edoardo777 L'usura è propria di tutti i lavori che sono lontani dalle aspirazioni, dai sogni e dalle inclinazioni dei cittadini che lavorano.

Non sono convinto Edo, nel senso che io consideravo letteralmente le conseguenze dirette di un determinato lavoro escludendo esplicitamente la frustrazione di non sentirsi realizzati.

In questo senso retribuire la gente per stare a casa non li porterà a dipingere o scrivere ma in larga parte ad ubriacarsi e picchiare le mogli. L’auto-realizzazione al vertice della piramide necessità di consapevolezza e riconoscimento sociale.

Questo non per smentire la tua mirabile ricostruzione ma per rappresentare la complessità di modelli alternativi al capitalismo in merito al quale mi unisco con entusiasmo alla tua analisi sul fallimento delle pari opportunità in partenza, sempre meglio della frustrazione dittatoriale di qualsiasi opportunità (tolta quella di scalare la piramide burocratica per pochissimi) del socialismo reale.

Come quasi sempre non ho risposte “pret a poter”… mi limito a constatare la crisi esistenziale del modello novecentesco occidentale senza alternative plausibili (a mio modo di vedere ndr)

    Criscitalebano Ianna ha detto stop, l'ultima volta che ha parlato di Genoa ci allenava Scoglio 😛 se dice che abbiamo toccato dolenti note, abbiamo toccato dolenti note.

      Zatopek

      Menin belino 😁 ha scritto bene Balbotin: 130 anni di fatiche alla Sisifo.

      Uno si fa imbertare da Mashiro 😁 e pensa di fare un anno tranquillo, dopo cinque minuti della prima in casa si rende conto che il masso è rotolato a valle ed averlo camallato in vetta è stato l’ennesimo sforzo inutile.

      In compenso si prova una certa gioia a camallare ma soprattutto nel rendersi conto di farlo in compagnia di un centinaio di migliaia di masochisti uguali a te. Ho letto di uno che si fa chiamare Zapotek 😁 una belina che levati 😁😁

      Dovremmo ottenere la pensione anticipata a 42 anni come ai bei tempi dalle parti di Avellino o Benevento… così continueremmo a camallare con la consolazione di essere camallati dai belinoni costretti a lavorare fino a 67;

      manco quello 😉

        mashiro non ho mai detto di chiudere Ot sarebbe un suicidio per me che mi nutro di ot🙂
        Mashi sono in debito con te per scrivere che non è vero che non parlo di Genoa.
        Da domani scorteccio parole e mi faccio un vademecum..
        Una delle ultime volte fui lapidato virtualmente dal Censore😁
        Fu apripista e altri ne seguirono e seguiranno 😘
        Edo domani mattina 435 mi leggo il tuo post intanto guarda sta belin di posta🙂
        Mi perdo Barbero e soprattutto Eziolino Capuano ma la sveglia per gli usuranti suona sempre alle 430.
        Notte Figgeu
        IannA

        • mashiro ha risposto a questo messaggio

          edoardo777
          Come sempre, politicamente parlando, la penso come te. Il lavoro svuotato di alcune sue componenti non diventa più tale e nemmeno valutabile. Lo youtuber che cita Mashi, è un semi-lavoratore nel senso vero di lavoratore. Ciò che ha creato o gli è stato possibile creare era a portata di intelligenza e acume. Ma non riesco a fare paragoni con i tuoi esempi di remunerazioni differenti tra Italia e altri paesi.

          4Mazzi
          Le mythe de Sisyphe - grande libro.

          Ho letto tante cose interessanti, alcune per me molto vicine a ciò che penso, alcune un po’ meno, voglio solo sfruttare ciò che diceva @mashiro riguardo alla casalinga di Voghera e Obama (avete letto la sua autobiografia? Vi invito a farlo nel caso) per fare un inciso.

          Occhio a solidarizzare col debole, col povero, con “l’oppresso” perché questo non è così tanto diverso nell’animo dal potente, ricco ed “oppressore”. Al giorno d’oggi, non esiste nessuna coscienza di classe (è mai esistita?), ci viene da empatizzare con l’oppresso, nulla di più umano che simpatizzare per il perdente della vita, ma non pensiate che l’oppresso in quanto tale sia eticamente migliore dell’oppressore, anzi, perché l’oppresso se ne avesse la possibilità si trasformerebbe in oppressore, della peggior specie aggiungo. Non esiste nessuna superiorità morale del popolo, della classe “lavoratrice” (sempre se vogliamo parlare in maniera vetusta). Esistono solo singoli individui che portano acqua al proprio mulino, a volte percorrono la strada al pozzo con altri e si fanno aiutare — o aiutano — a portare l’acqua, ma non per un senso del dovere superiore, un imperativo categorico (Kant quanti danni che hai fatto), ma soltanto per interessi particolari.

          E visto che ho tirato in ballo Kant, il dovere comportarsi secondo una morale superiore, il dover seguire un’etica. Devi essere un bravo cittadino, devi essere una brava persona, devi seguire un certo stile di vita, devi devi devi. Ma chi lo stabilisce? Perché? Perché annullare se stessi? Chi decide — ad eccezione delle leggi — qual è la giusta etica? Perché mi devo indignare se Carlos Sainz indossa un orologio da mezzo milione di euro, come dice la Ferrario (https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/orologio-di-lusso-assurde-critiche-a-sainz-da-cruciani-e-ferrario-zanzara-richard-mille)? Perché Sainz non dovrebbe essere libero di indossare un orologio di sua proprietà? Perché qualcuno dovrebbe sentirsi offeso? Per quale motivo una persona deve sentirsi in dovere di rispettare una presunta morale superiore quando l’unico suo reale dovere è quello di rispettare la legge? E chi la stabilisce questa morale superiore? Su quali base? E se uno non concorda?

          Io sinceramente a volte sono abbastanza spaventato da questo, sarà il mio sentimento anarchico, ma vedo molto bene come stiamo andando sempre di più verso un mondo che si indigna e si offende per qualsiasi cosa e che pretende che le proprie istanze siano universali. Tu DEVI comportarti così perché lo diciamo noi e noi siamo nel giusto. Un approccio che a sinistra si vede tantissimo — ahimè — e che ha fortissimi connotati dogmatici-religiosi. La vita come una missione superiore, divina, la politica e l’etica che pervadono l’essere. Tutto prestato alla performance social, come se fosse un prodotto ed un palliativo per una vita insoddisfatta, per poi scadere infine nella più becera ipocrisia.

            Ianna eddai fammi pazziare. 🙂 sennò che gusto c'è. 😉

            • Ianna ha risposto a questo messaggio

              Sunnyboy253
              Caro Sunny, al tempo del fu Bertinotti questi venne linciato per i maglioncini di cachemire, le giacche firmate e i pantaloni di velluto. E si diceva comunista. Ovviamente ciò non gli portò fortuna.
              La morale, l'etica, non hanno ideologia è vero. Ciò detto credo che alla base vi siano un'educazione non solo familiare che contribuisce ad avere soggetti con uno spirito sano dove individualismo inevitabile si coniughi con un collettivismo, per così dire, inevitabile per il buon vivere. Le aspirazioni di ognuno possono essere spente in un solo istante, sappiamo bene da cosa. A cosa aspirare individualmente? Cosa si vuole essere? Quesiti non solo filosofici. Io credo ancora che la bontà abbia una tale forza di benessere che deve essere il motore trainante. Se il comunismo ha fallito di certo non ha vinto il capitalismo. Unica differenza che i poteri forti hanno scelto agevolmente il secondo per schiavizzare ad hoc gli esseri umani riempiendoli di ego.
              Una famosa meditatrice ingegnera indiana (Vimala Thakar) disse, negli anni '70 su richiesta di come mai l'uomo non fosse evoluto socialmente visti i problemi del tempo (che sono via via peggiorati), che probabilmente se in più di 3000anni di ricerche sociali di gestione il problema non era il sistema sociale ma il singolo individuo che viene allevato nella cultura egoica e materialista della vita

              edoardo777
              Applausi!
              Solo che leggere e risentire questi principi, concetti, ragionamenti, purtroppo così rari e poco “attuali”,(mi) fa bene, come respirare in una fresca mattina di tramontana!
              Grazie!❤️

              mashiro
              Ne hai facoltà in nome di Flavyn Mason e del Ragioniere Pizzaballa.
              Buona giornata a tutti.
              Statali usuranti e non 😁
              " Guai a solidarizzare con povero"mi ricorda una espressione di mio padre:
              "O'sazio nun crere o'riuno"
              E ancora mio padre mi viene in mente quando non era d accordo con me o mia madre, faceva un solo semplice gesto che da oggi,o da sette giorni fa, faccio mio a leggere qualcosa e qualcuno:
              Il gesto dell' ago e del filo all' altezza della bocca.
              Valeva più di cento parole e 10 post😁

              IannA

                edoardo777
                Rileggendo il tuo post 'illuminato' mi viene un commento. Non ho letto "Le Candide" di Voltaire, ma la parte che citi avrebbe un senso evolutivo se il proprio giardino avrebbe un senso intimistico. Perché è vero che per alcuni aspetti non si può essere collettivisti se prima non si cura il proprio sê non per egoismo ma per necessità. Non possiamo aiutare gli altri se prima non abbiamo curato noi stessi. Questa modalità sventra ogni ragionamento, ogni punto di vista, ogni conoscenza. Perché non ci vuole conoscenza o esperienza. Occorre sentirsi e capire se è il caso di operare in noi stessi o se abbiamo possibilità di poter espandere agli altri aiuto, sostegno o quant'altro. Quello che dice Sunnyboy potrebbe essere comprensibile anche se io non mi permetterei mai di imputare a Kant responsabilità non sue, così come non imputavo a Bertinotti colpe per indossare del cachemire.

                Ianna " Guai a solidarizzare con povero"

                Attenzione Pasquale, non è questo che s’intende. Il fatto è che bisogna fare attenzione ad idealizzare il povero, perché il povero non è un’entità definita da qualcosa oltre alla sua condizione economica. Esiste il bravo Cristo, ma esiste anche il nazista. Esiste il povero che s’impegna ad essere un cittadino modello ed il povero che vive di escamotage alle spalle degli altri. Credere che il povero sia buono ed oppresso a priori in quanto si trovi in una condizione economica svantaggiosa ci porta a vedere le cose male. Vanno giudicate le persone nella loro interezza, non soltanto per la condizione economica, perché il ricco può essere benissimo un santo, mentre il povero un sacco di merda. La dicotomia povero buono ricco cattivo è, a mio avviso, degradante e sviante della realtà che è sempre molto più complessa.

                  Sunnyboy253
                  Sto ricevendo lezioni in ogni dove ultimamente e a tutte le ore 🙂
                  Sempre mio padre mi diceva:
                  "Ho detto mezza parola".
                  Io mi permetto di scriverti che si guaglione che " o'sazio nun crere o'riuno".
                  Nun t'ho scurda' 😁
                  IannA

                    Sunnyboy253
                    È vero però è anche vero che se sei "ricco" hai opportunità che non dovrebbero obbligarti ad essere stronzo di tendenza perché dovresti comprendere la fortuna, il karma benevolo che ti è capitato e non agire per semplice comodità.
                    Nella 'sezione' povero c'è di tutto. Anche quello che dici tu. Ma nel reparto poveri c'è davvero tutto il prisma della umanità. Io fatico a giustificare il ricco infame che non il povero infame non per appartenenza ma per condizione oggettiva. Non so se mi spiego.
                    Quando Deandré disse che non è reato rubare quando si ha fame credo che, generalizzando, intendesse questo.

                      Ianna No ma ci mancherebbe, non voglio insegnarti nulla, anzi sei tu che hai moltissimo da insegnare a me e leggerti per me è sempre un piacere perché sei sempre molto stimolante!

                      • mashiro ha risposto a questo messaggio