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In un brutto giorno di marzo, atmosfericamente, vinciamo il nostro scudetto, che non è quello della stella, ma quello che ci possiamo permettere, date le premesse, e cioè quello della salvezza.
A guardar bene, un'impresa. Applausi a tutti, giocatori, tecnici e dirigenti.
Come scriverebbe Pierino "a differenza di altre volte, il primo tempo del Genoa è stato pressoché uguale". Vale a dire, controllo del gioco, qualche affanno in ripartenza, qualche errore di misura. Ma ci sono stati due lampi illuminanti, anzi folgoranti, dell'inedita coppia Malinovskij-Miretti. La conferma che la qualità paga sempre.
Ma attenzione, niente succede per caso. Le due splendide giocate sono state favorite da un'impostazione tattica preparata in settimana da Vieira. Pinamonti, anziché stazionare al centro incollandosi al marcatore, come al solito, si allargava all'esterno, prevalentemente a sinistra, e Miretti si inseriva nella spazio lasciato libero. Poi, è vero, ci volevano le palle telecomandate di Ruslan, che potrebbe comodamente sostituire i satelliti di Musk per guidare sul bersaglio di missilini di Zelevsky. Sotto la pioggia, nella sgradevole nebbia dei fumogeni, si intravedeva un Genoa autoritario e tranquillo, nemmeno troppo assatanato, ma indirizzato a fare sua la partita. In questo primo tempo c'è stata anche una bella lettura di Vieira, che spostava la marcatura di Vasquez da Hrstovic al fastidioso Helgason e da quel momento il figlio di Helga (raro esempio di patronimico al femminile) non toccava più palla.
Dopo l'intervallo Giampaolo cambiava gli esterni, il Genoa si presentava nella stessa formazione iniziale. Un bel quarto d'ora dei nostri, apparentemente padroni del campo. Poi, inopinatamente, il solito falletto di mano di dubbia interpretazione procurava un rigorino per il Lecce. Purtroppo i Grifoni si lasciavano prendere dal nervosismo e il centrocampo, dove Malinovskij era stato sosituito, si sfaldava. Le buone trame della prima ora lasciavano posto a rinvii alla cieca e a palloni buttati avanti nel nulla. Un finale di sofferenza inaspettato per come si era sviluppata la partita, ma senza beffa finale. Così si incrinava il record di Giampaolo, prestigioso per lui e per i suoi stretti familiari, di non aver mai perso contro il Genoa.
Luminoso Malinovskij, davvero un grande rientro. Ottima la difesa, che prende gol solo su calci piazzati o su rigori del cazzo. Masini dovrebbe aggiungere una T al suo cognome e annunciarsi come Mastini, inesauribile dal primo all'ultimo minuto. Miretti, dalla partita di San Siro in poi, è diventato un fattore. Non solo per gli assist e non solo per i gol, ma per la capacità di contrastare e rincorrere gli avversari come prima non faceva o non poteva. Grande acquisto per questo finale.
Ora si pedala in discesa. I più delusi, sotto sotto, siamo noi, dipendenti dalla tossicità della sofferenza. Ce ne faremo una ragione,