini ne hanno una terza fatta di invenzioni come il denaro, la religione o le Società per azioni.
Tra le più geniali creazioni oniriche dell’umanità annovero l’anima che differenzierebbe gli uomini dagli animali: una cagata pazzesca sulla base della quale sono stati giustificati abomini millenari. Fino ad arrivare a teorizzare di “anime superiori” rispetto a quelle di altri uomini per giustificarne lo sterminio.
Questa terza dimensione, interagendo con le altre, ha consentito opere incredibili, frutto della cooperazione di forze e intelligenze di gruppi allargati con un obiettivo comune. Ma sempre, sfortunatamente, in funzione del controllo. Anche il comunismo, piaccia oppure no, ormai simbolo della sconfitta delle teorie collettive rispetto all’individualismo più sfrenato (semplicemente più funzionale ai gruppi dominanti ndr).
Pochi sapiens controllano da millenni moltitudini di altri servendosi alla bisogna, in epoche diverse e combinandole. delle narrazioni: pettegolezzo, miti, religione, denaro, teorie politiche, economiche e chi più ne ha più ne metta. Il maledettissimo potere che tutto sfrutta e fagocita.
La sanguinolenta moneta per cui si corrompe, tradisce e uccide costituisce solo un mezzo onirico di interazione collettiva inventato per superare il baratto consentendo di controllare le masse sempre più allargate: il fine è sempre il controllo.
Per questo diffido delle parole, mi fanno paura perché costituiscono il sistema operativo dell’umanità in funzione del potere. Anche tra due persone, fateci caso, “comanda” la narrazione più potente come in azienda o in politica. Preferisco fidarmi dei fatti.
Rispetto e riconosco l’importanza dei numeri ma non li eleggo a religione. Pur determinanti per fare luce su alcuni particolari non sono sufficienti a spiegare la realtà in quanto la complessità non si somma, moltiplica o divide ma si compone.
Gli algoritmi sono semplicemente sequenze logiche impostate dagli uomini nei calcolatori per risolvere problemi: per arrivare a Z prima ordina A B e C, poi somma, dopo riordina e dividi. La potenza dei calcolatori è tale che velocità e dimensione dei dati gestiti rendono risultati inarrivabili per la mente umana. Di fatto stiamo insegnando a ragionare alle macchine, nella speranza non diventi l’ennesima religione in grado di far danni peggiori di quelle “passate”.
Non credo alla gratitudine, se non parliamo di animali, piuttosto nella lealtà nei rari rapporti scevri da interessi.
Nessuno potrà mai affermare, dicendo il vero, di avermi visto o sentito mentre cucivo cappotti addosso a questo o quello al di fuori di questo spazio.
Ho sempre risposto direttamente con alcune asperità e cadute di stile ma sempre “parando i pugni con la faccia” senza mezze frasi, doppi sensi, evocazioni, rimandi… nessuna tattica, complimento, dedica, insomma espedienti per imbonire l’interlocutore (chiunque esso sia).
Infine, ritengo l’ipocrisia una delle peggiori caratteristiche delle persone… l’omaggio del vizio alla virtù: attenzione.