AleR mi preoccuperei di trovare e proporre candidati con competenze chiare e specifiche nei campi che vorrei coprire
L'isola di Utopia è tre svolte a destra di dove cala la luna. Ma guarda la luna, non il dito.
Competenza dei candidati? Facciamo un passo indietro.
Siamo a che, se uno ha i soldi, le Tv e i giornali, si fa un partito. Anche se è digiuno di politica. Ma questo non scandalizza nessuno. Avesse usato le sue influenze per farsi primario di oncologia e divertirsi a macellare dei poveri disgraziati, sai che scandalo! Il chirurgo deve avere una formazione, il cuoco pure, ma il politico lo può fare chiunque. Basta proporsi.
Da allora è cominciata la deriva. Chiunque avesse tempo da perdere e qualche amico social, si alza il mattino e fonda un partito. Non sa niente delle oscure pieghe della storia, niente dell'arte della diplomazia, niente della differenza tra teoria e pratica, niente di niente, ancor meno di uno che si inventa capo-ultras e almeno sa fare i cori. Niente. Sa solo ripetere all'infinito il karma che il popolo ha sempre ragione e chi prende più voti vince. Ma va? Togliatti aveva un sacro disprezzo delle masse e un sacro rispetto per le avanguardie. Condivideva con Stalin l'idea che più è larga la platea più numerose sono le bestie e gli ignoranti. Ma questi, usciti freschi freschi da una discoteca o da una boutique, sanno solo dire che il popolo ha sempre ragione. Non fanno politica, ma solo scontri permanenti con gli avversari. Lo scontro li consola della frustrazione di non sapere da che parte girarsi nelle pagine della cronaca.
Prima di quello "che la ministra norvegese è una gran figa", nella vituperata Prima Repubblica in cui si cimentavano, nel bene e nel male, gli Andreotti, i Craxi e i Berlinguer, chi faceva politica cominciava da ragazzino ad attaccare manifesti e a seguire, tacendo, i dibattiti interni. A leggere i giornali, talvolta incaricato di fare riassunti per i capi. A seguire gli anziani in certi incontri con la gente (che erano persone prima che elettori), sempre tacendo per evitare di beccarsi un pattone. Dopo qualche anno riceveva un incarico interno e il diritto di parola. Scribacchiava su qualche opuscolo, veniva autorizzato a parlare in pubblico. Nelle campagne elettorali si sussava tre mesi di sbattimenti al seguito degli anziani, nelle fabbriche, dalle sartine, dai commercianti, dagli industriali, dagli allevatori di maiali, dalle organizzazioni della carità, di qua e di là, matrimoni e funerali. Già trentenne gli affidavano qualche incarico alla bocciofila o in qualche associazione di disabili. Lo infilavano negli scioperi o contro gli scioperi. Veniva schedato dalla polizia. Alla fine, se non era uno stronzo, lo mettevano in lista per il Consiglio Comunale o per una vicesegreteria di una sezione locale del partito. Quando arrivava a concorrere per entrare in Parlamento era ormai un quarantenne selezionato e sperimentato. Un professionista della politica, dicevano con disprezzo i qualunquisti. Appunto.
Oggi un ragazzo men che trentenne, con una discreta parlantina e un po' di strafottenza, fonda un partito da un giorno all'altro o si infila in una formazione esistente un po' arenata, le cambia il nome, sposa una giornalista o una pubblicitaria, si inventa 4 slogan e con quelli, ripetuti a cantilena, si fa una campagna elettorale. Alla gente non si propongono idee, ma suggestioni. Si vende la politica come si vende una crociera.
E alla fine si aspira al potere assoluto, che sarebbe affidare ogni carica al voto del popolo, purché sia una carica politica, perché il voto del popolo è sacrosanto se vota il Presidente del Consiglio, ma il capo dei pompieri, cazzo no, per quello bisogna avere una certa competenza.
Da oggi in avanti faccio un bel riassunto delle mie esperienze e comincio da dove è giusto cominciare. Lo dico.
Ho le palle piene della democrazia.
È il più imbelle, peloso e inefficiente sistema di governo. L'apoteosi dei mediocri, manovrati come marionette dai veri detentori del potere.
E ho le palle piene del voto popolare degli ignoranti e degli egoisti.
Come diceva Platone, la politica è campo per gli aristoi (i migliori), ma l'aristocrazia come sistema di governo ha un difettuccio: che vorrei essere io a stabilire chi sono i migliori. E allora, anziché stabilire criteri oggettivi per selezionare i migliori da porre in votazione, si inventa la democrazia. Un ripiego dettato dalla paura. Un sistema dove chiunque, anche un esagitato minus habens, può chiedere il voto al popolo (che in origine erano solo i cavalieri, mica gli ignoranti).
Ormai ho smesso di votare da decenni. L'ultima volta c'era ancora Berlinguer. Ho frequentato un sacco di sigle di sinistra che non me le ricordo. PCI me lo ricordo, Psiup, Rifondazione, chissà quante altre. Conoscevo Pannella, la mia prima moglie a volte lo invitava a cena. Così ho votato tutti i candidati provocatori di Pannella, altro che Salis, magari con voto disgiunto tra camera e senato. Valpreda, Birindelli, Tortora, Cicciolina, tutti salvo Toni Negri, perché sapevo che fetente fosse.
Adesso basta. Basta candidati senza un curriculum e le esperienze necessarie per ottenere la patente di candidati.
Basta parlamentari usati come gregge agli ordini di un leader di partito.
Basta tutti elettori. E che cazzo! Vota chi ha fatto studi superiori, chi ha dimostrato senso civico in attività di volontariato, chi ha svolto attività associativa, chi ha fatto parte attiva nei sindacati o nelle associazioni professionali, chi tiene al Genoa. Gli ignoranti e gli egoisti interessati solo ai loro traffici, niente diritti elettorali. Che si fottano.
Il 2% di stanza in quel di Venezia, vedremo.
Giornali e TV lasciamo perdere. Alimentano la campagna elettorale perenne dando risalto ad ogni scorreggia dei politici alla ribalta, trasformandoli in divi da Oscar. Se poi arriva una che parla facendo le espressioni di una bambina delle elementari, Faccette Nera la chiamo, apriti cielo! Ogni occasione è buona per confondere politica e gossip.
Alla TV Svizzera c'era un protocollo in base al quale si riferiva sui politici solo in presenza di atti pubblici o di pubblici provvedimenti. Se Pinco Pallo promulgava una legge sulla tutela dei cani o delle pinete si dava conto della legge e si citava l'autore. Se il medesimo Pinco Pallo inaugurava una mostra e nel pistolotto dava dello stronzo a un avversario o a sua sorella, si trattava di un avvenimento privo di interesse pubblico, non lo si citava nel TG, eventualmente se ne occupavano quelli del gossip, ma mica sempre. Grande lezione di civiltà dove si considerano i politici come servitori e non come protagonisti alla ribalta.
Vabbé, dai, basta. Tutta colpa del post di Ianna, che (lo segnalo ai distratti) era scomparso e non scriveva più sulla Pravda di Mashi. Ciao guaglio'!